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Scola: il problema è che i partiti non si parlano tra loro

Intervista con il regista al Bari International Film Festival: "Bisogna ascoltare anche chi non la pensa come noi"
Scola: il problema è che i partiti non si parlano tra loro

Ettore Scola ha la voce arrochita e la camminata stanca, poiché gli 81 anni, che non dimostra, “si sentono”, ma accetta di scambiare qualche battuta con Europa, al termine della conferenza stampa di presentazione del Bari International Film Festival (http://www.bifest.it – 16-23 marzo) di cui è presidente. Alla presentazione si è notata l’assenza di Nichi Vendola, atteso nel doppio ruolo di governatore della Puglia e di grande sostenitore del festival di cinema, alla sua quarta edizione. Un’edizione ricca di titoli di rilievo e dedicata a Federico Fellini, nel ventennale della sua scomparsa, che vedrà fra gli ospiti Stephen Frears, Abbas Kiarostami e il meglio del cinema d’autore italiano, più un superospite: Adriano Celentano, che dialogherà con Scola a proposito del suo Yuppi Du.

Scola invece c’era, e non si è tirato indietro, nemmeno sulle questioni politiche: “Questa edizione del Bif&st è la più importante non tanto per la proposta di cinema quanto per il momento particolare in cui arriva, in un paese stordito, confuso, senza idee ed opinioni, senza un governo, un Papa o un presidente della Repubblica”.

Di chi è la colpa di questa ingovernabilità, della politica o degli italiani?

Non c’è distinzione, è una concomitanza perfetta. Questa politica è stata fatta dagli italiani, ma nello stesso tempo li prescinde. E certamente non dà loro una mano. L’elettorato reagisce poco perché è stanco, e disorientato dalla mancanza di punti di riferimento.

Secondo lei il problema attuale è la coesistenza al vertice dei tre partiti?

Il problema è che non si parlano e non si ascoltano tra di loro per cui non trovano una convergenza su nulla, hanno idee troppo contrastanti e troppo legate agli interessi individuali. Per ora quindi non presentano proposte concrete per il futuro, che diano speranza agli italiani. Chissà che non possa essere proprio il Bif&st a costituire una proposta nuova per l’Italia, soprattutto per i giovani.

Che ruolo può avere la cultura in questo momento?

Un ruolo di traino. Si può cogliere questo vuoto per far partire una proposta culturale che rimetta al posto giusto la memoria e nello stesso tempo restituisca la centralità i giovani. La cultura poi trascina con sé l’economia e la politica. Non è un caso che in questi anni in cui la cultura è stata avvilita e saccheggiata anche il paese sia stato abbandonato a se stesso.

Qual è secondo lei la parte peggiore di questo momento storico?

L’attesa. Stiamo tutti aspettando di trovare l’uscita dal tunnel. Per questo chi, come noi, decide di mettersi in moto, suscita come minimo curiosità.

Personalmente, qual è il suo stato d’animo?

Ho fiducia negli italiani, nonostante tutto. Ma la volontà di ricominciare deve appartenere alla cittadinanza intera, nessuno escluso.

E’ stato lei a volere Celentano al Bif&st. Che cosa vi accomuna?

Niente, probabilmente. Ma non è necessario vedere le cose alla stessa maniera. Celentano rappresenta una voce importante, e una voce importante va ascoltata, anche se non si è d’accordo con tutto quello che dice.

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  • stefcarb

    …. parole di buon senso e che tengono conto del bene del Paese.

    Peccato che, se pure lo scopo di un partito dovrebbe essere il bene del Paese, nella azione concreta non riesca a capire che quando non si sa bene quale sia la cosa da fare, spesso quella migliore sia quella più difficile …… (il Vangelo dice …”rinneghi se stesso”) ….
    Ci sarà in questo assurdo Belpaese qualcuno sufficientemente responsabile da capirlo ?