17 dicembre 2013

Il solito Pd

Un partito di pensionati e dipendenti pubblici. È l’identikit che emerge dai votanti alle primarie dell’8 dicembre. Tra i quali prevale, però, la voglia di rottamazione
Il solito Pd

Non possiamo essere solo il partito dei pensionati e dei dipendenti pubblici, ha ripetuto anche domenica Matteo Renzi. Per ora, però, il Pd è quello, come il popolo uscito dalle primarie dell’8 dicembre, quasi tre milioni di elettori e l’entusiasmo dei tempi migliori. I risultati del sondaggio realizzato da Candidate & leader selection, un gruppo di lavoro della Società italiana di scienza politica coordinato dalle università di Milano (Luciano Fasano) e Cagliari (Fulvio Venturino), sono impietosi: il 69 per cento dei votanti alle primarie aveva più di 45 anni, quasi un terzo più di 65. I più giovani sono gli elettori di Pippo Civati, i più vecchi quelli di Gianni Cuperlo ma con poche differenze rispetto a quelli di Renzi, tra i quali meno di un terzo ha meno di 45 anni e il 55 per cento supera i 55.

Il voto dell’8 dicembre è stato un voto prevalentemente maschile (60 per cento contro 40) e in gran parte di abituali elettori del centrosinistra: l’83 per cento aveva già partecipato alle primarie, di coalizione o di partito. Il dato del 17 per cento di “matricole”, però, non è da sottovalutare. Il “fattore Renzi” ha pesato, attirando anche elettori nuovi: il suo 20 per cento di nuovi votanti alza la media rispetto al 13 di Civati e al 9 di Cuperlo e rappresenta una buona notizia per il Pd in proiezione elettorale. Forse l’unica.

Il Pd resta un partito di pensionati e di dipendenti pubblici che, insieme, rappresentano più della metà degli elettori delle primarie (il 52 per cento), contro il 15 dei lavoratori autonomi, il 9 degli studenti, il 5 dei disoccupati. Uno specchio fedele del voto alle ultime politiche, dove il Pd è risultato terzo tra partite Iva, operai e disoccupati, dopo Movimento 5stelle e Pdl. Tra i sostenitori di Renzi il 78 per cento alle ultime politiche ha votato Partito democratico, contro l’88 di Cuperlo e il 70 di Civati, il quale raccoglie consensi anche da Sel (20 per cento), mentre il rottamatore pesca il 6 per cento dei propri consensi dai sostenitori di Grillo e il 4 da Scelta civica o Udc.

Interrogati sulle ragioni del voto, il 28 per cento degli elettori del sindaco dichiara di averlo votato perché in grado di vincere le elezioni, una percentuale sorprendentemente più bassa rispetto al 38 che dice di condividerne la visione del futuro del Pd e al 17 che ne sposa idee e valori. Segno che la voglia di “rottamazione” ha prevalso anche sulla speranza di vittoria alle prossime politiche.
Tra gli elettori di Cuperlo quasi la metà è iscritta al partito contro il 24 di Renzi e il 20 di Civati. Tutti i sostenitori del sindaco pensano che sarà lui il probabile vincitore delle prossime politiche, contro il 90 per cento dei pro-Civati e l’80 dei pro-Cuperlo, il 71 per cento dei quali voterà comunque il Pd alle elezioni. Il giudizio sul governo Letta è in equilibrio: il 52 lo promuove, il 48 giudica il suo operato insufficiente, una percentuale che, ovviamente, tra i sostenitori di Civati arriva al 64 per cento.

Interessante anche l’autopercezione dei votanti alle primarie: tra i sostenitori di Civati il 57 si definisce di “sinistra” (contro il 49 di Cuperlo e il 29 di Renzi), mentre il sindaco prevale tra gli elettori di “centrosinistra” (50 contro il 43 di Cuperlo e il 38 di Civati), di “centro” (18 per cento contro il 7 e il 5) e di “destra” (solo il 4 per cento). Ancora una volta, le primarie restano un affare di casa.

@GiovanniCocconi

TAG:
  • Pierluigi Di Baccio

    Dati molto interessanti. Anche perché smentiscono una serie di luoghi comuni. Davvero illuminanti, soprattutto, i dati che riguardano Civati: quello che, secondo la vulgata pigra e un po’ “facile”, era l’estremista, il radicale, quello “troppo a sinistra” è invece quello dei tre candidati con la più equilibrata distribuzione di voto nelle varie classi d’età (con una età media del proprio elettorato decisamente più bassa rispetto agli altri due). Discorso analogo, anzi ancora più marcato per quanto riguarda le professioni: Renzi e Cuperlo hanno una fortissima dote di votanti fra i pensionati, mentre arrancano fra i dipendenti privati. Civati invece è anche qui molto più equilibrato e le percentuali sono quasi simili fra pensionati (22%) e dipendenti privati (16%). Io trovo che si tratti di dati quasi sorprendenti, alla luce dei quali sono smentite molte banalità lungamente propalate dai media circa l’appetibilità di Renzi verso un elettorato diverso da quello tradizionale del PD. Secondo questi dati, non sembra proprio! Renzi e Cuperlo hanno valori del tutto simili, l’unico davvero diverso, rispetto al profilo classico dell’elettorato piddino, è proprio Civati!!! Fa riflettere.

  • Antonio Moro

    Da dipendente pubblico, è l’ultima volta che do fiducia al Pd.

  • Sandro

    Si, ma il 7% dei giovani che hanno votato Renzi sono su quasi 2 milioni di voti, mentre il 14% di Civati sono su 400.000 voti. Fate i vostri conti…Renzi lo hanno votato oltre 150.000 giovanissimi, Civati neanche 50.000 e Cuperlo 35.000