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«Vogliono privatizzare la sanità. In un anno solo tagli»

Franceschini: il Pd è pronto a dare battaglia contro chi vuole smantellare il servizio sanitario

L controriforma sulla sanità è partita.
Ne è convinto il Partito democratico che ieri, durante la presentazione del documento “La sanità che vogliamo” ha fatto il punto sul primo anno di governo Berlusconi in materia sanitaria. E il giudizio è «fortemente negativo». Il ministro Sacconi ha rispedito le accuse al mittente ma dal Pd sono chiari: «In un anno si è parlato solo di tagli, siamo pronti a dare battaglia».
Un giudizio negativo che lo stesso esecutivo si è dato prevedendo la reintroduzione del ministero della salute, come ha spiegato il responsabile welfare del Pd Enrico Letta che, insieme al segretario, Dario Franceschini, alle capogruppo in commissione Livia Turco e Dorina Bianchi, al coordinatore del settore Enrico Rossi e all’ex sottosegretario Serafino Zucchelli, ha fatto il quadro della politica del governo. Trecentosessantacinque giorni senza parlare di sanità ma solo di risparmi. Una riduzione che, secondo il Pd, mette a dura prova tutto il comparto: meno 7 miliardi per l’assistenza, meno 6 miliardi di investimenti che dovevano servire per riqualificare gli ospedali (e che aveva stanziato il governo Prodi), meno politiche sociali e meno posti letto. Una visione «apocalittica» del ssn che, secondo Rossi, ben si evince dal libro bianco di Sacconi sulle future coperture di spesa, dove – sottolinea Franceschini – «non si parla più di integrazione giusta tra pubblico e privato, ma si fa riferimento al sistema sanitario privato come “pilastro”, e contemporaneamente si riduce quello pubblico».
Il rischio reale dietro l’angolo è quello di un «impoverimento» del sistema sanitario nazionale proprio in un momento di crisi «dove è più che mai necessario combattere le diseguaglianze ». Sarà, quindi, «battaglia dura» per la difesa del ssn «che va migliorato e reso più efficiente, ma che è stato una grande conquista rispetto alla quale non si deve tornare indietro, né esplicitamente, né silenziosamente come sta facendo il governo». p.fa.