Interni STAMPA

L’ultimo appello di Napolitano è come il primo: ci vuole dialogo

I due gruppi di saggi fanno rapporto al Quirinale. «Questo è un lavoro concreto che servirà. La soluzione di governo è possibile, ma non potevo più essere io a trovarla»
L’ultimo appello di Napolitano è come il primo: ci vuole dialogo

«Condivisione di responsabilità di governo», è la formula cui ricorre ancora Giorgio Napolitano. Ripete il suo auspicio «alla vigilia del compimento del mio mandato» e rilancia un vibrante appello alle forze politiche: pur prendendo atto che quelle reciproche «preclusioni e condizioni», da lui denunciate due settimane fa come la ragione dello stallo nel tentativo di formazione dell’esecutivo, non sono venute meno.

Ma non si stanca di lanciare il suo invito alla concordia, il presidente della repubblica, a sei giorni dalla convocazione del parlamento per l’elezione del suo successore al Quirinale, e anche ieri l’ha fatto tirando i fili del lavoro svolto dai saggi. «Una prova di attitudine al dialogo, al confronto e alla condivisione», così l’ha definito  Napolitano, che ha portato «a posizioni comuni» pur senza trascurare diversità di opinione. «Un metodo e un clima che incoraggiano nell’auspicio di analoghi sforzi di buona volontà e d’intesa» anche nei e tra i partiti e nel parlamento, invitati alla «ricerca di convergenze».

L’iniziativa dei saggi, dice ancora il presidente Napolitano, rappresenta «il mio contributo conclusivo che sono stato in grado di dare alla soluzione del problema del governo dopo le elezioni». Una traccia che può «favorire e suggerire forme praticabili di condivisione della responsabilità di governo e dei percorsi di riforma necessari». Così vuol congedarsi politicamente dall’ufficio di capo dello stato, a conclusione del suo settennato, Napolitano: «Quel che trasmetto è un testimone concreto e significativo». Dai «due cicli di consultazioni da me tenuti senza perdere neppure un giorno» dopo l’insediamento del nuovo parlamento, «è risultato chiaramente che solo da scelte di collaborazione che spetta ai partiti compiere, segnandone termini e confini, può scaturire la formazione del nuovo governo di cui l’Italia ha urgente bisogno».

Una soluzione è possibile, dice Napolitano: ma questa soluzione «non poteva nascere per impulso del presidente della repubblica uscente», ripercorrendo «un sentiero analogo a quello battuto con successo nel novembre 2011», spiega il capo dello stato rivendicando il suo ruolo di levatrice del governo Monti: quel governo che ha salvato il paese dal baratro. Detto diversamente: io ho fatto quel che ho potuto, fin dove ho potuto, così si congeda il presidente. Con una conclusione nel suo stile: «La parola e le decisioni toccano alle forze politiche e starà al mio successore trarne le conclusioni». 

@francelosardo

TAG:
  • http://twitter.com/giutret Giuseppe Trevisani

    Moncalieri lì 14 aprile.2013

    EXIT STRATEGY CON SAGGEZZA

    Da prima li ha richiamati, poi li ha incalzati, dopo li ha quasi pregati. Ma loro no! Non si
    capisce se abbiano fotto gli “gnorry” o i sordi, fatto sta che la riforma della legge elettorale non si e fatta e la stessa ci ha dato l’inghippo istituzionale che tocchiamo con mano oggi.

    Così, un pò miserevolmente termina un settennato di tutto rispetto che, Giorgio Napolitano ha saputo gestire in modo alquanto gagliardo, peccato, i cittadini di
    buon senso speravano che finisse diversamente,in modo positivo, ma questo è, e, le cause hanno nome e cognome:

    Da destra l’obiettivo principale era difendere il capo indiscusso, e, cambiare la legge
    elettorale avrebbe comportato Per il Cavaliere di Arcore perdere una parte consistente dei suoi pretoriani,senza la lista bloccata molti di loro non sarebbero stati eletti, e questo Berlusconi lo sapeva e ha fatto di tutto per impedire la riforma.

