Ricordate? Per mesi l’uscita dell’Italia dall’euro è stata qualcosa di più di un’ipotesi di scuola. In fondo è solo grazie allo spettro del possibile default che il paese ha ingoiato la medicina amara del governo Monti. Oggi, invece, che è arrivato in parlamento un movimento politico che, sulla carta, non esclude l’uscita dell’Italia dall’eurozona i mercati restano scettici. Ieri, nel giorno in cui Grillo ha sbarrato la strada a qualsiasi governo (tecnico o politico), la Borsa ha guadagnato il 2,7 per cento in linea con tutte le piazze europee. Perché? Anche la minaccia di Sergio Marchionne di tagliare gli investimenti di Fiat in Italia in caso di uscita dalla moneta unica non ha allarmato mercati. L’Italyexit non è ancora uno scenario contemplato dagli investitori internazionali che si interrogano piuttosto sul tema stabilità e che, probabilmente, temevano più una vittoria di Silvio Berlusconi che di Beppe Grillo.
La sensazione è che Grillo stesso non abbia le idee così chiare. Nel maggio scorso, in un’intervista con Bloomberg, il leader del M5S aveva detto che l’”uscita dall’euro non è un tabù” e aveva ipotizzato un ritorno alla lira attraverso una svalutazione del 40-50 per cento “per rendere le nostre esportazioni più competitive”. L’altro giorno, parlando con la Bild am Sonntag, Grillo ha ipotizzato un referendum sull’euro, così come è scritto sul programma del movimento, ma senza spiegare né come né quando. Se si escludono le dichiarazioni choc di Loretta Napoleoni, tra gli esperti vicini al movimento è difficile trovare sostenitori dell’uscita dall’euro. L’economista Mauro Gallegati, tra i consulenti del programma Cinquestelle, parlando con Europa la definisce una “disgrazia se dovesse riguardare solo l’Italia, ma non ho mai sentito Grillo parlarne”. Però “un euro così com’è non regge. – spiega Gallegati – Troppe differenze di produttività tra una zona e l’altra. Io sono per gli Stati Uniti d’Europa, per una vera unione politica. In caso contrario si può pensare a un euro a due velocità che, comunque, avrebbe i suoi problemi”.
Maurizio Pallante, presidente del Movimento per la decrescita felice, si definisce «un grande estimatore di Gallegati» e non teorizza il default, anche se contesta il Pil come indicatore unico della ricchezza di una nazione.
“Per un paese come il nostro sarebbero maggiori i danni dei benefici» spiega a Europa Eugenio Benetazzo, operatore di Borsa e guru finanziario molto ascoltato nel Movimento 5 stelle (i suoi interventi anche video sono pubblicati regolarmente sul blog di Grillo).
Insieme con altri economisti Gallegati sta preparando una serie di contributi per arricchire il programma del M5S. “Tra un paio di giorni pubblicheremo le proposte per il credito alle piccole e medie imprese ma si tratta solo di proposte” (per sempio la separazione per legge tra banche commerciali e banche d’investimento). Gallegati ha presentato il premio Nobel Joseph Stiglitz a Grillo in un pranzo ad Ancona, dove insegna all’Università politecnica delle Marche. “Anche un economista come Jean-Paul Fitoussi è molto incuriosito dal fenomeno Cinquestelle. Credo che all’estero temessero più una vittoria di Berlusconi che di Grillo”.
@GiovanniCocconi
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