Politica STAMPA

Rimpasto a ostacoli per il Cavaliere. Rispunta l’interim agli esteri

Premier dubbioso. Rischi di Berlusconi-bis e di bidone fiscale da parte di An e Udc. Fini alla Farnesina? Pagare moneta (sulle tasse) vedere cammello

I dubbi di Berlusconi erano, e restano, tanti. Gli stessi di qualche
giorno fa. Non sulla persona di Franco Frattini, ma sulle conseguenze politiche
di una eventuale designazione del ministro degli esteri alla poltrona di
commissario europeo, dopo il ritiro della candidatura di Rocco Buttiglione.
Di qui l’ipotesi di un Berlusconi
che, designato Frattini, si riprende l’interim della Farnesina con la
consueta postilla: «Sarà solo per qualche giorno, lo stretto necessario».
Nonchè il riemergere dell’ipotesi Letizia Moratti e persino qualche
prudente sondaggio sulle intenzioni dell’ex ministro dell’economia Giulio
Tremonti. L’ultima volta che l’ha detto, l’interim Berlusconi se l’è
tenuto per nove mesi, nonostante i richiami di Ciampi. Ma tant%é. Quello
dell’interim sarebbe l’ultimo dei problemi per il Cavaliere. È tutta in
salita, la strada del rimpasto.
Da giorni nubi nere s’addensavano sulla
testa del Cavaliere, alle prese con la partita rimpasto- tasse, un
inestricabile groviglio nel quale s%é avvitata la litigiosa maggioranza di
governo. Ieri però, per la prima volta, l’indiscrezione è trapelata.
Un
lampo che ha illuminato il caotico campo di battaglia tra i partiti alleati
della Cdl. Al Quirinale, si riferisce in ambienti istituzionali, si
nutrirebbe qualche perplessità sulla nomina del capo di An (il quale
giudicò nel 2002 Mussolini «il più grande statista del secolo» e nel 2003 se
ne liberò giudicando il fascismo «male assoluto») al posto di Frattini
eurocommissario. Ma non solo.
Si dice pure che l’effetto domino collegato
alla eventuale ascesa del vicepremier Fini agli esteri, con una chiamata
di Follini al rango di secondo vicepremier, la sostituzione di Buttiglione
con Baccini alle politiche comunitarie, quella di Mazzella (funzione
pubblica) o di Sirchia (salute) con Buttiglione, la promozione di Urso a
ministro dell’industria al posto di Marzano, senza contare le aspirazioni
di La Russa ad una poltrona ministeriale e la nomina di una pletora di
almeno otto nuovi sottosegretari di stato, difficilmente potrebbero avere
un via libera di Ciampi senza l’apertura formale di una crisi.
Il
costituzionalista Leopoldo Elia ricorda che «in queste situazioni non c’è
alcuna regola che obblighi a varare un nuovo governo su cui il
parlamento esprima il voto di fiducia. Tutto è affidato alla
discrezionalità politico-istituzionale del capo dello stato». Le dimensioni
di un’operazione di rimpasto di tale portata, tuttavia,
sembrerebbero condurre inevitabilmente al varo di un
Berlusconibis.
Berlusconi dimissionario? «Che film è?», esorcizzano a
palazzo Chigi.
Un film horror per Berlusconi, cui non piace il soggetto né
la sceneggiatura e, men che meno, intende ricoprire il ruolo di attore
protagonista della pellicola. Con Ciampi, oltretutto, il Cavaliere è
arrivato faticosamente a trovare un punto di equilibrio, dopo un periodo non
propriamente all’insegna della serenità di rapporti. Riprendere a tirar la
corda con Ciampi è una prospettiva che Berlusconi eviterebbe volentieri.
Diplomazie parallele al lavoro, dunque. Per sondare bene il campo prima di
ogni decisione. Si allontana così l’ipotesi di un vertice dei leader di
maggioranza per questa sera: i termini dello scambio tra riduzione delle
tasse berlusconiana e rimpasto sono troppo confusi per avventurarsi
nell’ennesimo summit con fumata nera.
Nella mente del Cavaliere, in queste
ore, s’affollano ipotesi e piani. La tentazione più forte di Berlusconi
sarebbe quella di presentare già in questo fine settimana a Barroso il nome di
Frattini, minacciando contestualmente Fini (e l’Udc) di tenere per se
l’interim degli esteri fino a quando non avrà certezza del via libera alla
riduzione delle tasse. In applicazione del detto: pagare moneta (tasse),
vedere cammello (Farnesina per Fini).
Ma il condizionale è d’obbligo, perché
le controindicazioni alla carta Frattini, come s%é visto, non mancano. Sul
versante tasse, intanto, continua la Babele nella Cdl. La destra di An
mugugna contro il compromesso tentato da Fini. Il contributo etico
leghista del 3 per cento, praticamente una quarta aliquota, secondo l’Udc,
dovrebbe essere progressivo: così, alla faccia delle due aliquote promesse
nel contratto di Berlusconi con gli italiani, si corre verso un boom delle
aliquote, per quanto camuffate: sei, sette, forse otto.
Né si trova la
copertura finanziaria.
Tenere serrato il coperchio del rimpasto fi- no all’ora
della verità sulle tasse. Questa pare l’unica certezza di Berlusconi. Incassato
il segnale verde dagli alleati il Cavaliere deciderà: potrebbe persino
limitarsi, previo accordo col Quirinale, alle sole nomine di Fini e Follini.
Rinviando tutto il resto ad un secondo tempo. Per resto, per un Frattini più che
felice di trasferirsi a Bruxelles lasciandosi alle spalle una Cdl in crisi di
consensi e credibilità, resta un Follini glaciale rispetto al suo diretto
coinvolgimento nelle responsabilità di governo, ma ormai ben consapevole che non
potrà dire di no ad una formale proposta di diventare vicepremier. E un Fini che
non riesce a placare il malcontento all’interno di An. di FRANCESCO LO SARDO