Cultura STAMPA

Il lavoro va in scena

Al Teatro Argentina di Roma "ReACT4JOBS", un evento promosso dal Parlamento europeo in vista delle elezioni, dedicato a riflettere sulla crisi dell'occupazione come causa di una crisi più generale che riguarda l'Europa tutta
Il lavoro va in scena

Due hacker buoni. Matteo Beccaro e Matteo Collura hanno diciotto e diciannove anni e hanno scoperto una falla nel sistema dei biglietti del Gruppo trasporti torinese, dove era stata introdotta la modalità Nfc (near field communication), ossia la possibilità di accedere ai servizi avvicinando il biglietto al lettore. Un bug nei ticket che avrebbe consentito di viaggiare gratis per tutta la vita.

Loro si premurano di avvertire l’azienda e poi partecipano al DefCon di Las Vegas, un appuntamento per gli hacker di tutto il mondo.

Ora sono iscritti a informatica ed elettronica del Politecnico della loro città, ma lamentano che «negli Usa ci hanno ascoltato, al Gtt no», però Matteo Beccaro è stato assunto da un’azienda italiana con clientela europea e insieme stanno analizzando i sistemi degli smartphone per testarne la fragilità.

Ieri hanno raccontato la loro recentissima storia al Teatro Artgentina di Roma in occasione di ReACT4JOBS, un evento promosso dal Parlamento europeo in vista delle elezioni del 25 maggio prossimo, dedicato a riflettere sulla crisi del lavoro come causa di una crisi più generale che riguarda l’Europa tutta.

Ma invece di partire da storie di disagio e disoccupazione si parte dalle storie di chi ce l’ha fatta. Perché raccontarle può essere davvero il primo «antidoto alla rassegnazione».

Lo afferma il giornalista Riccardo Luna che ha condotto lo spettatore in un poliedrico percorso fatto di undici storie, tante quante erano quelle dei giovani protagonisti seduti in palcoscenico. Anzi dieci, perché Marzia Molinari, allevatrice e imprenditrice agricola di Trevi, un piccolo paese di montagna in provincia di Frosinone, era assente perché «la capra sta male».

Ingegneri informatici, startupper, giornalisti, blogger, fondatori di siti web come Il Bureau e di testate online come La Repubblica degli stagisti, punto di riferimento per i giovani che si trovano nel momento di passaggio dalla formazione al lavoro, ingegneri edili esperti nel settore delle bioenergie, amministratori di neonate realtà aziendali e social innovator ovvero i nuovi dreamers che «pensano – spiega Riccardo Luna – di fare impresa non per fare soldi ma per migliorare il mondo» mettono in campo esperienze e progetti, e le loro idee per una nuova Europa.

Più comunicazione tra le banche, più spazio ai giovani e più concentrazione sui problemi del lavoro, regalare una chance agli immigrati sui barconi, favorire un cambio di mentalità a livello generazionale.

Perché «se i nostri stati da soli non ce la fanno – dice David Sassoli  che chiude la serata – l’Europa unita potrebbe farcela, ma deve avere un sogno».

@alebrej

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