Cultura STAMPA

Villoro e i recinti dell’umanità

In libreria l'ultimo romanzo del messicano Juan Villoro "La piramide"
Villoro e i recinti dell'umanità

Un uomo ha bisogno di recinti per mettere alla prova la propria umanità. Una questione di spazio e di tempo, come tutte, lo sforzo continuo di trovare l’inizio e la fine. Il protagonista di La Piramide (traduzione di Maria Cristina Secci, Gran Vía), il nuovo romanzo del messicano Juan Villoro, è un uomo che ha consumato molto dello spazio e del tempo a propria disposizione. Non è vecchio, ma è mutilato. Ha perso un dito, ha perso, in parte, l’uso di una gamba. Ha perso almeno metà della sua memoria. È sopravvissuto a una storia familiare complicata, a un padre in fuga e a una madre troppo bella e troppo fragile, è sopravvissuto a una giovinezza di eccessi – il suo basso elettrico, l’heavy metal, la band migliore del Messico e quel concerto insieme ai Velvet Underground. Ma adesso, quando comincia il racconto, di tutto ciò non gli rimane più molto.

Villoro disegna con chiarezza tutti i recinti di Tony Góngora, a partire da quello in cui ha accettato di farsi rinchiudere dall’uomo più importante della sua vita. Mario Müller, l’amico d’infanzia, il leader carismatico degli Extraditables, il direttore e l’ideatore della Piramide, un luogo utopico e distopico insieme, una cittadella per turisti annoiati nel nulla del Tropico messicano, un parco giochi per adulti che vogliono far finta di credere a tutto, purché prometta di essere eccitante, e pericoloso, e violento. Mario ha costruito una piccola realtà fatta di guerriglieri e centri benessere, perfetta per gringos ed europei col cervello annacquato dai soldi e dall’ovvietà dell’Occidente. Tony insonorizza gli acquari della Piramide, scrive la colonna sonora ai pesci e agli ospiti. E si fa raccontare la propria vita dal suo amico, che nei momenti cruciali, quelli di cui lui ricorda poco o niente, c’è sempre stato.

Fin qui i recinti – il luogo in cui vivere, il passato da mettere in ordine, il corpo menomato, il compito da svolgere. Poi arrivano gli altri uomini, e le donne. Arriva un omicidio, ne arriva un altro, la Piramide vacilla. Tutto viene messo in discussione, perché le basi su cui si reggeva l’idea stessa di questa sorta di realtà parallela erano fin troppo deboli. Il Messico, là fuori, è un brutto posto, e il mondo forse è ancora peggio. Si sveleranno trame segrete e malattie, sopraffazioni e vincoli inimmaginabili. La storia precipiterà, qualcuno si salverà, qualcun altro no.

Juan Villoro è abile nell’intreccio di una storia meno visionaria di quel che potrebbe apparire, ma soprattutto scrive divinamente. Il senso del ritmo, la costruzione delle attese e il gioco degli svelamenti, certi passaggi illuminanti fanno di La Piramide un romanzo eccellente. Il romanzo, senza ombra di dubbio, di un grande scrittore.

@giovdoz

 

TAG: