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La pensione secondo Matteo

L’Ocse parla di rischio povertà per i giovani. Renzi è il primo leader a tematizzare l'equità tra le generazioni e pensa a un contributo di solidarietà sulle pensioni inique. Ma i bocconiani Boeri e Nannicini smontano le proposte di Gutgeld
La pensione secondo Matteo

Nei tempi lunghi forse saremo tutti morti e certamente senza pensione. Il rapporto Ocse pubblicato ieri (Pension at a Glance 2013) ha confermato quello che in Italia ormai sanno anche i sassi. E cioè che chi entra nel mercato del lavoro in questi anni, spesso in modo precario o intermittente, da pensionato potrebbe ritrovarsi povero.

Con l’introduzione del sistema contributivo per tutti, la riforma Fornero ha creato fatalmente una spaccatura tra i pensionati di ieri e quelli di domani, tra “privilegiati” e “sfruttati”. Un varco sfruttato da Matteo Renzi che, in coerenza con il messaggio della rottamazione, è stato il primo leader politico a tematizzare l’equità tra le generazioni, anche a costo di toccare un tabù della politica come le pensioni, “diritto acquisito” ad altissimo rischio di impopolarità e da maneggiare con cura, anche perché vissuto in modo molto diverso nelle diverse fasce d’età. Nessun ventenne è mai sceso in piazza per la propria pensione.

Per anni ai più giovani è stato ripetuto che il “secondo pilastro” (cioè le pensioni integrative) avrebbe salvato il loro futuro. In realtà già prima della crisi economica del 2008 si era capito che il “secondo pilastro” è in buona parte un  flop, soprattutto perché redditi troppo bassi non possono garantire un versamento dei contributi costante e all’altezza. Da un po’ di anni sul “secondo pilastro” è sceso il silenzio, anche tra i sindacati che pure lo avevano esaltato come l’uovo di Colombo. Il problema è che il vuoto non è stato riempito da qualcos’altro. Cgil, Cisl e Uil – per ovvie ragioni di rappresentanza – hanno preferito tenere alta la guardia su esodati e difesa del potere d’acquisto delle pensioni, non sull’equità fra i lavoratori. Cioè i diritti di chi la pensione l’ha già, non di quelli che non l’avranno.

Come spiega l’Ocse grazie al contributivo il sistema è tornato in equilibrio. «Con una spesa pubblica per pensioni di vecchiaia e superstiti pari a 15,4 per cento del reddito nazionale (rispetto a una media Ocse del 7,8), l’Italia aveva nel 2009 il sistema pensionistico più costoso di tutti i paesi dell’Ocse». Ma con la riforma Fornero del 2011 «l’Italia ha realizzato un passo importante per garantirne la sostenibilità finanziaria». In Italia resta «relativamente bassa» l’età effettiva alla quale uomini e donne lasciano il mercato del lavoro: 61,1 anni per gli uomini e 60,5 per le donne, contro una media Ocse rispettivamente di 64,2 e 63,1 anni.

Il governo ieri ha annunciato un contributo sulle “pensioni d’oro” sopra i 90mila euro, per finanziare il reddito minimo garantito. Un intervento dall’impatto poco più che simbolico (60 milioni), sulla carta nella direzione dell’equità intergenerazionale indicata da Renzi ma che nella pratica potrebbe incontrare molte obiezioni. Prima fra tutte perché non distingue tra pensioni “legittime” e “illegittime”, cioè assegni corrispondenti o non corrispondenti ai contributi versati.

Nell’area che si riconosce nel sindaco di Firenze le idee non mancano, ma non esiste ancora un’indicazione chiara, pubblica e condivisa. Si va dall’incitamento alla scossa generazionale del finanziere Davide Serra al nuovo libro di Yoram Gutgeld. L’ex numero uno di McKinsey Italia parla di un contributo di solidarietà sulle pensioni sopra i 3500 euro lordi al mese e di una revisione del sistema delle pensioni di reversibilità. La previsione è di ricavi attorno ai 4 miliardi. Troppi?

In un articolo uscito su LaVoce.info, i bocconiani Tito Boeri e Tommaso Nannicini (citati da Renzi di recente a Servizio pubblico) obiettano che il recupero possibile sarebbe di appena 1 miliardo. «Si deve intervenire sulle pensioni per ragioni di equità, non per fare cassa» spiegano. L’ipotesi è di un prelievo molto progressivo, che lascia indenni le pensioni sotto i 2mila euro netti e arriva fino a un’aliquota massima del 15 per cento. «Già in questo caso il contributo mensile richiesto a molti scaglioni è a dir poco rilevante: circa 5mila euro per assegni in media di 33mila al mese. Ma il gettito è, appunto, limitato».

