Cultura STAMPA

La scuola è anche teatro

Un libro di Alessandra Nardon sui laboratori teatrali scolastici, una pratica antica e viva con un alto valore educativo
La scuola è anche teatro

Ci sono tante prospettive da cui guardare il mondo della scuola italiana: è davvero un mondo complesso e multiforme, una realtà ricca e difficilissima da semplificare, nel bene e nel male. E questa complessità non va considerata soltanto in prospettiva sincronica, in un “qui e ora” che tenti di fotografarne la realtà, ma della nostra scuola occorre osservare anche la trama storica e culturale dei mille fili che ne compongono e vivificano l’intreccio: nei comportamenti dei docenti, in quelli degli alunni, nelle aspettative dei genitori, nei piani di studio, nelle tradizioni vive, nei metodi della didattica e nelle difficoltà che si incontrano ad aggiornarli, ammesso che poi davvero valga la pena di aggiornarli sempre e comunque.

Così vien fatto di pensare dopo aver letto Laboratorio teatro il libro di Alessandra Nardon, pubblicato per i tipi della “Dino Audino”: il teatro è, infatti, una pratica antica della nostra scuola, una pratica educativa viva, diffusissima e sana che incrocia la normale didattica curriculare delle scuole di ogni ordine, e questo libro ne è una preziosa testimonianza.

Una pratica spesso colta e nient’affatto velleitaria o naif: non per nulla è stata riconosciuta più volte da specifici protocolli del ministero. Nello specifico di questo libro non si ha una trattazione organica dell’argomento, né un (altro) manuale, questo saggio si presenta invece nella forma viva di una narrazione («Forza, ragazzi un bel cerchio!»), o meglio di un diario in cui si ripercorre lo svolgimento di un laboratorio teatrale intensivo di una settimana tenuto con dei ragazzi di una scuola media: spazio e improvvisazione, gesto, gioco, fiducia, ritmo, corpo, voce.

Nulla di straordinario, se non fosse che nella narrazione si intrecciano felicemente e, soprattutto, consapevolmente una pluridecennale esperienza d’insegnante e di educatrice (con l’interesse vivo per l’osservazione dei ragazzi e del loro mondo, con l’attenzione intelligente e creativa agli strumenti educativi e alle opportunità di crescita che la scuola, malgrado tutto, può e sa ancora offrire) e la sua passione (oltre e prima della conoscenza) per il teatro, per la pedagogia teatrale e per la straordinaria mole di elaborazione teorica che, intorno al senso e alla fisiologia dell’evento teatrale, ha attraversato almeno tutto il secolo scorso.

Un’elaborazione teorica e quindi metodologica che (da Stanislavskij a Artaud, Grotowski e Barba) ha messo al centro della pratica teatrale proprio il concetto di “laboratorio”: ecco il punto in cui prassi educativa scolastica e teatro s’incontrano perfettamente. Al di là degli esiti finali del laboratorio teatrale, è l’esperienza educativa che si propone ai ragazzi che ha, e deve avere (è bene tenerlo presente), un valore educativo autonomo: un valore che si declina nei motivi della partecipazione, della collaborazione, dell’autocontrollo e della disciplina, del riconoscimento degli altri, della relazione positiva e del rispetto delle regole comuni.

TAG: