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Riforma elettorale, per i saggi la proposta Violante è l’unica praticabile

Abbastanza ambigua tra maggioritario e proporzionale per mettere d'accordo tutti. Ammesso che il clima politico regga
Riforma elettorale, per i saggi la proposta Violante è l'unica praticabile

Il loro mandato scade a metà ottobre, ma probabilmente già a fine settembre saranno in grado di consegnare il loro dossier al comitato formato dai componenti delle commissioni affari costituzionali di camera e senato. Sono i 35 saggi nominati da palazzo Chigi per provare a trovare una sintesi sul tema delle riforme istituzionali e facilitare così il confronto tra le forze politiche. Ovviamente, a meno di una precipitazione della crisi ed eventuali elezioni anticipate. D’altra parte, non sarebbe la prima volta che, a fronte di un accordo vicinissimo sul merito, non si riuscisse a cambiare la legge elettorale e la seconda parte della Costituzione a causa dello stop imposto dai partiti.

Come detto, però, i saggi hanno continuato a lavorare fino a fine luglio e anche durante le vacanze agostane i sette redattori, che sono stati affiancati ai 35 componenti iniziali della commissione, si sono impegnati a mettere nero su bianco un testo, che presenteranno probabilmente a inizio settembre. Su questo si confronteranno e ciascuno potrà anche far segnare posizioni in dissenso. Che, probabilmente, non mancheranno.

È soprattutto sulla forma di governo che si notano le distanze maggiori, tra chi preferirebbe un rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e del premier (più apprezzato tra gli esperti di area di centrosinistra) e chi, invece, punta direttamente a una forma di presidenzialismo (i saggi vicini al centrodestra). Ma non manca anche chi – soprattutto nell’area più a sinistra – ha dato l’impressione ai suoi stessi colleghi di lavorare per allontanare piuttosto che per avvicinare le posizioni di tutti.

Ufficialmente, la commissione non si occupa di legge elettorale. Quanto meno, non di quella soluzione transitoria che dovrebbe far superare immediatamente il Porcellum, bensì solo di quella definitiva, che verrà in coda alle riforme costituzionali. E, in questo caso, sembrerebbe prevalere un orientamento favorevole al maggioritario a doppio turno: ma il tema resta molto aperto.

Tuttavia, l’arrivo della proposta del “collega” Violante (correggere il Porcellum introducendo uno sbarramento al 5 per cento, attribuendo il premio di maggioranza solo a chi supera il 40-45 per cento o, in caso contrario, a chi prevale in un apposito secondo turno) non ha mancato di far discutere tra di loro anche i saggi. E il giudizio che se ne dà è in larga parte positivo. Non tanto per la soluzione in sé, quanto piuttosto per il carattere di “ambiguità” che mantiene, in grado di accontentare sia i proporzionalisti che i maggioritaristi. Anche se questi ultimi, pur vedendo con favore l’introduzione del doppio turno, temono che l’introduzione di sbarramento e premio di maggioranza portino verso una proporzionalizzazione permanente del sistema, dalla quale sarà difficile tornare indietro.

@rudyfc

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