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Filippo, l’ultimo re del Belgio?

Il 21 luglio il principe del Belgio diventa re, succedendo al padre Alberto. Ma i nazionalisti fiamminghi annunciano battaglia: non rinunciamo alla secessione
Filippo, l'ultimo re del Belgio?

La notizia potrebbe far sorridere altrove in Europa, ma non in un paese in cui su un tema del genere domina una serietà densa di preoccupazioni. Il nuovo re del Belgio potrà controfirmare le leggi varate dal parlamento con entrambe le versioni del suo nome di battesimo: quella francofona, Philippe, e quella fiamminga, Filip. Per renderlo possibile il governo ha deciso di modificare in fretta e furia la legge che regola le “funzioni amministrative” della monarchia in vigore dal 1961.

Dopo la decisione – arrivata all’inizio del mese – da parte di Re Alberto II di abdicare in favore del figlio a causa dell’età avanzata e di diversi problemi di salute, la macchina organizzativa istituzionale si è infatti mossa con sorprendente rapidità per un paese noto per le sue ricorrenti e estenuanti impasse: nel 2010 ha stabilito il non certo invidiabile record europeo di oltre 500 giorni senza governo. Tutto dovrà infatti essere pronto per il 21 luglio, giorno in cui ricorre, almeno sul calendario, la festa nazionale, in cui si svolgerà la cerimonia della successione e il trono passerà, dopo più di vent’anni di regno, da Alberto, 79 anni, al suo primogenito Filippo, di 53 anni.

Ma già prima che le tradizionali salve di cannone suggellino in quel giorno il giuramento del nuovo re di fonte alle Camere riunite, dei boati sordi stanno scuotendo il cielo della politica belga. Questo perché se Alberto succedette a Baldovino, il più celebre tra i monarchi begli del Novecento, nel 1993, vale a dire in un’epoca in cui il processo del paese verso uno Stato federale era al suo debutto e sembrava annunciare una nuova stagione di armonia o perlomeno di “convivenza pacifica” tra le comunità vallone e fiamminga, l’orizzonte che attende Filippo è invece quello di una società sempre più divisa lungo le linee delle appartenenze linguistiche e comunitarie.

Così, mentre nella parte meridionale e francofona del paese ci si prepara all’evento in un clima di festa, celebrando in tutti i modi la casa reale – lunghi speciali televisivi, numeri “hors série” dei magazine più popolari, cartoline con le immagini del nuovo re e della consorte Matilde –, i nordisti delle Fiandre affilano i coltelli preparando a loro modo un benvenuto dal sapore decisamente ostile. I nazionalisti fiamminghi – poco importa se federalisti o indipendentisti, moderati o radicali – considerano infatti la monarchia come una sorta di prodotto d’importazione francese e non hanno mai nascosto la loro fede repubblicana. Inoltre, il re è indicato da sempre come il principale garante dell’unità nazionale del paese: facile immaginare quali atteggiamenti ciò possa indurre tra coloro che hanno a lungo agitato lo slogan “België? Barst!” (Il Belgio? Che crepi!).

Perciò, ancor prima che il principe Filippo assuma le sue funzioni reali, dalla Nieuw-Vlaamse Alliantie (la Nuova alleanza fiamminga, il partito di maggioranza relativa delle Fiandre, oltre il 30% dei consensi raccolti) e dal nuovo uomo forte della comunità fiamminga, il leader della Nva Bart De Wever, eletto borgomastro di Anversa lo scorso ottobre, è venuto un chiaro avvertimento: il nuovo volto della monarchia non ci farà recedere dalla volontà di separare sempre più nettamente fiamminghi e valloni.

E, tanto per chiarire subito le proprie intenzioni con il nuovo venuto, la Nva ha presentato in questi giorni un progetto che prevede una riduzione sistematica del ruolo del re nella vita politica del paese – i giornali belgi l’hanno definita un’idea di «monarchia protocollare» – e un drastico taglio ai finanziamenti pubblici destinati alla famiglia reale. Questo, oltre a ribadire, come del resto è già in parte previsto dalle norme in vigore, che il sovrano, coinvolto nella formazione e nelle scelte dell’esecutivo belga, non ha invece nulla a che fare con il governo della regione delle Fiandre.

Del resto, se tra i commentatori internazionali c’è chi ritiene che il rinnovamento della monarchia possa servire come estremo simbolo di coesione di un Belgio ormai sull’orlo della separazione, si deve ricordare come invece nelle Fiandre si commemori ancora oggi la cosiddetta battaglia dello Sperone d’oro che vide i soldati fiamminghi schiacciare l’armata francese non lontano dalla località di Courtrai. Era l’11 luglio del 1302 ma per qualcuno, evidentemente, sembra ieri.

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