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Consulta, il via libera al ritorno del Mattarellum?

Sarebbe preferibile che facesse in tempo, prima, il parlamento. Ed è possibile perché nulla impone alla Corte di decidere nel merito in tutta fretta

Paradossalmente le strade della Corte e del parlamento si stanno avvicinando. Fermo restando che, senza riforma costituzionale, in particolare senza togliere l’anomalo rapporto di fiducia tra governo e senato, qualsiasi soluzione elettorale rischia di promettere ciò che non può mantenere (la fisiologia delle grandi democrazie parlamentari dove di norma il rapporto di fiducia parte dagli elettori), il dibattito sta avvicinando le posizioni.

Dal momento che nessuno può negare che la legge Mattarella fosse migliore di quella vigente, sia nell’individuare i singoli candidati sia nel giungere a una maggioranza in seggi senza eccessive forzature, quella potrebbe essere la base di partenza, ovviamente migliorabile, per rimettere intanto la legge elettorale dentro ai confini della Costituzione.
Sarebbe preferibile che facesse in tempo, prima, il parlamento.

Questo è possibile giacché nulla impone alla Corte di decidere nel merito in tutta fretta. Vi è anche una questione di ammissibilità, dove si scontrano argomenti favorevoli e contrari di grande spessore: da una parte, quella dei contrari, non sembra trattarsi di un effettivo ricorso incidentale, davanti a un giudice su un caso concreto (sarebbe una sorta di ricorso diretto di cittadini, non previsto in Italia); dall’altra, quella dei favorevoli, l’argomento di rendere possibile una tutela di diritti fondamentali anche rispetto alle leggi elettorali politiche, altrimenti sottratte al controllo di costituzionalità giacché è impossibile che lo facciano gli unici soggetti abilitati a ricorrere, le maggioranze parlamentari.

Ammesso e non concesso che prevalga questa seconda tesi (nel dubbio, cioè, la scelta che può tutelare meglio i diritti), non vi sarebbe fretta di decidere subito nel merito. La deterrenza di una decisione che lasciasse al parlamento qualche altra settimana consentirebbe forse di esercitare un stimolo sufficiente.

Alla fine, chiunque arrivi prima, quella di far rivivere la legge Mattarella sembrerebbe senz’altro la soluzione più neutra, limitandosi a riportare le lancette a prima del vulnus costituzionale verso un sistema con cui hanno vinto nel tempo forze diverse. Se lo facesse da subito il parlamento sarebbe meglio in linea generale e perché a quel punto sarebbe possibile immediatamente varare le due correzioni più importanti.

Quella di allineare il sistema camera su quello senato (la cosiddetta “senatizzazione” per cui si batté invano Leopoldo Elia: al senato entrano i migliori dei non eletti con scheda unica, mentre alla camera il quarto di recupero è su scheda a parte e su lista bloccata) e quella di prevedere una clausola di salvaguardia maggioritaria utilizzando parte del 25% a fine di limitato premio (lo aveva proposto Barbera, mantenendo un 10% di recupero proporzionale incomprimibile e lasciando il restante 15% come quota mobile, in parte per aiutare chi avesse vinto in seggi quel tanto che bastava a raggiungere il 55% e il resto come ulteriore recupero proporzionale).

Questo schema potrebbe essere realizzato anche se arrivasse prima la Corte. Difficile, dopo aver atteso alcune settimane, che si possa a quel punto limitare a un monito. Impossibile che fissi direttamente una soglia per accedere al premio, operazione palesemente politica così come lo sarebbe limitarsi a sopprimere il premio, una decisione che sarebbe costituzionalmente dovuta solo se fosse costituzionalizzato il sistema proporzionale, scelta che invece opportunamente non fu assunta.

Potrebbe la Corte consentire a se stessa ciò che ha negato al corpo elettorale via referendum? Senz’altro sì perché un conto è la scelta dell’abrogazione di una norma da parte dell’elettorato e un altro sono gli effetti di una sentenza di incostituzionalità di una legge. Da lì il parlamento potrebbe poi ripartire per i miglioramenti accennati.

Insomma le strade dell’efficacia nella chiave di una democrazia governante e della costituzionalità di una delicata legislazione potrebbero tornare a intrecciarsi.

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  • Franco Olivi

    L’attuale legge elettorale incostituzionale . Il premio di maggioranza è anticostituzionale. Il voto è uguale ,dice la Costituzione,cioè deve avere lo stesso valore degli altri voti.Tuttavia,un premio di governabilità potrebbe venire dalle formazioni che non superano lo sbarramento. Con una dichiarazione solenne prima della votazione farebbero confluire i propri voti in altro partito ben specificato che ha superato il quorum. Inoltre,per scoraggiare l’astensionismo, si potrebbe aggiungere il voto non espresso,in percentuale,al voto espresso per ciascun partito che ha superato la soglia. Così gli astensionisti concorrerebbero al loro dovere anche senza recarsi alle urne e la loro protesta si trasformerebbe in partecipazione utile alla politica. Caro Ceccanti,se la sente di portare all’opinione pubblica e ai politici che non leggono mai un giornale la presente proposta? . Potrei almeno ,dalle pagine di Europa,magari domani stesso,avere la sua opinione al riguardo ?. Cordiali saluti.FO

    • stefano ceccanti

      Il problema è avere un sistema che, oltre a individuare i singoli eletti (già per quella finalità meglio quindi l’uninominale) consenta anche di esprimere un Governo. Il premio, nel contesto dato, si potrebbe assegnare solo dopo un doppio turno nazionale di spareggio, a meno che non si prediligano formule uninominali maggioritarie. Il sistema da lei immaginato è troppo proporzionale per conseguire credibilmente tale risultato.