Decide Napolitano. Più passano i giorni e più aumenta la consapevolezza (per alcuni: la rassegnazione) che solo il capo dello stato può sbrogliare una matassa che appare inestricabile. Nello stallo, cresce dunque un “partito del presidente” trasversale che può mettere sotto scacco chi punta all’ingovernabilità.
Perché una cosa è certa: Napolitano intende trovare un soluzione alla crisi politica, ritenendo che l’Italia non possa permettersi mesi di non governo e meno che mai lo scivolamento verso un ulteriore ricorso alle urne in assenza di regole nuove e di nuove prospettive politiche.
In questo quadro, è molto improbabile che il Quirinale voglia affidare un incarico al buio, senza la certezza che il tentativo vada a buon fine. Si parla della possibilità di un incarico ad una personalità non direttamente interna ai partiti. I nomi che girano sono sempre quelli, Cancellieri, Passera, Barca, da sinistra si ipotizza quello di Stefano Rodotà: ma al momento nulla più di illazioni.
Ieri, dalla riunione dei grillini – un’assemblea un po’ naïf, «buongiorno a tutti, mi chiamo tal dei tali e voglio occuparmi di…» – è scaturito un ribadito no a qualsivoglia ipotesi di governo politico. Ma con una apertura all’ipotesi di un governo tecnico, un segnale che forse rappresenta uno spiraglio su cui lavorare. A cosa mirino gli uomini di Grillo ancora non è chiarissimo, ed è lecito dubitare della linearità delle loro posizioni.
Ma resta il fatto che anche in base alle ultime sortite dei grillini l’offensiva politica di Bersani per il momento non sta portando risultati concreti. In ogni caso la posizione del Pd, che verrà sancita dalla direzione di domani – seppure con qualche ammorbidimento – resta quella della richiesta a Grillo di cimentarsi con le proposte dem in materia di rinnovamento della politica e di misurarsi con l’ipotesi di sostenere un governo di innovazione e, come dice il segretario, «di combattimento».
Ammorbidimento della posizione, si diceva. Nel senso che Bersani insisterà sulla proposta di un governo Pd-M5S ma senza opporvi l’alternativa secca del ritorno alle urne, come invece chiedono i Giovani turchi. Vari esponenti del Pd in queste ore hanno fatto sapere al leader che sarebbe saggio premunirsi di una via d’uscita, di un piano B.
È un po’ anche la linea di Matteo Renzi, che non ha alcuna intenzione di porsi in antitesi rispetto a Bersani ma neppure quella di lasciarsi coinvolgere in una partita ancora indecifrabile e comunque scombinata come questa. Ed è significativo che, proprio per evitare ipotetiche contrapposizioni, il sindaco di Firenze abbia annullato la riunione della sua componente.
Naturalmente, al Quirinale si vaglia ogni spiraglio per una soluzione positiva della crisi. Napolitano tiene aperti tutti i canali, ha visto Monti (che a sorpresa ha invitato Bersani, Berlusconi e «il signor Grillo» ad una serie di incontri separati in vista della riunione del prossimo Consiglio europeo del 14 marzo).
Il “partito del presidente”, dunque. Presentando un libro su Napolitano, ieri D’Alema ha osservato che «il paese ha nelle virtù di questo uomo politico una delle sue ultime riserve, in un momento di crisi così acuta». E in effetti il pallino sta a lui, oggi più che mai.
@mariolavia
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