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La vendetta di Dan, l’angelo custode di Barack Obama

Dan Bongino, ex-guardia del corpo del presidente, si candida per la camera. Con un programma tutto antipolitica, contro la "bolla" che è diventata Washington e dentro la quale vive la Casa bianca
La vendetta di Dan, l'angelo custode di Barack Obama

Eccolo mentre tiene aperta la portiera della “bestia”, la limousine presidenziale. Completo grigio scuro a righine che veste un corpo atletico, capelli imbrillantinati, piccoli occhiali da sole avvolgenti, sguardo concentrato. “Copre” Barack Obama che, con aria assorta, entra nell’immensa Cadillac blindata. Un’altra foto: Obama tra la folla, in maniche di camicia e cravatta, e al suo fianco l’angelo custode in abito scuro, senza cravatta, l’aria rilassata.

Un’altra immagine: il presidente si toglie la giacca, spicca la cravatta rossa sulla camicia bianca, mentre entra nella limo nera, e intorno a lui un grappolo di guardie del corpo, tra le quali una che vigila con lo sguardo rivolto verso l’alto. È ancora lui, Daniel Bongino, newyorkese, 38 anni, dodici dei quali trascorsi nell’Us Secret Service, cinque, dal 2006 al 2011, nel corpo di élite della Presidential Protection Division, prima con il presidente George W. Bush, poi con il presidente Obama. Italo-americano, carnagione scura, tanto che, con intenti non proprio simpatici c’è chi l’ha definito “black” per poi scusarsi con lui per l’errore “etnico”, non ha niente in comune con il presidente nero.

Dan Bongino è un conservatore e l’ha dichiarato quando ha lasciato il corpo dei servizi segreti per buttarsi nella carriera politica. Come repubblicano, appunto. Ma soprattutto come anti-politico, giocando la carta di chi Washington dice di conoscerla dall’interno, perché l’ha osservata con l’occhio minuzioso e malizioso dell’agente segreto e nessuno più di lui sa quanto la capitale sia diventata una “bubble”, una bolla opaca sotto cui brulicano lobbisti, cordate, consulenti, burocrati, faccendieri che circondano il presidente isolandolo dal mondo reale e distorcendogli la visione della realtà e dunque inducendolo in errore.

Eppure in quella Washington corrotta, Dan intende tornare. Ci ha provato lo scorso novembre, candidandosi per il seggio senatoriale del Maryland contro il potente senatore in carica, il democratico Ben Cardin. E adesso ci riprova, candidandosi alla camera dei rappresentanti per il seggio del sesto distretto del Maryland. Ha il sostegno di Sarah Palin e gode dell’onda di simpatia raccolta tra i conservatori, in minoranza in questo stato blu, grazie alla campagna elettorale condotta lo scorso anno. Quella campagna fu preceduta dalla pubblicazione di un libro autobiografico incentrato sulla sua esperienza a Washington dal titolo “La vita dentro la bolla”, con sottotitolo “perché un agente dei servizi segreti di alto rango se ne scappato via da tutto questo”.

Dunque, a Washington contro Washington. Il suo programma potrebbe ben figurare nell’antipolitica nostrana. Ruota intorno a quattro punti: dimezzamento dello stipendio parlamentare, metà del quale sarà donato per iniziative caritatevoli, «il che riporterà i soldi di te contribuente nell’economia privata»; limite di sei anni di permamenza nella camera dei rappresentanti (il mandato dura due anni); voto contrario a qualsiasi iniziativa di legge che esenta la classe politica dagli effetti della legge stessa; soggiorni all’estero unicamente «per scopi documentati, legittimi, spiegabili in anticipo». Insomma niente vacanze a sbafo.

A parte questi buoni propositi e le sue tirate contro Obama e contro Washington, non c’è molto di più nel programma di Dan. Per le sue chance vale di più il quadretto familiare con Paula, origini colombiane, e le loro due figlie e la loro attività nella comunità di San Giovanni Evangelista. Ma alla fine le vere carte da giocare sono le sue immagini con Bush e Obama e i suoi racconti dentro il perimetro esclusivo del potere, come l’intervista rilasciata a Muscle & Fitness, nella quale parla del suo amore per le arti marziali e di George Bush, che lasciava con le lingue di fuori tutti gli agenti che pedalavano con lui, ma non il furbone Daniel che seguiva il drappello a bordo di un furgone.

@GuidoMoltedo

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