Primo Piano STAMPA

Ceti medi, è crisi di fiducia

«Nel mezzo sta la virtù», così erano soliti recitare gli antichi saggi. E
oggi che la maggior parte delle nostre società occidentali è composta da una
crescente maggioranza di ceti medi, regnerebbe dunque lì il pensiero virtuoso?
Non sempre però è così.
È certo però che, a livello politico, risiede proprio in
quell’ambiente il vero ago della bilancia delle performance elettorali,
della popolarità di un governo, della fiducia nell’esecutivo.
Se un
partito, o un uomo politico, riesce a convincere quella fascia di
popolazione, il suo successo elettorale è praticamente assicurato. Ora, le
misure che l’attuale governo sta prendendo, con l’obiettivo di trovare il
bandolo della matassa per arginare la crisi galoppante in cui ci
stiamo invischiando, sembrano andare in una direzione che non pare
trovare piena soddisfazione tra i nostri ceti medi.
Sono interventi che
si dedicano in primo luogo alla fasce più deboli della popolazione, i
pensionati più poveri, le famiglie che già oggi stentano a tirare a
campare, i redditi inferiori alla soglia di sopravvivenza. E, vorrei dire,
ci mancherebbe altro! Le prime sicure vittime della crisi sono (saranno)
sicuramente loro; non è certo pensabile di disinteressarsene in maniera
totale. Per cui le limitate risorse economiche che ancora restano, in una
cassa ormai quasi vuota, non possono che venir destinate ai soggetti a
rischio di sopravvivenza.
Ma questo comportamento in qualche modo
virtuoso, vale a dire l’allocazione delle risorse ai cittadini meno
abbienti, rischia dall’altra parte di scontentare la grande massa dei ceti
medi, coloro che hanno fatto la fortuna elettorale di Berlusconi e
che hanno fino a poco tempo fa elargito il proprio consenso quasi
entusiasta – in epoca di luna di miele – al suo ultimo governo.
Sì,
perché le ultime indagini stanno mettendo sempre più in evidenza un
sentimento di diffuso malessere proprio in quelle classi che, abituate ad
uno stile di vita ed una pratica di consumo di un certo tipo, si ritrovano
oggi in una situazione di progressivo depauperamento relativo.
E la loro
fiducia in questo esecutivo inizia a mostrare le prime
crepe significative.
Soltanto il 7 per cento degli impiegati privati, e
il 3 per cento degli impiegati pubblici, ad esempio, si dichiara
soddisfatto di ciò che il governo sta facendo nei confronti del loro
potere d’acquisto. Ancor meno entusiasti sono i commercianti e
gli esercenti, il cui giudizio positivo si riduce ad appena il 2-3 per
cento, alla stessa stregua di operai, esecutivi e commesse.
Valutazioni
maggiormente positive giungono invece dai pensionati e dalle casalinghe,
oltre che dagli imprenditori e dai liberi professionisti.
Insomma: sono
parzialmente soddisfatti coloro che stanno nelle fasce più ricche e in
quelle più povere e meno scolarizzate della piramide sociale. I primi
perché, evidentemente, hanno già risorse proprie per fronteggiare la
crisi; i secondi perché, come si è detto, capiscono che potranno contare
su qualche “aiutino” per far diminuire l’impatto negativo dell’attuale
momento economico.
Ma queste aree sono certamente minoritarie,
elettoralmente poco numerose e scarsamente determinanti.
Soprattutto
quelle più basse, sono molto spesso popolate da cittadini che non si
recano nemmeno alle urne.
Ecco dunque che il favore che ha circondato
Berlusconi ed il suo governo in questo primo semestre tende poco alla
volta a scemare; si tratta per ora di un calo non di grandi
proporzioni (solo qualche punto rispetto ad un paio di mesi fa), ma che
potrebbe crescere in m a n i e r a esponenziale quando i
ritmi calanti del potere d’acquisto, per la massa delle famiglie
medie italiane, giungeranno a piena maturazione. Benché molti si
dichiarino coscienti delle difficoltà congiunturali presenti in tutto
il mondo occidentale, i giudizi sul governo non potranno non
risentire degli effetti a medio termine della crisi, quando si diffonderà
ancor più.
L’ottimismo che
predica sovente Berlusconi si scontrerà, probabilmente, con la differente
percezione dei ceti medi. Tempi duri in vista, un po’ per tutti. PAOLO NATALE