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Il battesimo triste dell’Alleanza dei progressisti

Clima un po' stanco a Lipsia per il lancio della nuova internazionale del centrosinistra mondiale, coi padroni di casa della Spd preoccupati per i sondaggi in vista del voto di ottobre. Parla Olaf Cramme (Policy network)
Il battesimo triste dell'Alleanza dei progressisti

Per essere insieme un compleanno e un battesimo, il clima non è stato dei più festosi. I sorrisi dei padroni di casa, i tedeschi della Spd, erano tutti un po’ tirati. C’era da festeggiare il 150esimo compleanno del loro partito, un evento di portata continentale che ha visto François Hollande e Angela Merkel condividere lo stesso palco. E c’era anche da battezzare l’Alleanza dei progressisti, la nuova “casa” dei partiti del centrosinistra globale, una valida alternativa ad una Internazionale socialista ormai sempre più imbolsita.

Ma il tutto si è svolto in un’atmosfera politica pesante. Con la Cancelliera lanciatissima verso la rielezione, e i socialdemocratici tedeschi più vicini al 20 che al 30 per cento nei sondaggi. «Nessuno si fa grandi illusioni sul risultato delle elezioni», ci racconta Olaf Cramme, direttore del think-tank Policy network. E così la due-giorni di Lipsia si è celebrata in modo un po’ stanco, senza grandi entusiasmi.

È successo allora che la star dell’evento – la grande festa dei socialdemocratici – è stata Angela Merkel, la Cancelliera trionfante, l’avversario (impossibile) da battere. Per le liturgie della politica tedesca non è strano che il capo di un partito presti omaggio al partito avversario, ma in vista del voto di ottobre qualcuno ha letto la stretta di mano tra la Merkel e i leader socialdemocratici come un assaggio della grande coalizione che sarà. «I tedeschi sembrano accontentarsi dello status quo, e non c’è paragone tra la popolarità della Merkel e quella del candidato socialdemocratico Peer Steinbrück», ci spiega ancora Cramme.

La Spd corre per la vicepremiership, si scriveva già qualche mese fa. Ma la prospettiva di una große koalition spacca la base socialdemocratica. «C’è chi dice: meglio stare all’opposizione», racconta da Lipsia il direttore di Policy Network. Un altro ingrediente che va a guastare l’umore del centocinquantenario.

L’idea di sovrapporre le due feste, così, si è trasformata in un boomerang. Il lancio della Progressive Alliance ha suscitato qualche speranza: una nuova alleanza – aperta anche ai democratici americani di Barack Obama, al Partito del progresso di un gigante emergente come l’India – sembra più adatta ai tempi che corrono della vecchia Internazionale socialista. E sembra più adatta ad accogliere il nostro Partito democratico, che l’etichetta di “socialista” non l’ha mai accettata.

Ma al di là dell’ineluttabilità della svolta, la necessità improrogabile di uno svecchiamento, a Lipsia non si sono ascoltati spunti particolarmente “nuovi”. Oltretutto la delegazione del Labour britannico – che è forse, tra i partiti progressisti europei, quello che più di altri sta cercando di aggiornare la propria proposta politica – è stata terremotata dalle notizie tragiche di Woolwich, con Ed Miliband costretto a rimpatriare in fretta e furia. Peccato, perché le idee interessanti, in giro per l’Europa e per il mondo, non mancano di certo.

@lorbiondi

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