Insomma, quali sono le pensioni d’oro? Fino a dove arriva la classe media e fino a che punto si può intervenire? Chi tocca le pensioni muore, si è detto a lungo. Anche Renzi sa che rischia di bruciarsi.

@GiovanniCocconi

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  • Sil Bi

    Considerazioni analoghe a quelle di Boeri e Nannicini sono contenute nel bel libro di Emanuele Ferragina “Chi troppo chi niente” (e riprese nella mozione Civati, cui ha contribuito).

    Il capitolo si intitola, significativamente, “il prezzo del passato” e denuncia diversi squilibri del nostro sistema di welfare.
    Innanzitutto lo “sbilanciamento” generazionale, denunciato anche nell’articolo, che penalizza i “nuovi” lavoratori (in particolare quelli che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996) rispetto ai “vecchi” (che hanno contribuito effettivamente solo per la metà a quanto ricevono).
    Poi, la distorsione che porta il nostro welfare a spendere molto di più per le pensioni che per le politiche per il lavoro, la famiglia, la disabilità – dunque una spesa rivolta “al passato” più che “al futuro”.
    Infine, il prevalere dei trasferimenti diretti in denaro rispetto alla fornitura di servizi (assegni familiari piuttosto che asili nido): una scelta chiaramente funzionale a permettere pratiche clientelari.

    Riguardo il punto specifico delle pensioni, la proposta è quella di un “riequilibrio” tra le pensioni più ricche (sopra i 2K € mensili netti: 2 milioni di pensionati, l’11%, per i quali si spende il 31% del totale. Importo medio :2,9K €) e quelle più povere (sotto i 1K €, quasi 12 milioni di pensionati: il 63%, per i quali si spende il 33% del totale. Importo medio: 533€), mediante una tassa di scopo proporzionata all’entità della pensione stessa.

    I soldi così ottenuti andrebbero investiti nel welfare per le fasce più deboli (reddito minimo garantito e sussidi di disoccupazione): un punto sul quale il ritardo italiano è enorme

    • bossi non ruba

      Dunque Civati è d’accordo sul contributivo per tutti anche se impopolare? Renzi questa cosa la dice chiaramente. Bisogna avere la forza di dire che Landini ha ragione sulla questione esodati e torto su tutto il resto,

      Il discorso di Farragina è diverso da quello di Boeri – Nannicini,
      Farragina dice le stesse cose di Renzi, e la proposta è più di sinistra di quella di Boeri, Ecco perchè Renzi parla di 4 miliardi,
      Boeri sta attento ai contributi, Farragina no,
      Come dici tu la tassa, al di sopra di una certa soglia, dipende dall’entità della pensione e non dai contributi versati . Farragina e Renzi fanno proprio il principio secondo cui è giusto al di là di certe soglie che chi ha di più dia di più, Anche perchè se uno ha versato contributi altissimi può essere stato in alcuni rari meritevole, in altri è fortunato (rendimenti elevati a fine carriera che hanno consentito di versare contributi tali da garantirsi una pensione enorme sono pure questi una anomalia)
      Praticamente Renzi ha spiegato a Servizio pubblico che se il signor Michele prende 100 mila euro l’anno, anche se ha versato tutti i contributi, non è scandalosa una tassa sulla sua pensione,
      Ora Renzi è per usare questi soldi per aumentare le minime, a differenza di Farragina,.
      C’è da dire che quello che dicono Renzi e Farragina per essere realizzabile deve vedere l’intervento della Corte per dare nuove regole sui diritti acquisiti modificando la Costituzione,
      ,
      Quello che si è fatto in Parlamento è altra cosa . Si sono recuperati pochi soldi (e li si è spesi male) aggirando le obiezioni della Corte , senza cambiare le regole con legge Costituzionale e con un escamotage: agendo sulle deindicizzazioni.

      Il ritardo italiano sui sussidi di disoccupazione è enorme perchè ne godono solo alcuni e in molti casi non sono legati all’intenzione della ricerca di nuovo lavoro..
      Questa cosa Renzi l’ha sempre detta, beccandosi accuse di voler demolire l’articolo 18 togliere diritti, ammazzare i lavoratori

  • Omo Neri

    avide Serra ha detto a ottoemezzo che dalle pensioni vuole ricavarci 15 miliardi … per far cassa non per redistribuire. Mi pare irrealistico …

    • bossi non ruba

      Ma dove l’ha detto?
      Puoi indicare il link? Grazie,

  • paolo.ottoboni

    Davide Serra, il Gutgeld. Ma chi è questa gente? Sarebbero loro a consigliare il Renzi sulle politiche di equità? Sì, ve ne accorgerete.

