Cultura STAMPA

La strana storia del San Carlo di Napoli

La strana storia del San Carlo di Napoli

La sovrintendente del teatro di San Carlo Rosanna Purchia, a meno di sei ore dall’orario previsto per l’inizio del concerto inaugurale della stagione sinfonica che vedeva la presenza del presidente della repubblica, dopo avere atteso invano una comunicazione da parte dei lavoratori riuniti in assemblea permanente dichiara che «un palcoscenico non allestito e l’impossibilità di effettuare le prove programmate nel corso della settimana rendono impossibile l’esecuzione del programma previsto o di qualsiasi altro programma sostitutivo che sia all’altezza dei livelli professionali e artistici delle maestranze e delle aspettative del pubblico».

È di ieri il comunicato stampa che annunciava l’annullamento ufficiale del concerto previsto per il 28 e 29 settembre, alla presenza del capo dello stato, a Napoli anche per celebrare i settant’anni delle Quattro Giornate.

Doveva andare in scena Per Gesualdo da Venosa diretto dal maestro Gabriele Ferro, un tributo al principe e musicista Carlo Gesualdo da Venosa, di cui ricorre il quattrocentesimo anniversario della morte.

Ma l’assemblea dei lavoratori della fondazione ha deliberato il protrarre lo stato di agitazione, per protestare contro il decreto legge “Valore cultura”, approvato dal consiglio dei ministri il 2 agosto e contenente disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attivita culturali e del turismo.

Il provvedimento, che ha ottenuto giovedì scorso il vallo dal senato, è ora in attesa dell’approvazione della camera e l’8 ottobre prossimo dovrebbe diventare legge dello stato.
Tutti d’accordo? Niente affatto. Dalla Scala di Milano e dal Piccolo Teatro si grida allo scandalo e uno striscione con su scritto “Napoli umiliata dal decreto Valore cultura” campeggia sull’ingresso del San Carlo.

Primo bersaglio la norma secondo la quale le fondazioni di spettacolo pubbliche vengono equiparate agli enti della pubblica amministrazione, inserite cioè nell’elenco Istat degli enti soggetti ai tagli della spendig review. Da parte sua il Mibac si difende con un repentino passaggio di palla, visto che la norma incriminata è contenuta nella legge per la spending review e non già nel decreto in questione, il quale anzi avrebbe ridotto i tagli del 2 per cento.

Ma tornando ai lavoratori del Lirico partenopeo, ci piacerebbe essere aggiornati sulle proposte-soluzioni emerse da una sì lunga assemblea, e magari sapere anche perché non hanno optato per quall’antico strumento di lotta che è lo sciopero, semplicemente, con tutte le conseguenze che questo avrebbe comportato, a cominciare dai loro introiti.

Da parte sua la sovrintendente Purchia, che ha indetto un cda straordinario per il prossimo 1° ottobre, si è mostrata molto rammaricata per il forzato annullamento del concerto: «La presenza prevista del Capo dello stato avrebbe infatti offerto l’opportunità di far giungere la voce dei lavoratori del teatro di San Carlo con maggiore incisività alla massima carica dello stato e ai media e di affermare il valore del nostro Massimo e delle sue Maestranze».
Un teatro, tra l’altro, che rientra tra le fondazioni virtuose, cioè in pareggio di bilancio da tre anni, e che il decreto “premia” con una quota aggiuntiva pari al 5 per cento rispetto alla quota loro spettante del Fondo unico spettacolo.

@alebrej

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  • gmn

    un pugno di sindacalisti ha dimostrato come si tiene testa ad un intero paese
    bravi!

    auguro loro una lunga e brillante carriera
    magari una carriera in una azienda privata
    dove l’irresponsabilità non è ammessa
    non tanto per motivi etici
    ma per la forza dei fatti
    niente spettacoli?
    niente soldi!