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L’effetto vittima che fa vincere il Cavaliere

Tutti gli istituti statistici danno il centrodestra in netto vantaggio sul centrosinistra

D’accordo, i sondaggi spesso sbagliano. E le elezioni non sono certo imminenti. Tuttavia è bene sapere che se si fosse votato la settimana scorsa Berlusconi le avrebbe vinte. Quattro sondaggi condotti dai più prestigiosi istituti demoscopici – Ipsos, Ispo, Euromedia e Swg – fra il 19 e il 22 novembre danno un risultato inequivoco: il centrodestra è in vantaggio.

Martedì scorso Ipsos registrava uno scarto minimo fra i due schieramenti: 35% contro il 34,4%. Ma appena tre giorni dopo, venerdì, lo scarto segnalato da Swg era salito di molto: 37% contro il 32,9% (più di quanto rilevato da Euromedia lo stesso giorno). Quindici giorni fa, secondo la media dei sondaggi calcolata da Termometro politico, il centrosinistra valeva il 34,4%, esattamente due punti più del centrodestra.

Che cosa è successo? È rinata Forza Italia. O, per meglio dire, il Caimano è ritornato in campo impersonando la parte che gli riesce meglio e che gli frutta di più: non quella del “falco” o dell’“eversore”, come si attardano a ripetere commentatori e politici impigriti dall’abitudine, ma della vittima. È questa la chiave di volta della possente cattedrale berlusconiana, il cuore su cui si regge la sua narrazione: l’estremismo verbale è soltanto packaging.

Prima della conferenza stampa – condotta con mesta rassegnazione proprio per sottolineare la dimensione sacrificale della vicenda che si sta consumando in senato – Berlusconi aveva spiegato con esattezza la sua posizione, rintuzzando le severe critiche del capo dello Stato: «Io non vedo come si possa chiamare in modo diverso da colpo di stato quello che sta succedendo ad opera della sinistra in parlamento. Partendo da una sentenza politica, che ho definito criminale, e che punta a sottrarre al centrodestra il leader capace di vincere le elezioni, spianando così la strada alla conquista definitiva del potere».

Inorridire di fronte a questa posizione non aiuta a scalzarla, né tantomeno ne riduce il consenso. Anzi: nel gioco perverso berlusconismo/antiberlusconismo è sempre il primo a vincere la partita, perché è il secondo che lo alimenta incessantemente. Berlusconi ha bisogno di essere additato dalla sinistra come un «pericolo per le istituzioni», perché soltanto così può dimostrare di essere una vittima.

La tesi che le “toghe rosse” lavorino per la sinistra e non per la giustizia esce confermata ogni volta che la sinistra chiede di applicare una sentenza. E siccome tende a farlo con un indubbio eccesso di zelo, l’effetto-vittima che il Cavaliere va cercando ne esce potenziato.

Diceva Sun Tzu che al nemico va sempre lasciata una via di fuga: in caso contrario, sarà costretto a combattere fino alla morte. E questa è una sciocchezza, perché secondo L’arte della guerra la battaglia migliore è quella che si vince senza neppure sparare un colpo. Qualunque cosa potesse significare, la “pacificazione” era precisamente quella via di fuga. Non entro nel merito tecnico (tanto più che Berlusconi ieri ha negato fermamente un qualsiasi accordo con Napolitano), perché la pacificazione è una questione squisitamente politica che andrebbe trattata come tale – cioè pubblicamente e responsabilmente – da un partito che aspira al governo del paese.

Poiché però l’antiberlusconismo è il collante più efficace, se non il solo, fra le molte anime del Pd, anche questa campagna congressuale è stata segnata dall’urgenza resistenziale. Persino Matteo Renzi, che non ne avrebbe bisogno, ha ceduto sul voto segreto alla demagogia peggiore. Da questo punto di vista, non ha tutti i torti Berlusconi a credere che il Pd voglia a tutti i costi esibire il suo scalpo sull’altare del congresso, e per questo non accetti altri rinvii del voto sulla decadenza.

Ma una cosa sono i congressi, e un’altra la politica. Di fronte al nuovo Pd che nascerà l’8 dicembre si para un centrodestra in piena salute, spacchettato secondo un vecchio piano di Verdini in quattro formazioni fra loro coordinate, unito nei fatti dalla leadership di Berlusconi, nonché, secondo tutti i sondaggi, prossimo vincitore delle elezioni. Ce n’è abbastanza per avviare finalmente quella seria riflessione su giustizia e politica (e propaganda) che a sinistra manca da sempre.

