FASCISMO E GOVERNO TECNICO, MARCIA INDIETRO SUL WEB
Sulla Stampa Massimo Gramellini, in uno splendido isolamento, chiede le dimissioni di Roberta Lombardi, la “capogruppo” del Movimento 5 Stelle alla camera, che su Facebook aveva riconosciuto l’”altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia” da parte del fascismo. Questa mattina la Lombardi sul suo blog risponde alle critiche con un post dal titolo “Filofascista a chi?” dove spiega che “quella espressa era una analisi esclusivamente storica di questo periodo politico, che naturalmente condanno. … Mi riferivo, facendo un’analisi, al primo programma del 1919, basato su voto alle donne, elezioni e altre riforme sociali che sembravano prettamente socialiste rivoluzionarie e non certamente il preludio di una futura dittatura. Tutte proposte che poi Mussolini smentì già dall’anno seguente, in quello che fu un continuo delirio di contraddizioni”.
Anche Vito Crimi, “capogruppo” dei grillini al senato, fa dietrofront sul governo tecnico e su Facebook scrive che non ha mai fatto apertura a un esecutivo tecnico, come invece scrivono un po’ tutti i giornali. I quali si dividono sui parlamentari a Cinquestelle. Per Curzio Maltese, in prima pagina sulla Repubblica, si tratta del “miglior gruppo umano approdato in parlamento negli ultimi decenni (il più di sinistra, per inciso”), e non si capisce se includa o escluda la Lombardi, ma spiega che “hganno facce e vita e lauree vere, sembrano belle persone, che cosa dovremmo rimpiangere?”. Sul Foglio Giuliano Ferrara, invece, li definisce “un esercito di mediocri eletti per sberleffo e irritazione da un paese irresponsabile”.
Sul Corriere della Sera Aldo Grasso scrive che la presentazione dei neoletti “è la cosa più inconsapevolmente televisiva vista finora sul web: … il casting messo in piedi da Beppe Grillo seguiva le rigide regole del format”, cioè del casting dei reality show (non del talent). “Quello che è andato in onda era l’epica televisiva della straordinarietà dell’uomo ordinario (vedi Grande Fratello)”.
IL PIANO (E L’INGORGO) DEL COLLE
L’azione del capo dello stato in vista della soluzione del rebus governativo è ancora sotto la lente dei quotidiani. Sicuro, il Corriere della Sera parla di un Quirinale che prevede un «mandato esplorativo per il leader Pd, poi l’ipotesi tecnica» (e fa il nome del ministro Cancellieri). Comunque vada secondo l’editoriale di Michele Ainis, siamo di fronte a un «ingorgo istituzionale» tra formazione del governo ed elezione del capo dello stato, che vede Giorgio Napolitano contemporaneamente chiamato a risolvere e intrappolato. La « via per uscire dall’impasse» è descritta nelle pagine interne da Marzio Breda: «Se pure Bersani non fosse del tutto sicuro dei numeri di cui dispone», scrive, Napolitano «potrebbe comunque concedergli un tentativo così che l’eventuale fallimento sia attutito e risulti meno compromettente e traumatico» oppure, suggerisce, si avanza l’ipotesi governo di scopo per cui spiccherebbe il nome della Cancellieri. Sull’ipotesi tecnica apre anche il Messaggero: «Napolitano convoca Monti, s’avanza il governo tecnico». Repubblica descrive invece come si sta muovendo Monti, che ha scritto una lettera a Grillo, Pd e Pdl, convocandoli in vista del Consiglio Ue del 14 e 15 marzo: «Una mossa del premier all’ombra del Colle», spiega Francesco Bei, citando lo stesso Monti che ha ritenuto la sua lettera un «preciso dovere» in una fase così delicata.
I DUBBI DI E SU BERSANI
Sui destini del governo è attesissima la direzione mattutina del Pd di domani che sarà trasmessa in streaming: al parlamentino Pd «c’è pure Renzi», scrivono il Corriere e il Messaggero, mentre l‘Unità lo da ancora in forse. La Stampa in un’analisi cita Miguel Gotor: «Finché il Pd si identifica in Bersani, si va avanti con più forza nel tentativo di stanare Grillo e poi si vede», ed è in quel «si vede», spiega Carlo Bertini, che si nascondono tutti i problemi del Pd. Che infatti, sempre sulla Stampa, è visto in un «cortocircuito» tra Qurinale e dissidi interni: una situazione «insidiosa e pesante» che sfocia in «una sorta di rassegnata confusione nella quale si avanzano ipotesi diversamente praticabili». L’ipotesi del governo tecnico è intanto stoppata da un’analisi dell’ex ministro Vincenzo Visco su l’Unità: «Non servono governi tecnici», scrive: la situazione è molto preoccupante, impraticabile la grande coalizione, e il Pd deve «evitare» che il leader del Pd sia il presidente del consiglio. Per Stefano Folli, sul Sole 24 ore, Bersani è a un bivio: la sua immagine di Italia laboriosa e concreta cui ha lavorato in questi mesi non è bastata e per il leader Pd si è aperta una contraddizione: ora il Pd rischia se non cambia rotta di essere scavalcato e poi costretto a inseguire. Ma il Sole in apertura torna sullo spread, comparando Italia e Spagna: anche Madrid soffre ma Roma di più perché paga l’instabilità sul piano politico e gli spread italiani e spagnolo si avvicinano. Per Libero la sintesi è questa: Prodi sul colle – nella vignetta rispunta un’iconica mortadella – e Silvio in cella.«Andrà a finire mal anzi malissimo», prevede Maurizio Belpietro.
OMBRE SUL CONCLAVE VERO
Nel mezzo delle preparazioni per il Conclave imminente, il Messaggero racconta di una «Chiesa a lezione di comunicazione e di manovre al coffee break Ma ci sono ancora ombre: altri casi di pedofilia». Repubblica descrive anche le giornate dei cardinali che si incontrano per le strade di Borgo Pio,«altro che silenzio».
LA CITTA’ IN FIAMME
L’incendio che ieri sera ha devastato la Città della scienza di Napoli non ha lo stesso spazio su tutti i giornali. In prima pagina il Corriere racconta dell’enorme incendio, con una foto emblematica di un «simbolo della riqualificazione della Bagnoli industriale». Repubblica, invece, non mette la notizia in prima pagina. E forse sbaglia.
CAIRO, IL SI’ DI MENTANA
La 7 che va a Urbano Cairo per 1 milione di euro impazza sui giornali. A cominciare dal Sole 24 ore che dettaglia il piano del nuovo editore e fa il punto sul nodo debito: la cessione di La7, scrive Laura Galvagni, «ha su Telecom un impatto prossimo allo zero e l’effetto sul debito del colosso guidato da Bernabé sarà nullo». Su Repubblica un’intervista al direttore del TgLa7 Enrico Mentana: Cairo è un «editore puro» che non taglierà chi fa ascolti sulla rete. I tagli? «Le star effimere costano».

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