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Governo McKinsey

Il “ministro dell’economia” di Matteo Renzi ha parlato ieri del suo programma di rilancio tra privatizzazioni, tagli mirati e welfare
Governo McKinsey

Un quarto di secolo in McKinsey, antica e prestigiosa multinazionale yankee della consulenza strategica alle imprese, un’azienda delle aziende che da quasi novant’anni “produce” il management o supporta quello esistente nei colossi mondiali di ogni settore produttivo. Ieri, Itzhak Yoram Gutgeld, deputato Pd che si sta costruendo una posizione da “ministro dell’economia” di Matteo Renzi, ha presentato a Roma il suo “rilancio economico che parte da sinistra” dal sottotitolo eloquente: “Come far ridere i poveri senza far piangere i ricchi”.

Poco meno di un’ora per spiegare le linee guida di un programma (a novembre diventerà un libro) che, pur senza aver ricevuto un abbraccio esplicito da parte di Matteo Renzi, ha richiamato un via vai di componenti della corrente vicina al sindaco di Firenze: dal ministro Graziano Delrio a Paolo Gentiloni, e poi Lorenza Bonaccorsi, Ernesto Carbone, Stella Bianchi, oltre a Dario Nardella che, insieme a Gutgeld, ha organizzato la mattinata. Ospiti dell’incontro il presidente di banca Mps, Alessandro Profumo (ex McKinsey) e Fabrizio Landi, membro dei consigli di amministrazione di Menarini ed Esa Ote.

Gutgeld ha chiarito subito la natura cross-ideologica del suo programma aggredendo i luoghi comuni sul rapporto tra spesa pubblica, debito e crescita di destra e di sinistra. Se da una parte «occorre una nuova matematica politica. Bisogna far passare il concetto che i privilegi regalati non sono più diritti difendibili», necessità che richiede «una riforma costituzionale che consenta di smontare i privilegi acquisiti», dall’altra Gutgeld spiega che «uno sviluppo con più equità, una crescita fondata su uno stato sociale, se gestiti bene, possono essere motore di sviluppo».

In concreto tagli alle cosiddette “pensioni d’oro” per finanziare l’inserimento di 500mila giovani nel mondo del lavoro anche grazie all’introduzione di un contratto unico a garanzie crescenti. Misure per la riduzione del gap tra le tasse pagate dal cittadino e il godimento dei servizi sociali. Una parola su tutte: efficienza.
Capitolo a parte quello sugli investimenti pubblici: «Dal 2000 al 2010 abbiamo investito per 10 miliardi, più della Germania, ma spendendo male». Il ragionamento è semplice: la spesa corrente è migliorabile, mentre alcuni investimenti pubblici, tradizionalmente considerati traino dell’economia nei periodi di crisi economica, hanno avuto risultati catastrofici.

Un provvedimento immediato, sul quale Gutgeld ha fatto capire che potrebbe essere ingaggiato anche il governo Letta, è il taglio dell’Irpef di 100 euro al mese alle fasce medio-basse. Una misura che potrebbe essere finanziata attraverso la privatizzazione del patrimonio pubblico, non solo quello immobiliare, ma anche quote di Eni ed Enel.
Un programma che richiede, per essere realizzato, di risolvere «il problema dei problemi dell’Italia, quello della qualità della sua classe dirigente». Un’idea in proposito Gutgeld sembra averla. «Ci servono 10 ministri che assomiglino ad amministratori delegati come quelli che abbiamo qui» ha detto indicando Profumo e Landi. Un’idea di classe dirigente che assomiglia tanto a un’idea di esecutivo.

@unodelosBuendia

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