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Barca segretario? Sarebbe un curatore fallimentare

Senza voler essere irriverenti verso la chiesa cattolica, l’elezione di Barca a segretario del Pd sarebbe come se dal prossimo conclave uscisse papa non un cardinale ma un laico

Con tutto quello che c’è da capire e seguire, ragionare sulla forma partito può sembrare guardarsi l’ombelico. Vorrei rilanciare l’opinione che non è così, perché la crisi italiana non sarà superata se non si riuscirà a mettere in contatto efficacemente società e istituzioni.

Cioè, se non si adatterà al tempo che viviamo la funzione dei corpi intermedi della rappresentanza politica e sociale. Insomma, se non si metteranno in atto modalità di rappresentanza adatte a quella realtà sempre più disintermediata costruita dallo sviluppo della rete.

Ebbene, in questi giorni sembra prendere corpo l’ipotesi che possa essere Fabrizio Barca, dopo una carriera in Banca d’Italia e al ministero del tesoro, il candidato alla sostituzione di Bersani. Ma la parte più ghiotta della notizia è che mentre l’interessato non ne avrebbe mai fatto cenno questa candidatura sarebbe nata proprio dagli attuali sostenitori del segretario o di una parte consistente di essi.

Non mi interessa ragionare sulle valenze politiche, interne ed esterne, della proposta. Né metto in discussione il valore di Fabrizio Barca, ministro del governo Monti e persona apprezzata anche trasversalmente negli ambienti democrats e oltre. E, cosa da non sottovalutare, negli ambienti internazionali e in particolare dell’Ue.

Voglio riflettere, piuttosto, sul fatto che Fabrizio Barca non è iscritto al Pd, non ha mai fatto il dirigente a nessun livello di questa organizzazione, né ci si è rapportato come eletto o amministratore. Certo, è stato allevato a pane e politica, ma questo mi pare un riferimento disastroso: da un lato sminuisce i suoi indubbi meriti e dall’altro rilancia l’idea di un paese dove quello che conta è il mestiere del padre.

Senza alcuna irriverenza verso la chiesa cattolica, l’elezione di Fabrizio Barca a segretario del Pd sarebbe come se dal prossimo conclave uscisse papa non un cardinale ma un laico.

È interessante riflettere sul fatto che questa proposta verrebbe avanzata proprio da quella parte del gruppo dirigente che ha costruito la propria identità sulla difesa della “ditta”, del partito solido e popolare, che ama fare orgoglioso riferimento agli anni 70 – l’ultima fase ritenuta brillante del Pci – che rivendica il noi e non la persona, che ha accettato obtorto collo il taglio dei finanziamenti elettorali perché difende l’insostituibile funzione dei politici di professione. Nella storia della “ditta” ci furono compagni che si iscrissero giovani alla direzione del partito, ma nessuno direttamente alla segreteria generale.

Bene, proprio gli esponenti di quella cultura politica non trovano altro candidato che un laico, uno esterno all’organizzazione? È molto più che una dichiarazione di fallimento.

Non solo diventa evidente che il meccanismo di selezione della leadership è inceppato in modo definitivo, ma si certifica che la militanza politica e la carriera interna, il mitico o demoniaco apparato, non solo non producono fama e reputazione ma sono controproducenti. Insomma, si riconosce che, in questa fase, sono molto più appealing coloro che costruiscono il proprio capitale simbolico fuori dalla attività politica a tempo pieno. Niente male per i difensori della Politica. Inoltre sta emergendo un problema non risolto nello statuto e nella cultura del Pd che mette in crisi l’idea stessa di partito: quale è il ruolo del segretario e quello del candidato premier? Un problema che contiene e nasconde un’altra questione non risolta: il rapporto tra i dirigenti di partito e gli eletti, cioè tra partito e istituzioni rappresentative. Segretario e premier in carica o ombra coincidono? Cosa ne deriva in termini organizzativi e di vera e propria concezione del partito?

