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Il cuore di Cagliari

È un noir il nuovo romanzo di Flavio Soriga, che a "Europa" racconta "Metropolis" passando dal Pd al Primo maggio
Il cuore di Cagliari

Nuova fatica letteraria per Flavio Soriga, dopo Il cuore dei Briganti – romanzo storico ambientato sull’isola di Hermosa intorno al XVIII secolo – lo scrittore sardo torna in libreria con Metropolis (Bompiani, 249 pp., 17,00 euro). Per gli amanti delle caselle e delle classificazioni, Metropolis è un noir, con tutti gli elementi classici del genere, omicidio (femminile), investigatore riflessivo e tormentato (Crissanti, capitano dei carabinieri), depistaggi, imprevisti e colpi di scena. Ma come tutti i migliori noir, la scoperta dell’assassino conta fino a un certo punto, Metropolis infatti è anche molte altre cose. Una finestra da cui guardare Cagliari, con le dinamiche tra classi sociali, i quartieri borghesi da un lato e le zone malfamate dall’altro; una guida puntuale che ci racconta di locali e ristoranti, di cucina, di strade dove passeggiare, di spiagge incantate, di paesini sperduti della Sardegna profonda, di feste e di pizzerie; ma è nelle sue pagine più felici che Metropolis diventa soprattutto una lente china sulle dinamiche della natura umana e sui suoi sentimenti più ancestrali, primo tra tutti quello della paternità. Un sentimento, questo, che alberga in molti personaggi di Metropolis e che Soriga analizza nelle sue molteplici sfaccettature; impastato di sogni per un figlio in arrivo; oppure di preoccupazioni per una figlia adolescente; di severità, per un’educazione rigida o di nostalgia per una figlia lontana. Senza mai dimenticare l’amore, protagonista di molti libri di Soriga e che anche in questo noir metropolitano trova un suo posto di rilievo.

Europa ha incontrato Flavio Soriga a Roma, reduce dall’esperienza del palco del Primo maggio a Piazza San Giovanni.

Iniziamo con un argomento non letterario, come le è sembrata la Festa del Primo maggio, va davvero abolita come hanno detto alcuni?
In Italia sembra che tutti vogliano abolire tutto, famiglia, Costituzione, asili nido, università, Primo maggio e cortei studenteschi, eppoi non si riesce nemmeno a cambiarli appena. Il Primo maggio lo pagano i sindacati, e secondo me fanno benissimo: è una festa popolare e gratuita, e si celebra la fatica di chi ha un lavoro, e di quella fatica va orgoglioso per il mondo, e l’ansia di chi un lavoro non ce l’ha, e di questa ansia non deve vergognarsi, perché non è sua la colpa, e che almeno un giorno lo si ricordi da un palco. Naturalmente, poi, tutto è migliorabile, ma da qui ad abolire ce ne passa.

Sappiamo che le vicende del centrosinistra e del Partito democratico non le sono indifferenti, come giudica questo momento politico?
Pessimo. Sono un elettore e cittadino, solo questo: e da cittadino ed elettore mi fa male il cuore a pensare che siamo in un governo con Brunetta, Alfano, la Santanchè. Poi, come tutti i democratici italiani, so accettare la situazione, e sono sollevato dal particolare, non trascurabile, che a Palazzo Chigi ci sia un galantuomo come Enrico Letta. Eppure credo che dire “non c’era alternativa” sia sempre sbagliato. Ma ci sarà tempo per tornare a parlare di questo, e dell’impallinamento di Prodi e dell’essere arrivati all’elezione del presidente con due sole opzioni possibili… per ora resistiamo, come in apnea, col cuore dolorante e gli occhi bene aperti, e speriamo bene.

Torniamo al suo libro, come nasce la scelta di scrivere un noir?
Non ne ho idea. Non riesco mai a spiegarmi, dopo, come è nato qualcosa, un’idea o una storia. Comincia con un personaggio, un luogo, una finestra aperta su un cortile dove giocano dei bambini, felici della primavera che arriva, o preoccupati che stia finendo l’estate, eppoi va tutto un po’ per conto suo.

Dalle parole di Metropolis traspare un amore profondo per la Sardegna, consapevole delle difficoltà della sua terra, ma in fondo meno arrabbiato rispetto ad altri suoi libri, quasi pacificato.
Eh, si diventa grandi. Si perde un’elezione, poi un’altra, la victoria non arriva, si impara ad accontentarsi con poco, e a trovare bello anche ciò che sembrava non bastare.

La città di Cagliari, tra i protagonisti del romanzo, appare come una donna amata ma allo stesso temuta. Perché?
Non l’avevo mai vista così. Però è possibile, sì. In fondo tutte le donne che si amano davvero fanno anche un po’ di paura: per la loro forza, perché ci possono spezzare il cuore fuggendo via, o perché possono cambiare in un modo che non avevamo previsto, e che magari non ci piace. Ma l’amore è, credo, fremere e temere, darsi sperando sempre di conservarsi un po’ distaccati, almeno un po’, per qualunque emergenza.

Crissanti, il capitano che indaga, è un personaggio che viene da lontano. Perché ha deciso di farlo tornare? Il Flavio Soriga che lo inventò aveva dieci anni di meno, in cosa è cambiato rispetto al Flavio Soriga che l’ha riportato sulle pagine di un romanzo in questo inizio 2013?
È cambiato tutto. Crissanti è malinconico ma felice. Io non sono più arrabbiato, non più come allora, e persino la Sardegna è diversa, anche se resta arrabbiata come ero io in quei giorni.

Ospite del programma di Geppi Cucciari, di Quelli che il calcio, l’anno scorso inviato per Robinson, alle spalle esperienze come autore tv. Momenti di svago rispetto al mestiere di scrivere, o una passione per il mondo della televisione?
Entrambe le cose. Mi piace, ne farei anche di più, cercando di non finire dentro il meccanismo tremendo dell’ansia da apparizione. E tenendo sempre presente che il mio lavoro è, prima di tutto, scrivere storie, per quanto assurdo possa sembrare (e continui a sembrarmi) un lavoro simile.

@alemazzarelli1

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