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In parlamento Pd e Pdl aprono il dossier indulto-amnistia. Ma nessuno ci crede

Dopo l'appello di Napolitano è muro contro muro. L'ombra di Berlusconi blocca tutto. Per i dem prima vanno cancellate ex Cirielli, Bossi-Fini e Fini-Giovanardi.
In parlamento Pd e Pdl aprono il dossier indulto-amnistia. Ma nessuno ci crede

Dietro rassicurazione di anonimato dal Pd e dal Pdl sussurrano di vederla allo stesso modo: «Non si farà né amnistia né indulto», prevedono autorevoli fonti democratiche. «Ci sono già abbastanza turbolenze…», concordano fonti pidielline. Indulto, amnistia: il Quirinale ha gettato il sasso nello stagno. Ma lo stagno politico di sassi indigesti ne ha già visti tanti e tanti ne ha inghiottiti e fatti sparire. Finirà così anche stavolta?

I presupposti politici di un buco nell’acqua ci sono tutti. Diceva l’altro giorno  Guglielmo Epifani, segretario del Pd, che gli atti di clemenza evocati da Giorgio Napolitano (indulto in prima battuta e, in aggiunta, amnistia) «in ogni caso non devono riguardare reati già esclusi nel passato». Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, con la coda di paglia, ci ha subito visto un altolà a norme di cui potrebbe giovarsi il Cavaliere: «Spero che il Pd non voglia tradurre le parole di Napolitano in norme contra personam».

E qui sta il punto. Nell’ultimo indulto, quello della legge 241 del 2006, governo Prodi con Clemente Mastella Guardasigilli, i reati di frode fiscale erano “indultabili”: cioè non erano inclusi nell’elenco delle fattispecie di gravi reati che venivano esclusi dai benefici della legge. In forza di quell’indulto Berlusconi ha ottenuto lo sconto di tre anni sui quattro comminati nel processo sui diritti Mediaset. Viceversa i reati finanziari furono esplicitamente esclusi dai benefici dall’ultima amnistia, quella varata nel 1990 sotto il sesto governo Andreotti, votata da tutti i partiti con l’eccezione del Msi.

Se oggi un eventuale indulto – provvedimento che estingue la pena ma non anche il reato, come invece fa l’amnistia – ricalcasse quello del 2006, i reati di frode di Berlusconi sarebbero “indultati” ma non le pene accessorie cioè l’interdizione dai pubblici uffici. Un indulto pro-Cavaliere per la condanna definitiva su Mediaset  – ma Berlusconi è anche in attesa dell’appello del processo Ruby, è nei guai per il Ruby-bis sui falsi testimoni ed è indagato nell’inchiesta sulla compravendita dei senatori –  dovrebbe garantirlo su entrambi i fronti, ma l’idea che il Pd possa dare il segnale verde a una legge con queste caratteristiche è fantapolitica. Come lo è – Alfano ha messo le mani avanti – l’idea che il Pdl, già  lacerato, possa accettare di aggiungere i reati fiscali all’elenco di quelli non indultabili.

Ieri il Pd ha puntualizzato che «di indulto e amnistia si può parlare solo come punto di approdo di una riforma del sistema delle pene che passa dall’eliminazione della ex legge Cirielli, delle Fini-Giovanardi e Bossi-Fini».

La nebbiosa strada dell’indulto-amnistia, che richiede peraltro una maggioranza di due terzi del parlamento, è molto più che in salita. Ed è in questo contesto che martedì la commissione giustizia del senato inizia la discussione delle proposte di indulto Manconi-Compagna mentre a Montecitorio, in commissione (dov’è depositata la proposta del dem Sandro Gozi), s’è deciso di audire giovedi il Guardasigilli Cancellieri «per poter riferire all’aula entro fine mese su tutte le misure sollecitate dal presidente Napolitano e non solo sugli interventi straordinari di clemenza».

@francelosardo

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    Io volevo Prodi PdR.