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Il Grillo di Platone e la paura dei giornalisti

Dalla retorica della rivelazione al mito della trasparenza. Ma come spiega il Fedro il problema con la verità nasce quando qualcuno la racconta al posto tuo
Il Grillo di Platone e la paura dei giornalisti

La parola chiave del documento riservato ai parlamentari M5S e rivelato da Europa è all’ultima riga. Si tratta di un avverbio, «veramente», che illumina sullo stato d’animo che rimbalza nel triangolo Genova-Roma-Settimo Vittone. Nella “fase 2” della comunicazione annunciata via email martedì si deve far arrivare ai cittadini quel che veramente fanno i deputati grillini e che viene nascosto dai giornali.

Che i grillini abbiano un problema con la comunicazione è difficile negarlo ormai. Poco dopo l’arrivo in parlamento nasce la struttura deputata a dirigere il traffico delle dichiarazioni degli oltre centocinquanta rappresentanti. Poi viene affermato il mito fondativo dello streaming, quello sprezzante con Bersani e quello impacciato con Letta, nel mezzo la scomunica dei giornalisti precari che inventano notizie per qualche euro e a seguire il gran can can sulla diaria di deputati e senatori: sì, no, un po’. Tra piccoli e grandi incidenti di percorso, pare che il problema sia lì, nel trasformare il Verbo in verbi.

Ora, se il problema è con la trasmissione delle idee, qual è la soluzione messa a punto dallo staff dei comunicatori di Grillo e Casaleggio? Semplice: centralizzare la comunicazione tra il dentro e il fuori del movimento, produrre informazione alternativa al “sistema dei media”, mettere dei paletti: chi può parlare, quando parlare, dove e soprattutto solo con giornalisti che «non si siano dimostrati inaffidabili o in mala fede». Più che una casa di vetro sembra un fortino assediato, in cui spicca il cortocircuito tra visibilità e opacità. Vogliamo lo streaming ma le voci dei singoli vanno monitorate, “uno vale uno” ma le notizie vanno governate: «intensificheremo la presenza dei componenti del gruppo comunicazione in transatlantico e nell’atrio del palazzo» si legge nel documento che hanno ricevuto gli onorevoli M5s e «non per un’esigenza di controllo ma a garanzia dei deputati». Insomma, non ci saranno dei tutor per i deputati ma quasi.

Eppure tutte queste preoccupazioni della novità M5S per la comunicazione hanno un sapore antico. Dietro questo lambiccarsi tra far vedere, rendicontare, essere trasparenti, e al tempo stesso celare, tutelare, garantire, si intravede persino la barba di Platone. Nel Fedro è annunciata già tutta la preoccupazione inconscia che i cinque stelle vivono in queste settimane. In sintesi dice il filosofo, il problema con la verità nasce quando qualcuno la racconta al posto tuo, per come la vede e la interpreta, e che questo può anche essere sconveniente.

I giornalisti – Platone non li chiama così, ma Derrida in un gustoso libretto sì – sono traditori perché scrivono e la scrittura per natura tradisce la verità. Tutti coloro che si fidano dei giornali possono diventare «portatori di opinioni invece che sapienti» come direbbe il mitico re egiziano Thamus, alter ego di Platone e ostile alla scrittura. E allora occhio ai giornalisti.

«Vi dico come stanno veramente le cose», «dobbiamo far vedere cosa facciamo veramente». La retorica della rivelazione è un cavallo di battaglia di Grillo ma il mito della trasparenza assoluta e del controllo su qualsiasi affermazione si arena sugli scogli della comunicazione che per sua natura è una scelta, una selezione e un filtro. Parlo con te e non con altri, parlo di questo e non di quello. Può non piacere, ma l’ambizione alla verità, anzi alla Verità, rende improbo il compito della democrazia che mette in gioco opinioni da comporre più che verità da rivelare. Bollini di qualità sui giornalisti, sulle fonti, addirittura sulle stanze in cui fare interviste, non garantiranno in eterno dagli inciampi della democrazia, che esige parole, opinioni e conflitti.

@alessandrolanni

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  • Franco Olivi

    Il M5S è pericoloso per la democrazia.L’Italia non ha bisogno dell’uomo della provvidenza.Nè del piazzista,nè dei raduni di piazza ,nè del missionario.Il ricorso alle folle alle masse deve mettere in guardia.Di Mussolini dal 1920 al 1922 e di Hitler dal 1930 al 1933 nessuno avrebbe potuto immaginare o sospettare.Il fanatismo gioca brutti scherzi. Non credo a otto milioni di angioletti.Basta vedere le reazioni alla Gabanelli e a ogni critica e alla proposta di rinnovamento dei partiti.Non sono reazioni della ragione ma del fanatismo irrazionale.Grillo allora aveva vent’anni e si è formata in quel periodo la sua aspirazione missionaria e rivoluzionaria di cambiamento del mondo.Tutti coloro che volevano cambiare il mondo hanno prodotto disastri e lutti. Ma questo è diverso: ecco l’errore marchiano di sempre.Un piazzista,un demagogo che si sbraccia nelle piazze deve far paura e non tenerezza.Ci sono altri modi per rendersi utile alla società.

  • Carlo Pompei

    il m5s è criticabile per tantissimi aspetti… però sarebbe utile all’analisi domandarsi perché è nato il m5s? chi doveva rappresentare il popolo negli ultimi anni e perchè non è stato capace di farlo? La classe politica che ci hanno condotto in questa crisi è ancora al potere? Chi è il responsabile, o i responsabili, di questo disastro sociale e lavorativo?

    Fare un’analisi senza tener conto del sistema(politica italiana con i suoi scheletri) all’interno del quale si inserisce il m5s non è un analisi oggettiva ma soltanto tifo da stadio..