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La ricostruzione nel segno dell’etica

L’interesse dei media per la riflessione in atto nel mondo cattolico sugli affanni che affliggono l’Italia coglie l’esigenza di riannodare i fili della trama culturale più profonda che innerva la società italiana, da cui trarre la forza per superare una fase della vita nazionale tanto difficile.
Di questo si è detto convinto Giorgio Pasetto, presidente dell’associazione culturale Teorema, nell’introduzione del convegno “Per una nuova cultura europea: ispirazione cristiana e prospettive europee” che si è svolto ieri a Roma. «Nessuna democrazia può sopportare a lungo che i suoi “poteri” non siano orientati da valori, divenendo faziosi e di ostacolo alla vita e al miglioramento della società, come constatiamo nel nostro paese.
È la ragione per cui ogni soluzione politica futura è inseparabile dall’assunzione di un impegno etico di quanti si candidino a esserne i protagonisti e allo stesso tempo dobbiamo chiederci quanta consapevolezza vi sia, di questo imperativo nelle tante comunità locali del Lazio ed in prima istanza fra i cattolici».
Una sollecitazione che lo storico Agostino Giovagnoli afferma è stata fra le risultanze dell’incontro di Todi in cui l’etica sociale ha trovato lo spazio che merita per la gravità dei problemi italiani. C’è una diffusa domanda di verità fra i laici cattolici che è insoddisfazione per l’offerta politica, a cui si può rispondere facendo ricorso al patrimonio etico-antropologico e socioculturale della Chiesa e di quanti hanno operato in politica da cattolici.
In questo senso i cattolici non dovranno aspirare a realizzare una sorta di «successione cattolica» al berlusconismo e cioè puntare semplicemente a occupare posti di potere, in un quadro di conservazione.
Il loro apporto, invece, deve cercare di contribuire, in collaborazione con altre forze di diversa ispirazione, ad un progetto di complessiva “rinascita italiana”, affrontando le difficili sfide che attendono l’ Italia nei prossimi mesi e nei prossimi anni, in un percorso tanto impegnativo da imporre una “ristrutturazione” non solo sociale, ma persino antropologica.
Sulla testimonianza della sollecitazione della Chiesa verso l’Italia, all’impegno nella vita pubblica e la condanna della separazione tra questa e la propria fede si sono soffermati monsignore Vincenzo Apicella, responsabile della pastorale sociale e del lavoro del Lazio e Pierluigi Castagnetti.
Il vescovo di Velletri ha ricordato i recenti pronunciamenti del cardinale Bagnasco, in continuità con quanto Paolo VI scrisse nella Gaudium et Spes (1965) e ha sottolineato che tracciare precisi confini e sagge delimitazioni tra vita pubblica e percorsi di fede può essere giusto per evitare pericolosi integralismi o accomodanti secolarismi. Castagnetti, ha osservato che la Chiesa, da prima di Todi, è impegnata a costruire un futuro migliore per l’Italia ed ha ricordato che il «cambiare aria» di Bagnasco alla Conferenza episcopale italiana è qualcosa di più di un responsabilità di iniziativa morale e politica. Silvia Costa e Maria Letizia De Torre si sono poste il problema di come concretamente operare per costruire un futuro, realmente in discontinuità con l’insufficienza del presente.