Simona Ventura non sarebbe mai stata a casa il primo giorno di bootcamp, e in questo sta la sua superiore professionalità rispetto a Beppe Grillo.
Ieri, al momento della presentazione degli eletti a Cinque stelle (senza servizio in camera), Grillo non c’era. Neanche Arisa: nessuno che urlasse a una deputata «Sei falsa, cazzo!». Non a quello che, dopo aver spiegato «Sono un appassionato di mobilità sostenibile», inspiegabilmente non concludeva «E quindi mi batterò per abolire il ricarico notturno dai tassametri, o almeno quella tassa sui fessi che è l’euro in più se prendi il taxi alla stazione Termini»; non a quello che «Sono felicemente sposato, ci tengo a dirlo».
La presentazione del concorrente è un momento importantissimo della democrazia nell’era della riproducibilità. È quello che ritrasmetteranno dopo, alla fine di ogni vittoria, traguardo, Sanremo o legislatura, per ricordarci com’eri quand’eri acerbo, per ricordarti com’eri prima di poterti permettere un truccatore decente.
L’altra sera dalla Bignardi c’era Chiara, una cantante senza dignità di cognome che ha vinto X Factor ed è andata a Sanremo: la conduttrice le ha fatto vedere le immagini di quando s’è presentata a quel primo giorno di scuola a cinque stelle che era il provino di X Factor, e le ha chiesto conto del cappottino che indossava. Chissà dei maglioni a rombi di ieri, degli abitini finto-Missoni, degli impegnativi «La guerra inizia adesso» passati in streaming, per quanti decenni chiederemo conto, in quanti Blob li guarderemo, quante teche li analizzeranno. Molto oltre i tre mesi (o giù di lì) di rappresentanza che spetteranno a questi fortunati provinandi. (A proposito: ma i due mandati valgono anche sotto il minimo sindacale di durata della legislatura? Cioè in un trimestre questi poverini si bruciano il loro diritto a una legislatura su due? D’altra parte i tempi dello spettacolo son tiranni: quando il Grande Fratello provò a durare sei mesi non produsse non dico un Taricone ma neppure un Ascanio.)
«Mi piacerebbe impegnarmi in parlamento per la fuga dei cervelli», dice l’eletto che, incredibilmente, non sta parlando di sé; «Da Ciampino mi piacerebbe venire in bicicletta al senato», si ripromette l’altro, come tutti noi che da lunedì ci iscriviamo in palestra; c’è quella che spera «di poter continuare a dare la vera informazione»; e l’immancabile «vorrei occuparmi del chilometro zero», che definisce il movimento come di sinistra, di quella sinistra fondata sulla robiola di Eataly. Ma nessuno – quasi neanche il «sono vegano e sono disiscritto dalla chiesa cattolica», quasi neppure l’ordine alfabetico che dopo l’eletto Bocchino mette Buonafede, quasi neanche quello con «le mie passioni del web e della musica» – nessuno batte il mio eroe, il vincitore morale, il premio che metterà d’accordo la giuria di qualità e il televoto di questo 5 Stelle Factor. Il leader non può essere che lui, quello che «Io mi occuperò, in quanto sommelier, dell’agricoltura». Simona avrebbe detto: «Mi sei arrivato».
