Cultura STAMPA

Grossman,
il canto funebre
di un cuore che si è spezzato

L'ultimo libro del grande scrittore israeliano, una sorta di ballata in due atti, è dedicato al figlio morto in guerra
Grossman, il canto funebre  di un cuore che si è spezzato

David Grossman ha scritto il suo libro impossibile, il libro su suo figlio morto, in guerra, ormai sette anni fa: l’ha scritto per imparare a capire il proprio dolore, o per disfarsene, o semplicemente per sopravvivere. Il libro si intitola Caduto fuori dal tempo (traduzione di Alessandra Shomroni, Mondadori, 182 pp., 18.50 euro), ed è una sorta di ballata in due atti, che molto deve alla poesia e molto al teatro. Forse non c’era alternativa, una scrittura ibrida, senza regole, senza precedenti, era necessaria. Raccontare in un romanzo la morte di un figlio, e il modo in cui quella morte esiste in chi è ancora in vita, sarebbe stato folle. E allora lo scrittore israeliano ha scelto un’alternativa alla narrazione. Ha scritto un canto funebre e favoloso, forse senza perdonarsi di farlo, imponendosi il conforto di una pluralità di voci che potrebbero appartenere, tutte, a lui stesso. Il libro si apre con la determinazione di un padre che decide di andare a cercare il figlio morto. Di andare a cercarlo “laggiù”. Dove la vita e la morte, forse, si sfiorano, nel luogo e nel tempo in cui un ultimo contatto è ancora possibile. Sua moglie non lo segue, e il faticoso equilibrio che insieme avevano costruito negli anni si sgretola.

L’uomo comincia a camminare, e nel suo cammino incontra altri uomini, altri padri, e altre madri. C’è uno scriba, inviato dal Duca a raccogliere le cronache della città, c’è una tessitrice di reti da pesca, c’è una levatrice e c’è un ciabattino, suo marito. C’è vecchio maestro di matematica, c’è la donna dello scriba, e poi c’è anche il Duca. Infine c’è Centauro, scrittore che non sa più scrivere, metà uomo e metà scrivania: è inchiodato al terreno, alla sua casa, alla sua immobilità.

Tutti vivono pieni della morte dei propri figli, ciò che non dovrebbe mai accadere a nessun essere umano. Eppure è così, e in un dato momento si ritrovano appresso all’uomo che aveva cominciato a camminare, tutti a interrogarsi, rimuginare, tutti a invocare e sperare l’inconcepibile, una processione di anime infrante ma non vinte. Grossman ha impiegato due anni, per scrivere questo breve libro. È stata una continua e feroce lotta, diceva qualche settimana fa al Salone del libro: come posso dirlo, e come posso non dirlo? «È solo che il cuore mi si spezza, tesoro mio, al pensiero che io… che abbia potuto… trovare per tutto questo parole», scrive Centauro.

L’arte, spiegava Grossman, per molti è in grado di fare ciò che per altri fa la religione: portarci a un millimetro da quel “laggiù”, dal punto insondabile in cui vita e morte si avvicinano in modo infinitesimale. Ecco il perché di Caduto fuori dal tempo, in fondo. Un libro colmo di dolore, ma leggiadro, che commuove ma non angoscia. Una prova di grande classe.

@giovdoz

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