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Lo strano caso del seminarista-killer

Le edizioni dell'Urogallo pubblicano in Italia un altro sfavillante romanzo di Rubem Fonseca, maestro del noir brasiliano tutto da scoprire
Lo strano caso del seminarista-killer

Uno come Rubem Fonseca, autentica istituzione del noir brasiliano che il prossimo maggio compirà ottantanove anni, dovremmo leggerlo tutti più spesso. Eppure è servita l’intraprendenza di un piccolissimo editore come l’Urogallo, uno che fa solo narrativa in lingua portoghese, per riportare i suoi libri in Italia dopo un lunghissimo periodo di silenzio. Tra il 2012 e il 2013 il marchio del trentaduenne umbro Marco Bucaioni ha tradotto quattro titoli di Fonseca: l’ultimo in ordine di tempo è Il seminarista, un concentrato di sfavillante humour nero.

Fonseca continua a essere un autore prolifico a dispetto dell’età parecchio avanzata – questo breve romanzo, per dire, è del 2010 – e la sua letteratura riesce, eccome, a stare al passo coi tempi. Il protagonista del Seminarista è, per l’appunto, un ex seminarista riciclatosi nel ben più profano ruolo di killer professionista. Se non il migliore sulla piazza qualcosa del genere. L’uomo racconta le sue avventure in prima persona, e naturalmente ci troviamo di fronte a un ammazzamento dopo l’altro.

Poi però arriva anche la decisione di affrancarsi da una vita che non si regge più, e subito dopo ecco anche, beh, l’amore. Inutile dire che la brutta gente con cui era in affare fino a un giorno prima non ha nessuna intenzione di lasciarlo andare per la propria strada coi suoi segreti e con le sue preziose e pericolose informazioni. Quindi, altro sangue, altri morti, altro dolore.

Il bello è che il passato in seminario non è sepolto del tutto. Perché il tizio in questione infila un po’ di latino in tutto ciò che dice, e gli è rimasto un certo slancio metafisico che corrobora con pensieri e azioni che significano sempre qualcosa in più dell’apparente, banale brutalità.

Il Seminarista, che molti in realtà chiamavano Specialista, è un uomo sensibile, che ama vizi e virtù in egual misura, ha un debole per le bionde e si lascia cullare volentieri dalla poesia. Insomma, un cantastorie perfetto che deve fare i conti con un destino oramai impossibile da raddrizzare.

La lingua di Fonseca è svelta, ricca, divertente. I suoi noir, da sempre, mescolano pulp e filosofia prêt-à-porter, rimestando nel torbido della società brasiliana contemporanea, spendendo una cattiva parola per tutti, provocando con intelligenza. Davvero uno scrittore di valore: forse non lo troverete sugli scaffali della libreria sotto casa, ma vale la pena di cercarlo, anche a costo di doverci mettere un po’ di tempo e di pazienza.

@giovdoz

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