Interni STAMPA

Renzi e Veltroni per un Pd «cool» che faccia dimenticare Bersani

I due sanciscono la ritrovata intesa al Tempio di Adriano. E spingono sui temi che appassionano entrambi: dal partito riformista e innovativo, alla coincidenza tra segretario e candidato premier
Renzi e Veltroni per un Pd «cool» che faccia dimenticare Bersani

Walter Veltroni cita il video ritrovato ieri da Europa per ricordare la comune ispirazione ulivista. Matteo Renzi lo indica come il suo primo punto di riferimento politico-letterario, ricordando Il sogno spezzato come il libro che lo ha avvicinato all’impegno pubblico. Le polemiche sulla rottamazione che li hanno separati alle primarie dello scorso autunno risuonano come un’eco ormai lontana, all’interno di un Tempio di Adriano pieno (ma non troppo, a causa anche dell’ora proibitiva) di sostenitori finalmente felici di vederli fianco a fianco: anche molti di loro, qualche mese fa, hanno dovuto scegliere tra l’uno e l’altro, e non era stata una scelta semplice. Ora veltroniani e renziani (doc e qualche ultimo arrivato) siedono felici gli uni accanto agli altri come i rispettivi leader. A osservarli ci sono pochi “esterni” alle rispettive componenti (si fa notare solo la portavoce di Rosy Bindi).

Adesso Veltroni è costretto a riconoscere che Renzi si era posto sin dall’inizio sul binario giusto, quello di un partito riformista e “leggero”, mentre il sindaco di Firenze non infierisce su quella separazione, d’altra parte anche lui aveva avuto le sue responsabilità: «Sto riflettendo molto su me stesso – ammette – alle primarie non sono riuscito a comunicare bene la mia idea di cambiamento».

Il resto è tutto un gioco di sponda tra i due. In parte concordato già nel pranzo faccia a faccia che ha anticipato la presentazione pubblica del libro di Enrico Morando e Giorgio Tonini, L’Italia dei democratici. Dall’attacco al partito solido («Ha perso tre milioni e mezzo di voti ed è passato da 800mila a 250mila iscritti», ha ricordato Veltroni; «Produce risultati leggeri», ha concordato Renzi) alla spinta riformista e innovatrice che deve animare il Partito democratico, passando per il dito puntato contro le correnti («Giustiziano il pluralismo» per Veltroni; «Farsi chiamare con il cognome di un altro è una sconfitta per una persona», va più a fondo Renzi). Dal Lingotto, ricordato da Renzi come «punto di riferimento», al Tempio di Adriano il passaggio di staffetta tra i due riesce alla perfezione. Anche se Veltroni ci tiene a puntualizzare che non si tratta di una storia che prosegue, ma che si tratta semmai dell’inizio di una storia nuova.

Certo è che l’obiettivo numero uno è fare dimenticare la parentesi bersaniana, sulla quale il giudizio di entrambi concorda alla perfezione. «Nel 2008 votare per il Pd era cool», ricorda Renzi, mentre «negli ultimi anni» sembrava una scelta di cui vergognarsi. «Bersani diceva di non voler vincere sulle macerie, io vorrei vincere per ricostruire le macerie». E il sindaco si permette qualche stoccata diretta a Stefano Fassina («Lui e Brunetta sono sempre i primi a fare i comunicati contro di me»). Ma è Veltroni stesso a voler frenare gli istinti più battaglieri del rottamatore, stimolati dal “circo mediatico”, invitandolo a mandare anche «messaggi inclusivi» oltre che di innovazione: «Il rispetto delle opinioni degli altri – ricorda – fa parte del modo stesso di interpretare l’identità del Pd». E Renzi recepisce, seppure a modo suo: «È normale che anche le idee diverse dalle mie abbiano piena cittadinanza nel Pd, non direi mai che valgono il 2 per cento, come ha fatto qualcuno».

Veltroni dà man forte alla battaglia di Renzi affinché le figure di segretario e candidato premier coincidano, come da lui stesso voluto nello Statuto del Pd. «Sarebbe sbagliato – spiega – riproporre l’idea di una divisione di compiti tra persone che provengono da storie politiche diverse». Insomma, agli ex Ds il partito e agli ex Margherita il governo. Ma, quel che più preme al primo segretario dem, «non è possibile dire che si partecipa alle primarie e se si perde si fa la scissione». Renzi, dal canto suo, ribadisce la sua idea: «Cambieremo l’Italia se riusciremo prima a cambiare noi stessi. Il congresso deve servire a questo».