La “ditta” dopo non essere stata capace in diverse città italiane di far vincere alle primarie i propri candidati sindaco, dopo aver optato per il sostegno a candidati altri come in Lombardia, ricorrerebbe a un esponente “esterno” per affidargli la carica di amministratore delegato con il rischio concreto che si tratti in realtà di un curatore fallimentare. Sarebbero arrivati a questo non i sostenitori del partito leggero (adeguato alla baumanniana società liquida), ma i sostenitori del partito solido. Per paradosso, il colpo di grazia a quell’idea di partito verrebbe perciò più dall’attraente Barca, papa straniero, esterno all’apparato, che dal temuto Renzi che di fatto, con i suoi recenti comportamenti ha ribadito e dimostrato la propria fedeltà alla ecclesia.

Nascondere questo problema significa rimanere subalterni alle interpretazioni distruttive dei paladini dell’antipolitica e rifugiarsi in un’operazione mimetica. È urgente prendere atto che le forme di partito ereditate dal 900 non sono più adeguate al tempo che viviamo e che trasformarle profondamente è l’unica strada per salvaguardare la funzione insostituibile degli ingranaggi di mediazione del consenso che rendono possibili i sistemi democratici. Bisogna con urgenza ma con profondità affrontare i problemi della ridefinizione del ruolo e delle forme organizzate dell’intermediazione del consenso nell’epoca dell’informazione digitale. Operazioni mimetiche rendono solo ancora più evidente la resistenza al cambiamento che oppongono strutture burocratiche diventate puro esercizio di potere.

Gli attuali partiti politici sono buona parte della scarsa qualità della nostra democrazia e se si vuole difendere la loro funzione vanno completamente ripensati facendoli diventare qualcosa di utile al funzionamento delle istituzioni. Qualcosa di meno costoso sia dal punto di vista economico che simbolico. Solo così l’indilazionabile diminuzione dei loro costi può assumere un significato non mimetico e temporaneo integrandosi con l’altrettanto indilazionabile ridefinizione delle istituzioni rappresentative nel loro complesso (costi inclusi).

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  • giobas

    Basterebbe lasciare Bersani alla guida del partito e Barca alla presidenza del consigliol

    • http://twitter.com/matteot483 thomas more

      la prima soluzione una tragedia la seconda un azzardo. Meglio non rischiare!!!

  • Mario

    E’ già in azione la contraerea? Ma per favore!!

  • http://twitter.com/miapolis51 angelo d’anna

    Un partito leggero che vive in larga parte di volontariato; un organismo vivente che incarna migliaia di sinapsi territoriali tra sé e i cittadini che vivono i problemi, ne sono tormentati o che a stento riescono a controllarli; che pertanto sono in grado di definire i problemi nella loro reale dimensione; raccontando e indicando proposte o possibili soluzioni. Riprendere i luoghi dove è avvenuto lo sfratto della democrazia. Luoghi che una volta, tanto tempo fa si chiamavano sezioni: volti, persone vere, con i sensi a mò di terminali nel confrontarsi con gli allora interlocutori, animavano l’agorà permanente, sempre aperta, spazio di discussione e di pubbliche passioni. Da lì partivano i volontari che producevano le ingenti risorse proprie del partito, raccogliendo denaro che faceva da colonna sonora alla credibilità di un partito, elegantemente sobrio nel suo complesso, e alla speranza entusiasta e concreta di un futuro migliore.

    Tutto questo oggi, ha un complemento subordinato:la democrazia digitale.

  • http://www.facebook.com/ettore.combattente Ettore Combattente

    Cà nisciuno è fesso, si dice a Napoli! ma chi vuole ingannare la “ditta” fallimentare che propone un cosiddetto “esterno” per consentire a perpetuare la ditta? Barca è un tecnico valente, ma lui nel governo Monti non ha detto niente. Lo propongono chi si è iscritto da giovane al Comitato centrale ma anche i “giovani turchi” che si vogliono salvare come i vecchi dal fallimento di Bersani, che ha perso 4 milioni di voti e ha la maggioranza tramite un porcellum con un 30%, mentre pochi voti lo distanziano del M5S , e vogliono, come l’apparato stalinisti colpire Bersani alle spalle. Solo i riformisti possono affrontare una crisi politica così drammatica. Vogliono ostacolare il futuro di Matteo Renzi!