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Roma, la grande depressa

La Capitale va al voto per scegliere il sindaco in un'atmosfera plumbea. E chissà se ai romani piacerà il ritratto che ne ha fatto Sorrentino
Roma, la grande depressa

Roma è davvero giù di corda. Magari è possibile che l’estate, coi suoi chioschi e i suoi refoli, porti un pochettino non dico di allegria – quella sembra perduta nelle estati di molti anni fa – ma almeno di tregua, fra una botta di depressione e l’altra.

Già, perché Roma non è mai stata così depressa. Non è nemmeno più nevrastenica, uno stato che sottintende comunque una forma malata di lotta, è che è proprio a pezzi, nell’animo, nei suoi angoli, nei suoi viali. Fino a un po’ di tempo fa i romani erano tutti incazzati. Lo sono ancora, intendiamoci – come fai a non esserlo, “qui non funziona niente” et similia. Ma adesso prevale la rassegnazione. Va tutto male. Al centro come in periferia i romani non sanno più cosa pensare.

La crisi, certo, la crisi morde. Una crisi che porta sporcizia, fisica e morale, incuria, menefreghismo, che rende gli uomini lupi per gli altri uomini. Le periferie romane fanno impressione, senza anima, solo nervi. Un tempo si litigava ma si rideva. Ora si lotta per arrivare al lavoro (chi ce l’ha), si lotta per mantenere il lavoro (chi può), si lotta per arrivare a fine mese (chi ce la fa), si lotta per ricominciare il mese (chi gli va). Dove c’erano fabbrichette e laboratori ora ci sono ovunque spazi per le slot machine, e “compro oro” dove stava il fruttivendolo. Qualche punto è ancora trendy ma anche lì l’angoscia avanza.

I ricchi sembrano spariti: naturalmente sono vivi e lottano insieme a noi, ma non si sentono più, si vedono solo tra di loro, la Roma cafona appare sui siti gossippari come fosse il rettilario del giardino zoologico, fa impressione ed è buono solo per le fotografie. Gli intellettuali delle terrazze e dei ristoranti coi tavoli all’aperto hanno chiuso porte e finestre e svogliatamente riaprono i soliti libri o meglio compulsano l’ultimo modello di smartphone, ormai vanno su Wikipedia anche loro: sono padri e madri morbosamente attaccati a quei figli che dai genitori imparano poco, ragazzi romani che parlano un nuovo slang che Pasolini dovrebbe rifare tutto daccapo per venirne fuori, non sanno nulla del passato e niente del futuro. Cosa pensano?

I romani normali invece si sbattono, imprecano, si chiudono, involvono. Persino l’entusiasmo tutto de core per il nuovo papa Francesco è scemato presto, e nessuno, a Roma, legge più un giornale, conosce i nomi dei ministri, degli assessori, i talk politici non si guardano se non per prendere beffardamente nota degli svarioni dei politici credendo di coglierne le propensioni criminali.

Ora, in una primavera che sembra un tardo autunno – ci si chiede quando si potrà andare al mare – Roma va a votare per il proprio sindaco sotto un cielo plumbeo e con i polmoni gonfi di rancore. Verso “i politici”. Dicono che devono annà a casa, tutti, tutti, tutti. Marino o Alemanno o Arfio Marchini o quello de Grillo: sì, le differenze ci sono, ma che entusiasmo vuoi avere, oggi, a Roma? Ragionando un attimo, si pensa che avere ancora Alemanno sarebbe deprimente, ed è soprattutto questo a spingere su Ignazio Marino. Non c’è grande aria di lotta politica, però.

Chissà se i romani apprezzeranno il gran film di Sorrentino in cui di Roma si compiange “la grande bellezza” piegata alle follie di costosi e tristi lifting e a vacue chiacchiere di falliti ed ex belle donne, a “trenini che non vanno da nessuna parte”, come dice Toni Servillo sulla sua terrazza en face al Colosseo osservando maschi e femmine che fingono di divertirsi un mondo poggiando la manina sul fianco di chi lo precede.

Ma Roma è anche dolente come il viso di Sabrina Ferilli nel film, è intelligente come il personaggio di Verdone e sagace come quello di Servillo, ed è sempre magnifica, e lentissima, proprio come il fiume che si vede nel  film. Che, accese le luci in sala, ci riconsegna una Roma angosciata e angosciosa. E una piccola speranza che possa ancora trovare la forza per rialzarsi.

@mariolavia

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