    Dal centrosinistra c’è stata una ventata di dilettantismo politico, da parte di chi, è in
    Parlamento da 4 o 5 legislature, da fare paura. Abbiamo assistito alla più sciatta delle risposte che si possano dare a una proposta offerta, da una maggioranza ad una opposizione, gridata ai 4 venti: “La maggioranza ha tradito la trattativa sulla riforma
    costituzionale, per cambiare la legge elettorale e ridurre il numerodei parlamentari. Noi ci ritireremo sull’Aventino se la maggioranza propone il Presidenzialismo”. Ancora una volta i maggiorenti del PD al Senato, principalmente la capogruppo Finocchiaro (nota per le sue posizioni veterocomuniste),hanno fatto salire il loro partito “sul
    promontorio della paura”, invece di inchiodare alle loro responsabilità, i proponenti del Presidenzialismo.

    Se avessero accettato di discutere quella proposta ,oggi forse, avremmo già la legge
    elettorale a doppio turno, saremmo andati a votare alla scadenza naturale della legislatura, e avremmo eletto il Presidente della Repubblica, successore di Napolitano, a suffragio universale, senza i mercanteggiamenti e bizantinaggi di questi giorni, come avviene in tutti i paesi normali. Non avremmo assistito all’escamotage dei“saggi”, vera e propria EXIT STRATEGY di Napolitano, per dire alla nazione: -Io più di tanto non posso fare, quindi al mio successore le opportune decisioni-.

    Nulla hanno detto di nuovo i saggi, sia sotto il profilo economico, e , ancor meno sotto il profilo istituzionale. “Di ben altro ha bisogno il paese per risollevarsi” , economicamente ,moralmente e socialmente.

    Piaccia o no, è giunto il momento di una svolta istituzionale radicale, profonda, incisiva.
    La Repubblica Parlamentare è morta! Nulla più la farà risuscitare e a questa condizione data di continuo marasma, chi verrà più ad investire nel nostro paese? Quale potrà mai essere l’investitore estero che, pur riconoscendo le capacita ,la fantasia, know how e gli skil che Italia può offrire,vorrà rischiare i suoi quattrini in un contesto istituzionale inaffidabile?

    Purtroppo nessuno è più sordo di chi non vuole sentire!! Gli strilli non sono uditi la dove dovrebbero esserlo (il raglio dell’asino non arriva al cielo), anzi ai due sordi precedenti se n’è aggiunto un terzo che lo è ancora di più!!!

    Giuseppe Trevisani:
    militante PD, Circolo di Moncalieri (To)

  • http://www.facebook.com/people/Franco-Olivi/100001496137946 Franco Olivi

    Un plauso alla saggezza di Napolitano che invita le forze politiche al dialogo. Però il dialogo può avvenire tra persone civili.Come si fa a dialogare con la cafoneria politica dei grillini e soprattutto di Berlusconi.I grillini l’hanno ampiamente dimostrata in più occasioni,sono popolani e si rivolgono al popolino.Ma Berlusconi si rivolge oltre che alla masse popolari,anche ai ceti medio e medio alti dell’elettorato.La sua uscita cafonesca politica contro Prodi dovrebbe essere stigmatizzata soprattutto dai politici d’alto rango che soni più vicini a lui (a berlusconi :d’ora in avanti scritto con l’iniziale minuscola fino a quando non presenterà le scuse a Romano Prodi).Nelle cantine,dopo il sesto bicchiere,si sente dire che se torna al governo berlusconi,chiederemo l’annessione al Burundi,piuttosto che essere governati da berlusconi.Angelino Alfano difende spesso i 10 milioni di elettori del PDL e gli altri 40 milioni chi sono?.Il PD dovrebbe rispondere con l’elezione di Prodi alla Presidenza,a scopo educativo politico di rinnovamento civile.