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Contrordine, Montecitorio non assume più

Contrordine, Montecitorio non assume più

Che all’Ufficio di presidenza della camera fosse pronta una delibera per l’assunzione a tempo indeterminato a Montecitorio di trenta suoi collaboratori non lo dice ufficialmente nessuno (e ovviamente l’Ufficio stesso smentisce), anche se di conferme a mezza voce della notizia tirata fuori dal Fatto Quotidiano nel Palazzo ne sono girate parecchie. Un colpo di coda in chiusura, di un organo senza più legittimazione politica e con un presidente, Gianfranco Fini, ormai fuori dal parlamento. Un’assunzione a chiamata, bypassando l’impegnativo concorso pubblico che consente l’ingresso nei ruoli di Montecitorio, dal costo di circa tre milioni di euro in tempi di crisi e di grandi proclami bipartisan sulla necessaria riduzione dei costi della politica.
Ma mercoledì – l’Ufficio di presidenza era convocato per l’ultima volta domani, ma il Pdl ha chiesto un rinvio per riunioni elettorali in Lombardia – non sarà presentata alcuna delibera di assunzione né a tempo indeterminato né a tempo determinato, neppure fuorisacco. Come del resto avevano fatto pensare le dichiarazioni del capogruppo Pd nella scorsa legislatura, Dario Franceschini, che si era per primo e subito messo di traverso, dicendo che i componenti dem avrebbero votato contro, e più tardi quelle del presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto: «Cado dalle nuvole. Il problema per quello che so non si pone e se si ponesse sarei contrario». I due partiti maggiori del vecchio parlamento – e di grande rilevanza anche nel nuovo – non sono dell’idea.

Ma dopodomani, nella sua ultima riunione, l’Ufficio di presidenza di Montecitorio non dovrebbe fare neppure ciò che appartiene a una prassi consolidata: stilare un elenco dei collaboratori che scadono con l’ufficio stesso da indicare come bacino prioritario di riferimento per il lavoro (a tempo determinato) nei gruppi parlamentari che si andranno a costituire. Una procedura che del resto lo stesso organo aveva bloccato nel dicembre scorso per stoppare la proliferazione delle collaborazioni, ancorché precarie, a Montecitorio.

In mattinata, quando le voci del colpo di mano si erano fatte insistenti, era immediatamente intervenuto Dario Franceschini: «Ho subito verificato che nessuna assunzione è all’ordine del giorno dell’ Ufficio di presidenza della camera. La cosa è talmente assurda che non posso nemmeno credere che qualcuno abbia pensato di deliberare atti non dovuti nell’ultima riunione della vecchia legislatura. In ogni caso, se fosse necessario, i componenti Pd voterebbero contro». Ed era stato molto duro anche Roberto Giachetti: «Sarebbe inconcepibile e grave. Come se alla prima occasione dopo le elezioni dimostrassimo di non aver capito nulla di quello che è accaduto. Non ho nulla contro le persone interessate, penso che i gruppi parlamentari possano trovare al loro interno delle soluzioni. Ma un’assunzione a temo indeterminato alla camera dei deputati come si concilia con le unanimi dichiarazioni sui tagli dei costi della politica? Come si concilia con il merito che tanto rivendichiamo? Come lo spieghiamo ai tanti bravi funzionari che per entrare alla camera hanno dovuto fare concorsi e selezioni durissime? Come lo spieghiamo alle centinaia di persone in mobilità della Società Milano 90? Come lo spieghiamo a tutti quei dipendenti dei gruppi che non ci saranno più in parlamento e che rischiano di finire in mezzo a una strada? Mi auguro che subentri almeno il buon senso e che si abbandoni questa decisione così palesemente sbagliata e contraddittoria con tutte le dichiarazioni che ancora in questi giorni sento fare sulla moralizzazione della politica».

@gozzip011

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