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Ma cos’è questa #crisi?

Sette twitstar dell’economia rispondono a tre domande sull’euro
Ma cos’è questa #crisi?

Corre velocissima la crisi, come pure annunciano metafore allarmanti come quelle del «contagio» o dello «spread». Con istituzioni nazionali e sovranazionali avvitate tra egoismi e incapacità di trovare risposte condivise ed efficaci e la vita quotidiana sospesa, in un intervallo che pare infinito, e non di meno affannata, angosciata. Il terminale più sensibile della crisi non sono più le banche centrali, i governi, i cosiddetti media tradizionali, neanche i Tiresia che hanno visto addensarsi per tempo le nubi.
Oggi il collasso in slow motion di un intero sistema viaggia sui 140 caratteri di Twitter, grazie a una rete di elettroni liberi, giornalisti, trader, analisti ed esperti che anticipano i tempi di reazione, come i neutrini di quando era ancora ministro la Gelmini, l’effetto prima della causa. Ad alcuni dei principali protagonisti di questo forsennato flipper sui social network Europa ha posto tre domande piatte, di quelle da tinello dei talk show che ci angustiano con i conti della fine del mese e l’orizzonte degli eventi a saracinesca.
1 L’Italia ce la farà?
2 Quali i tempi dell’intera Eurozona per rivedere la luce?
3 L’euro si salverà?

1 Giunti a questo punto, il nostro paese ha un controllo piuttosto limitato sul proprio destino. Siamo schiacciati dal deflusso di capitali dalla periferia dell’Eurozona, perché gli investitori “votano con i piedi”, temendo il peggio in una unione monetaria la cui governance è sempre più disfunzionale e che sta avvitandosi su se stessa. Anche fare i famosi “compiti a casa” serve ormai a poco e nulla. Il nostro paese ha un avanzo strutturale di bilancio, pur se ottenuto con una manovra fortemente squilibrata dal lato delle entrate, ha riformato il sistema previdenziale, ha avviato un tentativo di riforma del mercato del lavoro (che andrà comunque rivisto) ma la forte recessione dell’Eurozona, causata da manovre di consolidamento fiscale violente e concentrate nel tempo, ci mette a rischio di avvitamento.
2 Difficile dirlo. Certo, dopo quasi tre anni di vertici europei “decisivi”, l’area è esausta. Ben difficilmente i mercati ci concederanno molto altro tempo. La miccia sta bruciando, ed è ormai molto corta. Solo con una eclatante discontinuità, come concreti passi verso un’unione politica e fiscale, sarà possibile intravedere la luce in fondo al tunnel ed escludere che possa trattarsi di un treno ad alta velocità.
3 Con un ridisegno dell’architettura istituzionale europea verso una vera unione politico-fiscale, l’euro tornerà ad essere una moneta affidabile e ricercata per i portafogli d’investimento mondiali. Diversamente, le conseguenze saranno imprevedibili ma certamente gravissime.

1 L’Italia ce la farà innanzitutto se gli italiani (a partire dalle classi dirigenti) accetteranno l’idea che non si può più vivere con una spesa pubblica così alta e improduttiva.
2 Difficile rispondere. I tempi per le decisioni politiche immediate sono inevitabilmente molto stretti. Poi il tema della ristrutturazione del welfare novecentesco se lo dovranno porre tutti i paesi europei. Si esce dalla crisi solo rilanciando l’iniziativa della società.
3 In politica i pronostici di solito non servono a molto. Posso dire che per salvare l’euro e rilanciare l’Europa dobbiamo rimboccarci le maniche. Sarebbe bene che ciascun paese partisse da ciò che non funziona a casa sua. In Italia, per esempio, bisogna riformare la pubblica amministrazione, limitare l’invadenza culturale dei processi burocratici, restituire spazio alla società, dare fiducia all’iniziativa privata, trasformare la tutela del più grande patrimonio culturale del mondo in una risorsa economica.

1 L’Italia, con le sue sole forze, probabilmente non ha più la possibilità di farcela: allo stato attuale il tasso di costo medio del debito è nei dintorni del 4% che su un debito pari al 120% del Pil significa interessi pari al 4,8% del Pil stesso. Considerato l’intento ventennale di riduzione del debito più volte dichiarato, e che genera una ulteriore esigenza di avanzo di 3 punti percentuali di Pil all’anno da destinare all’abbattimento, l’Italia dovrebbe – al netto della recessione in corso – ottenere un avanzo primario di quasi 8 punti percentuali di Pil, un’impegno praticamente insostenibile.
2 Inevitabilmente lunghi, se non lunghissimi: la sola via di speranza per l’Italia e l’area euro è quella di una solida Unione politica e fiscale europea, processo che – sebbene sarebbe possibile delineare per tappe anche nel breve – si potrebbe concretizzare realisticamente solo in un periodo non inferiore ai quindici anni, con verifiche periodiche dell’avanzamento nei processi concordati tappa per tappa.
3 Se tutto va bene l’euro terrà, i paesi aderenti dovranno affrontare una lunga via crucis per depurarsi dell’eccesso di debito, su cui vale la pena fare una importante precisazione: la creazione di debito è stata funzionale negli scorsi decenni a sostenere politiche redistributive poco efficienti, di fatto la creazione di debito è stata una forma di creazione di ricchezza. L’abbattimento del debito che ci stiamo prefiggendo di perseguire altro non è che abbattimento di parte di quella ricchezza, in altre parole la via crucis di cui sopra altro non è che un necessario impoverimento. Se non riusciremo a gestire questo impoverimento attraverso un percorso graduale e diluito nel tempo vorrà dire che l’impoverimento avverrà in modo brusco e rapido: attraverso i default dei paesi sovrani. Un impoverimento rapido e brusco è per sua natura molto più esposto a derive sociali e politiche di difficile gestione, dunque data per assunta la necessità di perseguire la via di un collettivo impoverimento, dobbiamo fare tutti gli sforzi necessari affinché questo sia graduale, progressivo e dunque gestibile.

1 Nel breve dipende dall’Europa. Nel medio-lungo termine da se stessa, da noi e dalla nostra capacità di rinascere e reinventarci. Al momento vedo un paese afflitto, terribilmente stanco, scoraggiato.
2 Anche qua ci sono due tempi diversi. Il presente, fatto di azioni immediate per tranquillizzare i mercati. Il futuro, di integrazione politica che però va disegnata ora. La speranza è che questa pessima classe politica europea sia in grado di farlo. Temo che a questo punto la questione della contrapposizione rigore di bilancio/crescita sia già piuttosto vecchiotta. Per quanto io non sia un economista, ma solo un occasionale e superficiale amante della materia, vedo replicarsi immutabile il confronto tra economisti neoclassici e keynesiani mentre, a naso, siamo di fronte a fenomeni e scenari completamente nuovi. Comunque sia la partita si gioca su dove vogliamo essere e chi vogliamo essere noi europei fra vent’anni. Prevalgono vista breve e calcolo elettorale, al momento.
3 Tutto dipende dai governi europei. Hanno in mano le carte per rendere questo esperimento uno straordinario successo economico o un clamoroso fallimento politico. A loro la scelta.

1 Ci sono due crisi in Italia. La prima è di lungo termine: scarsa crescita, la demografia che rende le pensioni insostenibili, alto debito pubblico, paralisi politica ecc. La seconda: la crisi dell’Eurozona. Che è complessa. Ad esempio, lo scorso dicembre la Banca centrale europea ha fatto pressione finanziaria per costringere Berlusconi a dimettersi e rimpiazzarlo con Mario Monti, più orientate verso le riforme. Questo fa parte di un gioco più grande, nel quale la Bce, i governi, lottano per la sopravvivenza dell’Eurozona, ma vogliono spingerla ognuno nella direzione che desidera: i governi per non perdere quote di sovranità e far pagare gli altri; la Bce per costringere i governi a cedere sovranità.
2 Molti anni. Se l’Eurozona sopravvive, ci vorranno grandi cambiamenti e una Europa più federale, il tutto sotto la pressione dei mercati e un considerevole sforzo. Di qui a 5 anni sapremo se l’Eurozona può sopravvivere.
3 Nessuno lo sa. Se l’euro sopravvive alla crisi, potrebbe diventare la prima valuta mondiale per diversi anni, come ha previsto l’economista Barry Eichengreen in un suo libro. Oppure l’euro potrebbe essere visto dagli storici del futuro come un ponte rimasto sospeso, una costosa smargiassata dei politici che ignoravano la realtà economica, si scoprirà da qui a cinque anni. Siamo onesti: oggi l’euro è costato di più, molto di più di quello che ha dato. Abbandonarlo magari sarà percepito come un sollievo per gli europei. Se sopravvive, l’Europa sarà una zona molto più integrata, la più ricca area politica del mondo, una specie di Svizzera da 300 milioni di persone.

1 Io credo che si arriverà a una forma di sostegno finanziario esterno. Il governo di Mario Monti aveva un preciso mandato. Le riforme non sono arrivate, il costo del rifinanziamento sui mercati obbligazionari continua a salire e il tempo è già scaduto. È possibile che si prenda la via della Spagna dopo le elezioni, sebbene il nostro non sia solo un problema bancario, ma di crescita economica, contenimento della spesa pubblica, assenza di riforme e mancanza di competitività.
2 Nessuno lo sa. Chi cerca di prevedere una data deve essere considerato alla stregua dei cartomanti. Sicuramente non sarà un processo breve. Ma dare una data è impossibile.
3 In questa forma l’Eurozona non può resistere. Gli squilibri macroeconomici sono troppi. I paesi forti sono sempre meno e quelli deboli non riescono a trovare una quadratura di bilancio. Dopo vent’anni di sbornia ed espansione basata sul credito, la zona euro ha bisogno di austerity. Tuttavia, senza crescita non si va da nessuna parte. E considerando che, in questo calderone, devono anche essere inseriti gli interessi politici, è difficile che la moneta unica possa sopravvivere, almeno in teoria. La realtà ha però degli altri riscontri ed è per questo che nessuno vuole una disgregazione dell’euro, che avrebbe costi, politici ed economici, che nessuno studio può calcolare.

1 No. Ma ovviamente dopo la catastrofe si aprirà una nuova fase. L’Italia dovrà intervenire sul suo debito che è ormai insostenibile.
2 Da questa crisi non si può uscire se non con una grave rottura. Quando si verificherà questa rottura nessuno lo può sapere, può trattarsi di giorni come di poche settimane.
3 Cadrà. L’euro e questa Europa sono destinati a fallire.

(Qui la seconda parte)