15 novembre 2013

«L’emorragia di iscritti? C’è già stata…». Gli ex dalemiani smentiscono D’Alema

L'ex premier torna a usare l'arma della scissione contro Matteo Renzi. Mentre nei circoli è testa a testa tra il sindaco e Gianni Cuperlo
«L'emorragia di iscritti? C'è già stata...». Gli ex dalemiani smentiscono D'Alema

Non è la prima volta che contro un’eventuale vittoria di Matteo Renzi vengono paventate scissioni di una parte del Pd. A esercitarsi sul tema ieri è stato in un’intervista all’Unità Massimo D’Alema, secondo il quale con un risultato «plebiscitario» alle primarie in favore del sindaco di Firenze, potrebbe accadere che «una parte del Pd non si senta più nelle condizioni di viverci dentro». Più che di una vera e propria scissione, il rischio per l’ex premier è quello di «un’emorragia di iscritti».

Cosa ne pensano due ex dalemiani doc come Matteo Orfini e Nicola Latorre, oggi schierati su fronti opposti (il primo con Cuperlo, il secondo con Renzi)? La risposta che danno è identica: «Purtroppo l’emorragia c’è già stata, ora dobbiamo recuperare». Il crollo degli iscritti (salvo i tesseramenti last minute ai congressi), i voti persi alle elezioni, il caos nella scelta del capo dello stato: cosa può succedere di peggio? Sia Orfini che Latorre, però, pensano che il congresso stia contribuendo a migliorare la situazione. «So di avere un’opinione diversa da Massimo, le cui parole leggo sempre con molta attenzione – spiega Latorre – ma io credo che proprio Renzi possa aiutare la ripresa del Pd».

E il “giovane turco” Orfini rassicura sui rischi di una scissione: «Chi la pensa come me e come Renzi starà nello stesso partito per i prossimi decenni, di questo siamo tutti consapevoli». Tommaso Giuntella, cuperliano neo eletto presidente del Pd di Roma, lega la diversità di vedute rispetto a D’Alema anche a una questione generazionale: «Tra noi più giovani di tutte le mozioni ci sono un linguaggio e un modo di intendere la partecipazione politica più simili».

In ogni caso, secondo Miguel Gotor, la responsabilità di tenere unito il Pd non può essere lasciata solo al prossimo segretario: «Si partecipa alle primarie, c’è uno che vince, ma poi anche gli altri devono collaborare per costruire le condizioni necessarie a far crescere il Pd».

Per il momento, comunque, i risultati delle convenzioni nei circoli non stanno facendo emergere una base schierata contro Renzi. I comitati dei due candidati si rimpallano cifre che danno in vantaggio l’uno o l’altro: il testa a testa si risolverà solo nel fine settimana, quando voterà la gran parte degli iscritti. E mentre Cuperlo si concentra su questo appuntamento, da vivere «con orgoglio e passione», Renzi definisce «incoraggianti» i primi risultati nei circoli e si rivolge agli elettori per ottenere «una vittoria netta» alle primarie, senza la quale «continueranno gli accordicchi, le larghe intese».

Un assaggio delle resistenze che Renzi potrebbe incontrare anche tra i parlamentari eletti nel febraio scorso si è avuto ieri, quando anziché il candidato favorito dai renziani, il “tecnico” Antonio Sassano, è stato scelto per l’Agcom Antonio Nicita, economista vicino a Bersani e ai Giovani turchi.

@rudyfc

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