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Come fa i soldi Twitter

A differenza di Facebook Twitter vende tutti i nostri tweet a quattro società licenziatarie. Tre i formati pubblicitari per gli inserzionisti
Come fa i soldi Twitter

A sette anni dalla sua prima apparizione Twitter, nato come “Twttr”, ha fatto il suo debutto al New York Stock Exchange. La prima giornata di contrattazioni ha portato il titolo, collocato a 26 dollari per azione per complessivi 18 miliardi, a chiudere a 44,9 dollari. Un inizio molto promettente per un’azienda da 2000 dipendenti che ha l’onere di dimostrare di avere non solo un servizio utile, ma anche un modello di business solido e un flusso di profitti crescente. Nonostante gli oltre 218 milioni di utenti attivi al mese, di cui 100 milioni attivi ogni giorno, che producono 500 milioni di tweet quotidiani, proprio i profitti sono il vero punto interrogativo.

Dal documento di presentazione dell’Ipo si scopre che nel 2012 i ricavi sono stati di circa 317 milioni di dollari (di cui 53 milioni fuori dagli Usa) a fronte di 69 milioni di perdite nette nella prima metà del 2013.

E allora  cosa ha convinto gli investitori a scommettere nel social medium più in vista del momento? Due sono le fonti attuali di ricavo su cui Dick Costolo e compagni possono contare: la licenza dei dati e la pubblicità.

Forse non lo sapete, ma Twitter, a differenza di Facebook, vende tutti i nostri tweet pubblici a sole quattro società licenziatarie. GNIP, Datasift, Topsy, NTT Data (solo per quelli giapponesi) sono gli unici rivenditori autorizzati di questo enorme flusso di dati, detto firehose. Ciò non esclude che altre aziende o singoli possano raccogliere e analizzare i tweet, ma il rapporto diretto con Twitter garantisce a questi  quattro “data broker” anche lo storico dei cinguettii pubblicati, che possono rivendere ad altri. Nel 2012 sono stati 32 milioni di dollari gli introiti derivanti da questa attività.

Ben più redditizia è la vendita di pubblicità che ha permesso ricavi per 221 milioni di dollari lo scorso anno.

Tre sono i formati di advertising che la piattaforma offre agli inserzionisti: promoted accounts, promoted tweets, promoted trend. Il primo serve a sponsorizzare un profilo per accelerare l’acquisizione di follower, il secondo permette di “spingere” uno o più messaggi di testo per incrementare le interazioni, il terzo consente alle aziende di occupare la prima posizione nei Trends, nell’ambita colonna di sinistra.

Proprio per far felici gli investitori Twitter qualche giorno fa ha, di fatto, reso più appetibili i promoted tweets abilitando, di default, la visualizzazione delle immagini contenute nei messaggi di testo. In pratica ora un tweet promosso contenente una foto è, in tutto e per tutto, un banner.

Una parte degli utenti pensa che, sull’altare del Dio denaro, l’azienda si stia snaturando, ma il dado è tratto. Tra l’altro nel solo secondo trimestre del 2013 il 65% dei ricavi pubblicitari di Twitter proveniva dai dispositivi mobili, il cui utilizzo è in crescita in tutto il mondo. Un’enorme opportunità che va di pari passo con l’internazionalizzazione. Una strada obbligata, ma irta di pericoli perché nuovi, credibili competitor la stanno percorrendo. Il cinese Sina Weibo, il giapponese LINE e il coreano Kakao, che si stanno velocemente espandendo in occidente, sono i player più temuti. Accanto ad essi i sempre più agguerriti Google e Facebook. Tutti a combattere per conquistare la nostra attenzione e il nostro tempo.

@vincos

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