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Il governo vara il disegno di legge sulle riforme. Ma sotto attacco c’è Napolitano

Approvato ieri dal consiglio dei ministri il ddl costituzionale che istituisce il comitato dei 40 che dovrà ridisegnare la seconda parte della Costituzione. Dura replica del capo dello stato al Foglio: non ho fissato un termine al governo
Il governo vara il disegno di legge sulle riforme. Ma sotto attacco c'è Napolitano

Largamente in anticipo sul mandato della mozione parlamentare del 29 maggio che aveva fissato al 30 giugno il termine entro il quale il governo avrebbe dovuto varare il disegno di legge costituzionale per disciplinare il procedimento di revisione della carta fondamentale.

Il consiglio dei ministri di ieri, riunitosi all’ora di pranzo, ha dato lo “start” (in tempo per la salita al Quirinale dei 35 saggi) e fissato un vero e proprio cronoprogramma. Per fine ottobre 2013 il parlamento dovrebbe approvare il disegno di legge con l’istituzione del Comitato dei 40 (20 senatori e 20 deputati) nominato dai presidenti delle camere e scelti tra i membri delle commissioni per gli affari costituzionali sulla base della consistenza numerica dei gruppi parlamentari.

Il comitato esaminerà i progetti di revisione della seconda parte della Costituzione che riguardano la forma dello Stato, la forma di governo e il bicameralismo.
Il comitato lavorerà fino alla fine di febbraio 2014; per fine maggio è prevista la prima lettura di una camera, per gli inizi di settembre la prima lettura dell’altra, per la fine di ottobre 2014 la seconda deliberazione e l’approvazione finale della riforma, quindi il referendum confermativo.

Un percorso impegnativo, alla conclusione positiva del quale il premier Enrico Letta ha vincolato la sorte del suo governo. Franceschini ha annunciato che il governo chiederà al parlamento una corsia di urgenza.

Ma ieri è stata anche la giornata di una nuova puntualizzazione di Giorgio Napolitano, dopo quella dell’altro giorno al direttore dell’Unità Claudio Sardo. Un comunicato diretto al Foglio non privo di una certa durezza.

Citando esplicitamente l’intervista a Barbara Spinelli uscita ieri sul giornale di Padellaro, il capo dello Stato ha definito un “ridicolo falso” che egli abbia mai fissato un termine alla durata del governo.

Il riferimento e’ a una risposta data dal presidente della repubblica ai giornalisti durante la festa della repubblica al Quirinale lo scorso 2 giugno, in particolare all’espressione “a termine” rilanciata dal Fatto e interpretata come riferita alla durata del governo. Il quotidiano ha replicato ricordando i titoli dei principali giornali del giorno dopo, cioè del 3 giugno, in cui le parole di Napolitano venivano lette come una temporalizzazione del governo fissata in 18 mesi.

È evidente che in Costituzione non esistono ne’ la figura del presidente del consiglio ne’ quella del capo dello stato “a termine”, così come e’ probabile che l’esigenza di dare un segnale di stabilità sia agli imprenditori sia ai mercati internazionali ha spinto il premier – e anche Napolitano – a respingere i calcoli ipotetici sulla durata del governo.

@mcolimberti

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