Cultura STAMPA

“Vado a scuola”, storie (senza retorica) di bambini invincibili

Nelle sale italiane un documentario girato con maestria da Pascal Plisson in cui non c'è spazio per il pietismo: dal Kenya al Marocco, dall'India all'Argentina il racconto di chi fa chilometri per studiare. E si sente fortunato
"Vado a scuola", storie (senza retorica) di bambini invincibili

Qualche anno fa un documentario americano, Waiting for Superman di Davis Guggenheim (il regista premio Oscar per Una scomoda verità), mi fece piangere di rabbia e frustrazione, davanti al modo in cui il sistema scolastico americano escludeva di fatto molti dei cittadini più poveri dalla possibilità di ricevere un’istruzione adeguata, trasformando il servizio pubblico in una lotteria. Ieri ho pianto davanti ad un altro docufilm appena uscito nelle nostre sale, Vado a scuola di Pascal Plisson: ma questa volta è stata commozione, e gioia.

Vado a scuola segue una manciata di bambini che in Kenya, Marocco, Argentina e India, percorrono distanze immense con il solo scopo di raggiungere la loro scuola. Ci sono Jackson, 11 anni, e la sorellina Laila, che ogni mattina si svegliano alle 5:30 e attraversano la savana per 15 chilometri (all’andata, altri 15 al ritorno) fino ai banchi scolastici. C’è la 12enne Zahira che ogni lunedì, insieme alle sue amiche Zineb e Noura, percorre 22 chilometri con una gallina nella sporta (il perché lo scopriremo strada facendo) fino all’istituto dove studierà per il resto della settimana.

Ci sono l’11enne Carlos e la sorellina Micaela, che per andare a scuola cavalcano attraverso la Patagonia per 18 chilometri, e il 13enne Samuel, che di chilometri ne percorre “solo” quattro: ma sono a dorso di una sedia a rotelle, spinta dai fratellini Gabriel ed Emmanuel, uno davanti e uno di dietro. La scena più bella è quella in cui uno dei fratellini, dopo quello sforzo immenso, abbraccia stretto Samuel e non vuole staccarsi da lui.

Nessuno di questi bambini protesta mai per la fatica del viaggio, nessuno maledice la propria sorte. Sono tutti egualmente consapevoli che andare a scuola, in certe situazioni socioeconomiche, è un privilegio, e avere genitori che, nonostante la povertà e l’arretratezza, considerano l’istruzione dei propri figli una priorità, è un vero colpo di fortuna.

Non c’è un solo momento, in questo documentario girato con maestria ed esteticamente incantevole, in cui il pietismo trovi spazio. La realtà difficile di questi bambini è colorata, vitale, gioiosa, la loro sfida quotidiana una dichiarazione di ottimismo programmatico siglata ogni mattino da un sorriso pieno di fiducia in se stessi, nella propria capacità di farcela, almeno fino a scuola.
E quella che potrebbe diventare facilmente retorica si trasforma in poesia.

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