Interni STAMPA

Tra tensioni e sotterfugi resiste l’ordine: stampa a “stecchetto”

Ieri a Roma l'assise dei parlamentari del Movimento 5 stelle. Nessun rapporto con la stampa ed elezione dei capigruppo. Alla camera Roberta Lombardi, al senato quello che molti considerano il numero tre del Movimento: Vito Crimi
Tra tensioni e sotterfugi resiste l'ordine: stampa a "stecchetto"

La riunione è già iniziata, le agenzie partono con i primi lanci ma le immagini in streaming ancora non arrivano. «Dentro hanno problemi tecnici» dicono dal movimento. Quando le trasmissioni iniziano ci sono già i nomi dei capigruppo alla camera e al senato: Roberta Lombardi e Vito Crimi. Ora tocca all’auto-presentazione dei parlamentari: un minuto ciascuno in ordine alfabetico.  Avvicinarli è impossibile, il servizio d’ordine non consente alla stampa di arrivare alla sal dove si svolge l’incontro. La linea è chiara: tenere la stampa a digiuno, innervosirla.

Alcuni giornalisti trovano il modo di passare i controlli e si imbattono nel leader. Beppe Grillo ha già gli occhiali da sole, pronto ad uscire. Proviamo a chiedergli una battuta. Un collega del Fatto Quotidiano viene allontanato in malo modo mentre il leader del Movimento cinque stelle distoglie lo sguardo. Dopo poco imbocca i corridoi dell’hotel quando la riunione è ancora in corso. Quando esce dalla porta sul retro è una bolgia. Grillo rimane tranquillo, si lascia trasportare dalla ressa, sardonico, fino alla macchina. Si chiude uno dei portelloni a scorrimento. Qualcuno strilla, chiede che venga riaperto, per pietà, ché le dita gli sono finite in mezzo. Viene accontentato. I flash invadono l’abitacolo per rubare ancora un po’ di quella chioma bianca riccioluta. Poi le porte si richiudono e l’automobile prova ad andarsene. La tensione è altissima, tra il proprietario di un automobile utilizzata come palco per le telecamere e un operatore partono gli spintoni. Il pomeriggio si trascina in attesa. Sopra i giornalisti, sotto i parlamentari inavvicinabili. Verso le quattro inizia il balletto della conferenza stampa, prima annunciata, poi annullata, poi confermata. Sarà tesissima. «Non c’e’ nessuna gestione di fondi dei gruppi da parte di Grillo e Casaleggio», dice Vito Crimi, designato capogruppo M5s al Senato.

Crimi è abile, sussurrano il più abile tra i senatori eletti e anche molto rispettato (ha raccolto 34 preferenze su 54). Schiva la domanda sul vincolo di mandato «occorre tutelare la libertà dei parlamentari, ma è un fatto che non esista nemmeno una norma per tutelare gli elettori che votano in base a un programma» e affonda «non abbiamo fatto richiesta di rimborsi elettorali: noi non li prendiamo e per noi il discorso è chiuso qui». Poi, sull’eventualità di un appoggio al governo tecnico, sposa la linea Casaleggio: «Vediamo, prima lo facciano poi decideremo». Sulla questione del vincolo di mandato gli fa eco Roberta Lombardi, futura capogruppo alla camera, scelta da 37 parlamentari su 109. «Alcuni strumenti che nascono come garanzia per tutelare la libertà, sono diventati uno strumento perverso. È un fatto». Ecco, sulla Lombardi è il caso di aprire una parentesi. Quando ormai la notizia del suo incarico girava da un po’, Francesco Costa del Post ha rilanciato un articolo pubblicato dalla neo-parlamentare grillina il 21 gennaio 2013, all’indomani delle polemiche per l’apertura di Grillo a Casapound. «Il fascismo aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene dal socialismo, un altissimo senso dello stato e della tutela della famiglia». Questo, sosteneva l’onorevole a cinquestelle, «fino alla sua degenerazione».

@unodelosBuendia

TAG: , ,