Interni STAMPA

Povera Italia: Mezzogiorno il più colpito

Cosa dice il primo rapporto congiunto di Cnel e Istat sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes) in Italia

È stato presentato stamattina alla camera dei deputati davanti al presidente Napolitano il primo rapporto congiunto di Cnel e Istat sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes) in Italia. Il nostro paese si conferma all’avanguardia in campo statistico, utilizzando una serie di indicatori che permettono di leggere e approfondire il mero il dato economico (intanto: Pil già meno 1 per cento nel 2013). E di capire, spiega il presidente del Cnel Antonio Marzano, “quando il maggiore benessere degli uni danneggia gli altri”.

Ecco il dato sulla disuguaglianza del reddito: il rapporto tra il reddito posseduto dal 20% più ricco e il 20% più povero sale dal 5,1% del 2008 al 5,6% del 2011. Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, sostiene che i 18 mesi necessari a raccogliere i dati ed elaborarli hanno permesso di “condurre una riflessione sui fenomeni da prendere in considerazione per migliorare il nostro paese” e contribuito a un “ragionamento sugli scopi ultimi della politica”. Il Bes vuole diventare una sorta di “Costituzione statistica”, riferimento costante e condiviso “in grado di segnare la direzione del progresso che vorremmo realizzare”.

Tradurre le belle parole in azioni e misure concrete, mettere mano alle gravi ingiustizie di genere, generazionali e territoriali, potrebbe riguadagnare alle istituzioni la fiducia degli italiani? Domanda legittima, perché attualmente il dato sulla credibilità dei partiti e del parlamento è disastroso: chissà che sarebbe successo, se fosse stato registrato e preso sul serio quando l’Istat lo anticipò, esattamente un anno fa. In una scala di credibilità da uno a dieci, i partiti prendono il 2,3, il parlamento il 3,6, i governi locali 4, la giustizia il 4,4.

Gli italiani si fidano molto dei vigili del fuoco, che si attestano a 8,1, e credono a sufficienza nelle forze dell’ordine, 6,5. Questo sentimento negativo è trasversale, percorre tutto il paese, tutte le classi sociali, tutte le età. Anche la fiducia gli uni negli altri è bassissima: solo il 20 per cento si fida del prossimo, meno al Sud 15%), appena di più al Nord. La media europea è del 33 per cento.

Il secondo dato clamoroso di questo rapporto riguarda il Mezzogiorno. Linda Laura Sabbadini, direttore centrale del dipartimento sociale e ambientale dell’Istat, coordinatrice di questo rapporto insieme a Maria Teresa Salvemini del Cnel, commenta informalmente che soffriamo di “una rimozione collettiva”. Il Sud è entrato a pezzi nella crisi e ne esce anche più a pezzi. I giovani che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, sono il 31,9% (al Nord il 15,4%).

Le reti familiari sono fra le più deboli. Nel Nord Est, dove pure la crisi è sopravvive invece un modello di famiglia in cui più generazioni vivono vicine o insieme e si sostengono, e dove il tessuto sociale non ancora disfatto reagisce, ammortizzando molto gli urti, attenuando i disagi. Il volontariato quasi non arriva nel Mezzogiorno, i servizi sociali sono assenti o gravemente insufficienti: i bambini che frequentano il nido sono il 5 per cento, in Emilia Romagna il 30.
Anche l’assistenza domiciliare agli anziani è quasi inesistente. Dice Sabbadini: al Sud ci sono “grandi bisogni e pochissimo per soddisfarli”.

L’altro grande ritardo riguarda le donne, che pure sono più istruite e formate degli uomini. Gli indicatori del gap di genere, dell’iniqua distribuzione del lavoro familiare e di cura, della distanza dalla partecipazione politica, della violenza subita, dell’insicurezza percepita sono fra i peggiori d’Europa. Un dato fra tutti: le donne sono più longeve degli uomini, ma per un terzo della loro vita sono in cattive condizioni di salute, si curano poco di sé (e al Sud molto meno che al Nord). Il 52 per cento ha paura di subire violenza, anche sessuale e anche fra le mura domestiche.

Sembra un dato enorme, ma va al passo con il comune sentire sulla sicurezza: i reati gravi siano diminuiti, eppure sono cresciuti i furti negli appartamenti e i borseggi, così il 60% della popolazione si sente in pericolo. Alla sensazione di disagio contribuisce il degrado dell’ambiente (Legambiente ha dato un contributo fondamentale a questo settore della ricerca). Nella World Heritage List dell’Unesco siamo al primo posto, ma il denaro pubblico destinato ai beni culturali è pari allo 0,4% del pil.

In compenso ci sono 15 case abusive ogni cento nuove costruzioni, e il paesaggio è minacciato dall’espansione edilizia incontrollata sul 20 per cento del territorio nazionale. Infine, le carceri sono considerate un’emergenza “grave e allarmante”: 139,7 detenuti ogni 100 posti letto nel dicembre 2012.
Il rapporto è consultabile a questo indirizzo: www.misuredelbenessere.it

TAG: