Le parole sono pietre, scriveva Vitaliano Brancati, e aveva ragione. Le parole sono importanti, non solo possono far molto male, se scagliate contro qualcuno: se si sbaglia ad usarle si corre il rischio di non capire il mondo.
Del boom fragoroso del Movimento 5 Stelle si è detto di tutto: voto di pancia, voto di protesta eccetera. Ebbene quelle parole sono sbagliate. Vanno sostituite con interessi e sentimenti.
Qualche anno fa, in Geopolitica delle emozioni, Dominique Moïsi divideva il mondo in aree geografiche a seconda del sentimento in esse prevalente. Il sentimento dell’Occidente era, ed è, quello della paura. Paura di cosa? Semplice: paura del futuro, o meglio, la sensazione sempre più netta di avere perso “il controllo sul futuro”. Attenzione a non sottovalutare la cosa. Qui stiamo parlando dell’essenza delle nostre società aperte. L’uomo della società chiusa vive come ripiegato sul passato, vive della forza della tradizione, degli avi. L’uomo della società aperta, al contrario, vive proiettato sul futuro. Vive della certezza che il domani sarà migliore dell’oggi. Vive cioè della fede di un continuo progresso, che l’essere umano può ottenere con le sue forze e capacità. È il clima che oggi respiriamo quando andiamo in India o in Brasile… La società aperta è come una trottola, che finché continua a girare resta in equilibrio su un perno. Quando smette di girare, quando perde la fiducia nelle sue capacità di cambiamento, crolla. È già successo in passato. Quando la percezione del futuro si fa tetra, quando si fa strada il dubbio che il domani sarà peggiore dell’oggi, allora la fede laica delle società aperta si sgretola. Tuttavia nessuno può scientemente accettare di poter vivere nella disperazione. Di qui il tentativo di reagire.
C’è da chiedersi: che cosa ha fatto perdere la speranza? La risposta, anche in questo caso, è semplice perché evidente: la causa della “disperazione” è una paurosa questione sociale. Una marcata polarizzazione delle ricchezze, con sfaldamento delle classi medie. Cui si unisce l’occlusione dei canali di assistenza, come la sanità e le pensioni, e di ascesa sociale, come l’istruzione, per fare alcuni esempi. I ventenni, trentenni o quarantenni italiani a cui vari “leader” hanno detto che le loro generazioni sono perdute hanno reagito…
Quindi altro che pancia! In quel voto c’è una analisi precisa dei mali che stanno colpendo le nostre società aperte occidentali. Tutte, nessuna esclusa. Da anni stiamo seguendo e studiando questi nuovi populismi europei. In alcuni casi, come l’Ungheria o la Grecia, si reagisce con le svastiche, in altri casi con le stelle: e 5 stelle sono comunque molto meglio di 5 svastiche.
Veniamo ora alla questione del voto di protesta. Anche in questo caso la parola non è corretta. Le categorie destra e sinistra, infatti, sono vive e vegete. Al di là della loro collocazione nell’aula di Montecitorio, esistono i conservatori, coloro cioè che ritengono lo stato attuale del mondo buono e giusto e non intendono cambiarlo e coloro che ritengono migliorabile lo status quo, i riformatori. Più che protestare e basta, il M5S chiede e propone riforme. A rigor di logica, dunque, il loro è un voto per le riforme e, se protesta c’è, essa è contro i conservatori.
Allora la prima risposta per il Pd risiede nel non agire e non essere percepito come “conservatori di sinistra” (che dovrebbe essere un ossimoro) ma come una vera forza moderna e riformatrice.
Voto di protesta, infine, è un’espressione sbagliata perché implica una considerazione irrispettosa ed anche un po’ pericolosa. Come se ci fossero forze politiche legittime ed altre illegittime. Un vecchio vizio di una vecchia sinistra questo… Come se votare contro gli attuali schieramenti politici, fosse, in qualche modo, un atto di lesa maestà, o peggio, come se quel voto fosse quasi un sub-voto.
In conclusione, che si ascolti e si dialoghi con il M5S e non lo si “stani”, altra brutta espressione. Che lo si metta alla prova, ora che è entrato nel Palazzo. Quel movimento esprime i mali di una politica italiana fallimentare e di una politica europea ancora inesistente, di una classe politica nazionale screditata e di una classe politica europea orfana dei padri fondatori e in cui la generazione Erasmus, salvo qualche eccezione, non è ancora nei posti di vera responsabilità. Una “non-politica” che negli ultimi decenni ha prodotto una questione sociale spaventosa. E quando in passato – dai Gracchi ai Ciompi a Weimar – le questioni sociali non sono stato affrontate e risolte, le cose di solito son finite molto male.
TAG: Beppe Grillo, M5S, Pd

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