Sui rapporti con il premier Enrico Letta, infine, Veltroni ribadisce quanto già detto alla Festa di Genova, sollecitando un gioco di squadra che coinvolga entrambe le due “punte” del Pd. Renzi, dal canto suo, evita accuratamente qualsiasi tono polemico. Prova perfino a ridimensionare quel «li asfalteremmo» rivolto al Pdl in caso di elezioni anticipate. L’unico appunto è rivolto a chi spera di «incrociare la ripresa» solo grazie alla stabilità di governo: «La stabilità non è un autobus che si può prendere così – spiega – ma va costruita con riforme radicali».

@rudyfc

TAG:
  • paolo.ottoboni

    Riformista, innovativo. Tutte parole vuote che non dicono niente di per sè. Bisogna vedere le idee e i contenuti concreti. Quelli di Veltroni non si sono mai visti, a parte l’idolatria per Clinton, la nomina di Jovanotti come responsabile culturale, il cinema e il calcio. Uno specialista in aria fritta. Quelle di Renzi sono del tutto misteriose, a parte il look e il marketing da americano e dubito molto che dietro le battute ci sia sostanza.

    • Emilio

      Ancora aspettiamo i contenuti di Bersani. Batti un colpo quando li trovi.

      • Anna Borroni

        Bravo Emilio concordo

      • Tommaso Rimondi

        se non sai come replicare su Renzi, non cercare di mascherarlo nominando Bersani.

    • Kimor Rossi

      bravo sig Ottoboni io a renzi direi vaffan cool.

  • Pingback: Pd: rottamazione e' lontana, 'passaggio testimone' Renzi-Veltroni – AGI – Agenzia Giornalistica Italia - Notizie, musica e informazione - Sempre con te! - ILCommentario.com

  • Pingback: «'A Renzi, facce Tarzan» – Altro Quotidiano - Notizie, musica e informazione - Sempre con te! - ILCommentario.com

  • diego

    Vedremo al congresso se quelle di Renzi sono parole vuote. Rassegnatevi incalliti bersaniani, perché avete mandato il PD a farsi smacchiare dal caimano e ora volete ancora dare lezioni…

  • Franco Olivi

    Ancore si insiste sul risultato deludente delle elezioni passate.Se siete persone serie e soprattutto oneste dovete riconoscere che Renzi ha avuto un ruolo fondamentale nell’affossare il PD delegittimandone la dirigenza alla quale ha attribuito la responsabilità della ” disfatta” italiana,della crisi,della crescente immoralità e così via. Grillo ha trovato davanti a sè un’autostrada aperta. Renzi è stato creduto più di tutti gli avversari di Bersani e soprattutto del PD. Se non si parte da quest’autocritica e dal pentimento che significa riconoscimento dell’errore,non si andrà lontano. Infatti le critiche a Renzi sono molto più fondate: un parolaio e un imbroglione superiore allo stesso Berlusconi e a Grillo. Tutti e tre accomunati dalla cialataneria di voler cambiare l’Italia e dalla incivile insolenza verso gli avversari,dall’insulto e dal vittimismo risarcitorio.

    • Barone Barolo

      No.
      Alla fine delle primarie, il PD era dato al 40%.
      Tra le primarie e le elezioni, Renzi ha evitato qualunque scontro o cenno critico.
      Indi, Bersani il consenso lo ha dilapidato da solo. Del resto non si è mai vista campagna elettorale più insignificante: colpa di Renzi anche quella?

    • Valentino Vilfredo Monfreda

      Bersani è una mummia, anche io votai la mummia.

    • Kimor Rossi

      Sig. olivi lei ha ragione da vendere; le primarie e la campagna impostata da renzi contro bersani individuato come vecchio da rottamare ha creato nell’elettorato l’impressione che bersani e il PD rappresentasse il vecchio ancor più da buttare rispetto al berlusca e grillo ci ha marciato sopra. A farci perdere la maggioranza al senato è stato RENZI::::::::::::::::: e le sue battute da campagna elettorale.

  • Pingback: Renziamo insieme | pensieri sottovuoto