Un piccolo giallo ha segnato oggi le dimissioni improvvise di Giovanna Mangili, senatrice neoeletta del Movimento 5 Stelle.
Il marito della (ormai) ex-senatrice, Walter Mio ha spiegato cosa si nascondeva dietro ai “motivi familiari” addotti dalla parlamentare: “Alle accuse di inciuci, presunte impossibili ridicole cordate e parentopoli brianzole abbiamo deciso di rispondere con un gesto forte e chiaro, le dimissioni”. Facendo un passo indietro, qualche ruggine interna al movimento in Lombardia risalirebbe addirittura alle parlamentarie, le primarie online del M5S. Dove Mangili aveva ottenuto 231 voti, guadagnandosi il posto di capolista davanti all’attuale capogruppo Vito Crimi. Alcuni attivisti avevano parlato di “cordate” per farla eleggere, con tanto di voti dirottati, nonostante Mangili fosse militante del movimento solo dall’autunno dello scorso anno.
Le dimissioni, insomma, come gesto “per ridare dignità ad una persona che ha sopportato in silenzio attacchi e per non danneggiare un movimento che ha sempre sostenuto e che sempre sosterrà”, scrive Mio su Facebook.
“Nessun accordo, nessuna cordata”, risponde Vito Crimi. “Mangili non ha retto alle pressioni, agli attacchi, alle forti illazioni”. Secondo il presidente dei senatori grillini, “il subentro di Tiziana Pittau era già deciso. Ma evidentemente c’è qualcuno che soffre per non essere arrivato primo”. E spiega come sia stato possibile che Mangili fosse arrivata prima di lui in lista: ” Era stabilito fin dall’inizio che chi veniva eletto in Lombardia 1 sarebbe stato primo, chi in Lombardia 2 secondo e chi in Lombardia 3 terzo: per questo Mangili, eletta in Lombradia 1, era prima al Senato”.
Insomma, gelosie e invidie non risparmiano neanche i cinquestelle, abituati a fare tutto insieme, a prendere decisioni in gruppo. A parte la senatrice che ha deciso il giorno dell’esordio di dire addio a Palazzo Madama.
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