Cultura STAMPA

Milano, effetto anni ’70

Al complicato e turbolento periodo degli anni ’70, quando il capoluogo lombardo era una delle indiscusse capitali europee dell’arte e della cultura, torna la grande mostra milanese di Palazzo Reale. Un’iniziativa volta a riflettere su quanto quel decennio abbia lasciato il segno sulla città, che mentre rivestiva un ruolo cruciale nel panorama artistico internazionale era nello stesso tempo uno dei teatri più caldi dello scontro sociale e politico vissuto dal paese. Per quanto non semplice, Addio anni 70. Arte a Milano 1969-1980 documenta ad ogni modo la straordinaria ricchezza, così come l’energia e le contraddizioni di anni in cui Milano era «al centro di una produzione di una complessità, consapevolezza, realismo e qualità mai più raggiunti», ricorda nell’introdurre il catalogo uno dei curatori Paola Nicolin.
Un percorso che non segue un andamento cronologico, ma procede per giustapposizioni e corrispondenze, identità e differenze, snodandosi per una trentina di sale che coprono un totale di circa 2500 mq espositivi, visitabili gratuitamente fino al prossimo 2 settembre. Uno sguardo sul controverso decennio attraverso materiali del tutto eterogenei, testimoni della poliedricità della scena artistica milanese del tempo. Il venir meno della distinzione tra discipline fece di Milano un mosaico di linguaggi: pittura e scultura, teatro e fotografia, installazioni, video e film, architettura e altro ancora.
Artisti italiani e stranieri scelsero la città quale loro terreno d’azione, sia in gruppo che individualmente. Arte concettuale e post-concettuale, John Cage al Teatro Lirico, Fluxus, Arnaldo Pomodoro, le tavole imbandite di Daniel Spoerri, poesia visiva e soprattutto molta fotografia, con scatti di Carla Cerati, Alfa Castaldi, Ugo Mulas o Gabriele Basilico, giusto per citare alcuni dei tanti presenti. Una scena cosmopolita, nelle cui gallerie erano di casa i protagonisti della ricerca americana ed europea, mentre nascevano gruppi e collettivi non allineati al sistema istituzionale, interessati al ruolo dell’artista nella società e al significato del fare arte proprio delle avanguardie storiche. Una vitalità creativa alimentata dalla stessa amministrazione comunale, in qualità di ideatore e committente di iniziative culturali di speciale rilievo, in particolare con la mostra e il provocatorio festival del Nouveau Réalisme del 1970, in cui Christo impacchettava i monumenti a Vittorio Emanuele II e a Leonardo, Mimmo Rotella lacerava manifesti dai muri di piazza Formentini o Niki de Saint Phalle sparava vernice contro un tabernacolo in Galleria.