    • bossi non ruba

      Sono persone competenti. Una rarità insomma

  • bossi non ruba

    Cuperlo non è d’accordo con un contributo per pensioni al di sopra di 3000 euro.
    Ma quando si parla di redistribuzione di cosa si parla?

    I pensionati che prendono 20.000 euro al mese sono 547,
    547.

    Allora ditelo che non avete alcuna idea,
    Io apprezzo invece chi dice che si deve partire dalla pensione di reversibilità della nonna di 3000 euro.

  • paolo.ottoboni

    Davide Serra è un finanziere speculatore esperto in paradisi fiscali. Il Gutgeld boh, chi l’ha mai sentito prima? Bel nome, comunque, significa in tedesco buon denaro…

    • bossi non ruba

      Serra.
      Giudicato da organismi indipendenti e esteri uno dei migliori analisti finanziari sulla piazza. Di famiglia umile , da 12 anni risiede in Inghilterra, la sua azienda ha sede legale lì , e paga il 53% di tasse.
      Fa pure molta beneficenza.

      Gutgeld
      senior partner e direttore di McKinsey, una delle più famose società di consulenza al mondo. Laurea in logica matematica, master in economia, QI 160.

  • paolo.ottoboni

    Davide Serra finanziere pro domo sua. E paga le tasse in Inghilterra, quindi come straniero risparmia… Il Gutgeld (beldenaro) sarà anche bravo in logica matematica ma la politica e l’economia sono altra cosa. La McKinsy, capitalismo anglosassone, buono quello… Il QI? ma non facciamo ridere. Renzi non sa niente di economia e se si affida a questi due farà ridere i polli.

    • bossi non ruba

      A quali riferimenti ci dovremmo affidare allora? L’obiezione che trovi in pratica è che come economisti sono troppo competenti e/o si sono arricchiti avendo un successo personale. Ci affidiamo ai capitani coragggiosi di D’Alema e compagni ? Gnutti, Colaninno, Faziio. Al capitalismo italiano spesso colluso con la politica? Ai Riva? Ai Ligresti?
      Serra finanziere pro domo sua, certo. Vive in Inghilterra, risiede lì , lì ha sede legale l’azienda,, dove deve pagarle le tasse?

      Renzi sa perlomeno come si amministra, l’ha dimostrato in questi anni.
      Cuperlo sa come si filosofeggia su cosa è sinistra e cosa è destra

      Civati è troppo timido, non si è mai messo in gioco. E pure lui cade nel populismo,

      Ci spieghino tutti quanti dove si trovano 50 miliardi, Abbiamo perso MESI a parlare di 4 miliiardi, che poi sono stati rimessi con una nuova tassa. . Cuperlo dice che non si può tagliare la spesa.e critica praticmente qualunque intervento in tal senso.
      E allora che si fa? Ci accodiamo a Berlusconi nel dire che è tutta colpa di un destino cinico e baro che vede la Germania favorita e di un Fiscal Compact che non doveva essere assolutamente sottoscritto e votato?
      E’ una posizione legittima . Se è così però vuol dire che va mandata via la classe politica che l’ha votato. A partire da Cuperlo, Civati, Berlusconi, Meloni, Maroni ……..

      Se non è così ci dicano dove si trovano 50 miliardi…..

  • paolo.ottoboni

    Gnutti, Colaninno, Fazio, Ligresti, Riva, non sono economisti, sono o proprietari di aziende o dirigenti delle stesse.
    Economisti capaci ce ne sono diversi. Stare qui a fare nomi non è il caso. Ma sui giornali ci sono ad esempio spesso articoli di molti di loro.
    Renzi amministra bene? E’ un autodidatta? Mah, a Firenze sembra abbia privatizzato i trasporti con centinaia di esuberi, il Maggio Musicale è in crisi da tempo con licenziamenti di personale e Renzi non sa cosa fare. Ricordiamo che è diventato sindaco di Firenze con avversario un ex calciatore del Milan messo lì da Berlusconi. E non ce l’ha fatta al primo turno ma solo al ballottaggio!
    Ribadisco che il Serra e il Gutgeld fanno ridere anche i polli.

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