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La carica di OccupyPd all’assemblea democratica: «Siamo più di 101»

Aspetteranno i delegati all'ingresso della fiera di Roma: «Faremo sentire la nostra voce. Vogliamo chiarezza sui tempi, i temi e le modalità del nostro impegno nel governo Letta-Alfano»
La carica di OccupyPd all'assemblea democratica: «Siamo più di 101»

Poteva mancare OccupyPd all’assemblea nazionale del partito che si terrà domani nella capitale? Naturalmente no. Perché si tratta dell’assemblea che dovrà convocare un congresso quanto mai fondamentale, che dovrà rimettere in piedi un partito privo di segreteria, presidenza e, più in generale, di una direzione. Un congresso rifondativo, nel quale si deciderà come sarà il Pd del futuro, prossimo e non solo.

Un’occasione immancabile, dunque, per chi come OccupyPd fonda la propria ragion d’essere sul rinnovamento del partito. Da quando è nato, col pretesto della candidatura di Franco Marini alla presidenza della Repubblica, il movimento è cresciuto e si è organizzato come una realtà uniforme, partita localmente sull’asse Torino-Prato-Napoli e adesso coordinata a livello nazionale. In questa forma si presenterà domani all’assemblea. Per i giovani che confluiranno da tutta Italia, l’appuntamento è alla Nuova fiera di Roma per le 9, un’ora prima dell’inizio dei lavori «in modo da incrociare i delegati» – spiega a Europa il torinese Diego Sarno, ormai presenza fissa a Piazzapulita, su La7, in rappresentanza del movimento.

Ma incrociarli a quale scopo? «Noi non siamo delegati e quindi non possiamo intervenire – chiarisce Sarno –, ma cercheremo un modo per farlo: o direttamente oppure indirettamente, se ci sarà qualche delegato che vorrà portare la nostra voce nell’assemblea». La loro voce l’hanno riassunta in un volantino, che distribuiranno insieme alle magliette su cui campeggerà lo slogan «Siamo più di 101». Nel volantino manifestano innanzitutto il loro dissenso nei confronti delle modalità e delle prospettive con cui è stato formato il governo Letta. «Abbiamo di fronte un governo politico a tutti gli effetti – si legge –, strutturato in 21 ministeri, con un programma molto ambizioso e l’intenzione di costituire una convenzione per le riforme istituzionali. Non certo un breve governo di scopo come da noi richiesto».

Fin qui la critica. Ma, ci tengono a sottolinearlo dati i molti rimproveri che hanno ricevuto in questo senso, «OccupyPd non è solo protesta, ma anche proposta». Sono quattro le istanze che cercheranno di far votare all’assemblea, come documento unico oppure punto per punto. Innanzitutto il reset della dirigenza: «Dopo le dimissioni di Bersani – scrivono nel volantino – pensiamo sia necessario un segnale conseguente e uguale da parte di tutta la dirigenza, dal nazionale al locale. Sarebbe una presa di coscienza politica e lancerebbe la nuova fase costituente del nostro partito, attraverso un congresso aperto a tutti i livelli».

Il congresso aperto, appunto, è la seconda richiesta di cui si fanno portatori. «Vogliamo che il prossimo segretario sia di nuovo eletto con lo strumento delle primarie. Vogliamo un congresso per tesi politiche, non per persone». Sempre nel volantino, ribadiscono di non essere una corrente né un gruppo a sostegno di una specifica mozione. Chiedono che i circoli eleggano i loro rappresentanti a tutti i livelli e invocano maggiore inclusività e chiarezza, rispettivamente come terzo e quarto punto: «Vogliamo che il partito si apra ancora di più alla società civile – scrivono –, vogliamo fortemente che si faccia chiarezza circa i tempi, i temi e le modalità del nostro impegno nel governo Letta-Alfano».

In quello che vedono come il primo appuntamento verso la loro riunione nazionale del 19 maggio prossimo, a Prato, i ragazzi di OccupyPd intendono esprimere la loro «progettualità di rilancio del Pd. Perché – concludono – è stata quella, sin dall’inizio, la nostra priorità».

@Vi_Cos

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  • http://www.facebook.com/cbellavita Claudio Bellavita

    Il circolo 1 del PD di Torino raccomanda all’assemblea
    nazionale del PD che nelle norme del congresso che bisognerà convocare, sia
    rigorosamente impedito di proseguire con le regole dei precedenti congressi , in
    cui la scelta dei dirigenti e dei delegati congressuali era affidata a liste
    ordinate nominativamente da non si sa chi per ogni mozione, in modo da impedire
    la scelta diretta da parte degli iscritti, che col loro voto potevano solo
    determinare il numero degli eletti per ogni mozione.: il porcellum di partito,
    insomma, e non ci stupisce che gli stessi che han stabilito questo criterio
    all’interno del PD non si siano troppo sbracciati per eliminarlo dalle elezioni
    politiche.

    A nostro parere, si tratta di un sistema feudale, in cui
    il gran vassallo nazionale designa i valvassori nelle regioni che designano i
    valvassini nelle federaziono che elencano in ordine i loro fedeli come
    candidati.

    Riteniamo anche che debba essere impedito di presentare in
    sede locale mozioni diverse concorrenti al nome dello stesso segretario: si
    tratta di vero e proprio malcostume ppolitico.

    Invitiamo il pd a uniformarsi alle regole dei partiti
    socialisti occidentali e smettere di con queste pratiche da paese arretrato in
    democrazia. Siamo pronti a uscire all’esterno con una azione di denuncia di
    questi sistemi medioevali

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