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Soros vede Rutelli. Per la Margherita primo bilancio del viaggio Usa: «Sanno che saremo protagonisti in Italia»

Tutto si può dire di George Soros, ma non certo che al
miliardario di origine ungherese manchino il gusto della sfida e la curiosità.
Così la stessa mattina in cui il New York Times annuncia l’intenzione del
magnate di acquistare i Nationals di Washington, la squadra di baseball
preferita dalla Casa Bianca, Soros riceve nel suo ufficio di Manhattan sulla 7th
Avenue il team della Margherita, guidato da Francesco Rutelli, per un pranzo di
lavoro che chiude il tour diellino negli Usa.
Un primo incontro per rompere
il ghiaccio, presente Aryeh Neier, presidente dell’Open Society Institute,
braccio politico della attività filantropica di Soros. Due ore fitte di
conversazione sulla situazione internazionale e le recenti vicende
europee.
Al di là dello stretto riserbo sul colloquio, nella delegazione
della Margherita non si nasconde la soddisfazione per il segnale mandato
dall’incontro con uno dei più grandi finanziatori dei democratici americani,
qualche decina di milioni di dollari spesi nella campagna contro Bush e un
piano, messo a punto in un segretissimo seminario in Arizona ad aprile con altri
miliardari liberal, per sloggiare i repubblicani dalla Casa Bianca.
E non è
un caso che il Center for American Progress dell’ex-chief of staff di Clinton,
John Podesta, molto vicino a Soros, abbia ribadito a Rutelli, Lamberto Dini,
Lapo Pistelli e Gianni Vernetti la disponibilità per una collaborazione nata nel
2004, quando la clintoniana Gayle Smith fu ospite della Margherita al congresso
di Rimini.
Si sono aperte, insomma, porte di solito inaccessibili o quasi,
nel corso di questa missione; quelle del Soros Fund Management ieri, così come
del decano della diplomazia americana, Kissinger o del Dipartimento di stato,
con l’amministrazione Bush che riceve per la prima volta, con un occhio alle
elezioni italiane, esponenti dell’opposizione.
Facendo un bilancio conclusivo
dei quattro giorni di viaggio oltreoceano, il carniere sembra colmo: nasce
l’Alleanza dei democratici Usa ed europei, ampliato il network dei contatti e
delle collaborazioni, fatto il punto al palazzo di Vetro e a Foggy Bottom su una
partita delicata come quella della riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
«Abbiamo riscontrato una grandissima curiosità sulla situazione europea e
sull’Italia da parte di tutti gli interlocutori che abbiamo incontrato – spiega
Pistelli – l’impressione è che sia ormai chiaro a tutti che un cambio di
stagione è alle porte nel nostro paese e che la Margherita sarà un protagonista
centrale».