Cultura STAMPA

La frontiera di Cercas

Nel nuovo romanzo dello scrittore una storia d’amore e d’avventura nella Spagna post franchista
La frontiera di Cercas

Le leggi della frontiera (traduzione di Marcella Uberti-Bona, Guanda, 400 pp., 18 euro), il nuovo romanzo dello scrittore spagnolo Javier Cercas, ha una forza narrativa formidabile che prende corpo molto lentamente, come in tutti i grandi libri d’amore e d’avventura. Gli manca il rigore di molte altre opere di Cercas, probabilmente, nella lingua e in certi passaggi strutturali. Ma questo, pare di poter dire, forse dipende dalla foga che l’autore deve aver messo nello scriverlo.

D’altronde la storia è appassionante e appassionata, e si sovrappone, o meglio si sviluppa in parallelo, alla biografia di Cercas, almeno nei tempi e nei luoghi. Si parte con un gruppo di adolescenti persi tra le strade di Girona, nella Spagna faticosamente alle prese con la transizione dal Franchismo alla democrazia, adolescenti che fanno i conti con l’antica miseria e un futuro fatto di libertà e illusioni. La città tagliata in due dal fiume Ter è un paradigma della società spagnola: al di qua il grigio incedere della normalità borghese e un po’ codarda, al di là i bassifondi popolati da balordi e poveri avvezzi al degrado e alla malavita. I protagonisti hanno gli stessi anni di Cercas, sedici nel 1978, e almeno uno condivide con lui anche la sua condizione di charnego, di immigrato della classe media proveniente da una regione povera del Sud.

La porosità sociale di quell’epoca sembra essere rimasta incisa sulla pelle dello scrittore, che dà vita a una vicenda quasi picaresca: Ignacio, ragazzino a modo in fuga da un bullo compagno di scuola, si imbatte in un’autentica baby-gang composta da personaggi dallo straordinario fascino. C’è Zarco, il capobanda, carismatico e sfrontato, e c’è soprattutto Tere, «la ragazza più bella del mondo», che forse di Zarco è la donna o forse no, che con Ignacio gioca, che a Ignacio si concede e poi sfugge, continuamente. E lui, Ignacio “Gafitas”, coi suoi occhialini sul naso, si lascia trascinare in un’estate folle e a cento all’ora, entra nella banda e si mette a rapinare banche, fino a che un colpo andato male finisce con Zarco in galera e lui salvato dalla determinazione di suo padre e dall’indulgenza di un poliziotto.

Quindi Ignacio si redime, e diventa un avvocato rampante e di successo, che vent’anni dopo si ritroverà a difendere proprio il pluri-condannato Zarco, nel frattempo diventato una sorta di icona mediatica nella nuova Spagna che vuol dare una possibilità di riscatto a tutti. Rispunta anche Tere, allora, e nella trama intessuta da Cercas si alternano le versioni dei fatti dello stesso Ignacio Cañas, del vecchio sbirro che un tempo ebbe pietà di lui e del direttore del carcere di Gerona.

La vicenda si intreccia, si ingarbuglia e non si scioglie fino in fondo: la parabola di Zarco ha un finale triste e prevedibile, ma il vero punto, spiega Cercas, è un altro. Il punto è interrogarsi su quanto siano inevitabili i destini individuali a fronte dei destini di una società. Su quanto sia possibile, per un uomo, cambiare il corso degli eventi che il paese, la città, il quartiere, la casa e la famiglia in cui ha avuto la ventura di nascere sembrerebbero aver già predisposto per lui. E quest’interrogativo resta sospeso, così come accade per tante altre questioni. Su tutte, l’amore di Tere per Ignacio, così oscuro, volatile, incomprensibile. Le leggi della frontiera è un romanzo avvincente e ricco di impurità, carico di nostalgia per il tempo che scorre e di dubbi feroci sulla natura del bene e del male.

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