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Il diritto alla salute non è una spesa

Giusto vietare il fumo nei luoghi pubblici, come la scuola, ma la prevenzione deve diventare una strategia dell'azione politica

Finalmente si legge una notizia positiva (almeno in parte) per la salute degli italiani: il governo ha dato il via libera al disegno di legge del ministro della salute che vieta completamente e a tutti il fumo in ogni spazio scolastico, inclusi cortili e giardini. In realtà, il divieto era già previsto dalle legge Sirchia del 2003 ma, ad oggi, era per lo più disapplicato. Quindi, bene ha fatto il ministro Lorenzin a volerlo ribadire con fermezza con un testo ad hoc.

La scuola è un luogo di educazione e formazione.

Ci aspettiamo presto che tale divieto venga esteso anche in altri ben più ampi frequentati luoghi, per esempio, negli stadi durante le partite di calcio o nei concerti.

Aver stralciato, però, dal testo del ministro (che nella versione iniziale lo prevedeva) la parte che riguarda il divieto di fumare in auto, in presenza di bambini o donne in gravidanza, è una scelta che potrebbe costarci molto cara. Non è possibile mediare sulla salute di bimbi e donne incinte.

Il tema riguarda la libera determinazione di ciascuno di fumare nell’abitacolo della propria vettura e nessuno mette in discussione il personale (e sacrosanto!) diritto di decidere e di autodeterminarsi,  ma, una riflessione va fatta: nell’abitacolo, stretto e, a volte poco arieggiato (sappiamo che con i bimbi a bordo non apriamo completamente i finestrini per via della “troppa” aria che potrebbe entrare…), non sarebbe forse il caso di istituire delle regole di condotta adeguate e valutare in un secondo momento gli “interessi” in gioco?

L’abitacolo si dimostra essere un luogo/non luogo, come un limbo sospeso, dove non trovano spazio le regole sulla salute, sulla convivenza civile, dove chi è deputato a controllare, vegliare, sanare, non può intervenire.  L’abitacolo dell’auto è il porto franco delle regole: nessuno può interessarsi se ci stiamo intossicando o, fatto ancora più grave, se stiamo intossicando un bambino. Il piccolo passeggero, fino a prova contraria, non gode della libertà di scelta dell’adulto di scendere dall’auto, per respirare un’aria, se possibile, meno tossica o un po’ più leggera.

Ebbene, nell’abitacolo decidono i “grandi”. È sufficiente che sia così?

Per ora, si è deciso di lasciare aperto il dibattito su questo aspetto, anche in parlamento, a noi cittadini non resta che informarci, capire, informare, sensibilizzare tutti: istituzioni comprese.

Ci fa ben sperare e sorridere la notizia che il sindaco Bloomberg di New York abbia fatto un’esplicita esortazione ai suoi cittadini a salire le scale a piedi, anziché servirsi dell’ascensore. E se lo fanno con i grattacieli che si ritrovano, saranno davvero un passo avanti a noi. Gli stili di vita nel nostro paese sono ancora qualcosa su cui fare chiacchiere e non applicare regole.

Da ex parlamentare impegnata da anni su questo fronte, nutro un forte desiderio che condivido con sempre più cittadini e non solamente dai più o meno soliti “addetti ai lavori”: diffondere la difesa di stili di vita salutari nelle prassi e non solo in termini di prevenzione per una riduzione delle spese sanitarie. Vivere meglio non è solo (ed auspicabilissimo) obiettivo tecnico per una migliore appropriatezza per la sostenibilità del Ssn, ma una scelta di futuro per tutti. L’informazione su questi temi ha fatto molto: pensiamo alla lotta contro l’obesità infantile sempre più presente nelle azioni concrete della politica e della scuola. A molto sono serviti i dibattiti, a molto serve informarsi.

Oggi non possiamo più permetterci di scollegare gli obiettivi economici di governo dalle scelte di salute pubblica. Non possiamo più rinviare scelte strategiche nell’azione politica dove il tema della salute non sia legato strettamente al diritto a un ambiente più sano e a stili di vita migliori per tutti: bambini, adulti, anziani. Torniamo a parlare di diritto alla salute tramite la prevenzione e non più (e non solo!) di spesa sanitaria.

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