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  • roberto romagna

    il calo nei sondaggi del pd in questi ultimi giorni è determinato essenzialmente dal caso cancellieri, eccessivo, strumentale, di cui rondolino non parla. penso, e mi auguro, che sono consensi che possano rientrare, passata la buriana.

  • Nuccio

    Le toghe rosse?
    Personalmente non so neanche chi sia il segretario o il presidente di MD.
    Credo che non lo sappia neanche il 99,99 % degli italiani.
    Quindi, l’uomo o la donna, che pure è un personaggio pubblico e che secondo Berlusconi è la persona più potente d’Italia, è totalmente sconosciuta agli italiani.
    Ma è vero, Berlusconi è stato totalmente inetto come statista, ma nel ruolo della vittima è insuperabile.
    La pacificazione?
    Nessuna pacificazione era possibile. Voleva dire riconoscere che Berlusconi aveva delle ragioni, non ne aveva.
    E voleva dire che la destra da lui rappresentata poteva continuare ad essere rappresentata nel modo in cui lui l’ha fatto. Se l’Italia deve rientrare tra i grandi paesi europei niente di tutto ciò è possibile, c’è bisogno di una destra completamente diversa, europea e democratica e solo “eliminando” l’anomalia questo può avvenire.

  • Davide Cerlini

    In questo articolo mancano almeno un paio di elementi dirimenti.
    Primo: se dovessimo votare domenica prossima Berlusconi sarebbe INCANDIDABILE per Legge; cosa che nei sondaggi non viene certo specificata ma che spiega anche come mai Berlusconi stesso non fosse in condizione di far cadere il governo nemmeno prima della finta scissione tra FI e Neocid. Non saprebbero nemmeno chi candidare a premier, e gli elettori sarebbero sicuramente meno decisi di dargli fiducia rispetto ad adesso.
    Secondo: non meno decisivi sono tutti coloro che, dal Fatto di Travaglio al blog di Grillo, continuano ad attaccare il loro vero obiettivo, cioè il PD, perché non abbastanza severo con Berlusconi e così facendo ne provocano la caduta in tranelli come quello sul voto palese che, se non si fossero persi quei dieci giorni Berlusconi era già decaduto, forse col voto contro pure di alcuni dei suoi nel segreto dell’urna.
    Da ultimo, non si può non rilevare che il momento in cui il PD (quindi il centrosinistra tutto) riscuote maggior appeal elettorale sia quando fa le Primarie e alcuni milioni di elettori ne indicano il nuovo leader; e noi le Primarie le dobbiamo ancora fare.

  • Franco Olivi

    I grandi monopoli economici portano a questi risultati.Purtroppo Tocqueville ed altri sono dimenticati.Il nostro ha il monopolio della comunicazione che gli consente un accumulo enorme di mezzi.Molti dimenticano che una larga parte degli italiani vota per fanatismo politico. E la ricchezza ,in special modo quella protetta dallo stato con leggi di favore,ha un fascino particolare.Attira come il miele.Molti telespettatori vedono soltanto le tv dediaset.per principio ,che equivale a dire per fanatismo. Se Berlusconi fosse solo ricco,sarebbe uno come gli altri. Ma è ricco con le televisioni. Se sapeste che giro di affari si fanno nel mondo politico con le televisioni! I grandi monopolisti determinano la politica degli stati. Oggi su italia uno il nostro si è fatto intervisare dal suo dipendente direttore per 4/5 della durata del telegiornale. Poi la replica a rete 4 e canale 5. Quelli che vedono le sue tv si inarogniscono ancora di più e diventano a loro volta propagandisti. Pensate unpo’: Sallusti dice peste e corna del Presidente della Repubblica e Il Fatto quotidiano fa altrettanto con il nostro. Ma nessuno può parlare male di un prodotto pubblicizzato in tv; nessuno può rintuzzare le falsità di certa pubblicità. Mentre la contropubblicità aprirebbe gli occhi a molti ingenui.Ma le leggi di favore della pubblicità e del monopolio tv sono numerose.Senza le leggi di protezione ,mediaset fallirebbe dopo dieci giorni.