Interni STAMPA

Unioni civili nel patto di coalizione. Renzi tira dritto. Ma fino a che punto?

Riforma della Bossi-Fini e coppie di fatto. Il segretario dem insiste
Unioni civili nel patto di coalizione. Renzi tira dritto. Ma fino a che punto?

Nella sua enews Renzi torna a dire che il Pd chiederà l’inserimento nel patto di coalizione anche della riforma della Bossi-Fini e della legge sulle Unioni civili.

Su entrambe le cose Alfano ha già fatto sapere che non si passa. O meglio: sulla Bossi-Fini dipende da quali aspetti si affrontano (di certo non la parte che aggancia il contratto di lavoro al permesso di soggiorno, che per il Nuovo centrodestra equivale all’apertura delle frontiere), sulle unioni civili non ci sono spiragli. E nell’Ncd dove sono confluiti in forze gli ex teocon dell’ex Pdl (da Sacconi a Roccella) la difesa della famiglia tradizionale può diventare una bandiera che rischia di mandare il governo in acque agitate.

Tanto più che il segretario Pd non ha in mente qualcosa di simile ai mai nati Dico (che, per quanto light, già farebbero saltare sulla sedia Giovanardi – e anche più di un cattolico del Pd), ma un modello molto simile alla civil partnership sul modello tedesco e inglese. Il testo di riferimento è il disegno di legge 1211 depositato il 19 dicembre al senato di cui primo firmatario è il renziano Andrea Marcucci (con Lanzillotta, Cantini, De Monte, Di Giorgi). Il quale prevede due istituti: 1) le unioni civili, che riguardano le coppie gay e prevedono per loro in sostanza gli stessi diritti del matrimonio nonché la stepchild adoption (l’adozione del figlio che il compagno o compagna ha avuto da una precedente relazione) e la filiazione (uno dei due soggetti della coppia viene considerato genitore del figlio del compagno avuto in costanza di unione civile, anche con il ricorso alla fecondazione assistita); 2) i patti di convivenza che garantiscono una serie di diritti alle coppie, anche dello stesso sesso, che non intendono sposarsi.

È questo il modello che si discuterà domani in segreteria. Anche  per cominciare a valutare i punti su cui attestare la mediazione e capire – al netto della direzione, che è convocata per il 16 gennaio – fino a che punto arrivare nel mantenere la questione nella top list del patto di coalizione. E se si rendesse necessaria qualche limatura, potrebbe essere la parte sulla filiazione (e forse l’adozione) a dover subire modifiche. Non altre, per ora.

La materia è indigeribile per Alfano, delicatissima e potenzialmente esplosiva per il governo Letta, che Renzi potrebbe incontrare nel week end. Il sindaco è determinato a tirare dritto su una questione che segna un cambiamento radicale e marca a sinistra il profilo del partito. Fino a che punto insisterà a volerlo nel profilo di governo, di fronte ai niet di Alfano e alle difficoltà del premier (sempre che la proposta non cambi nella sostanza o non arrivi a svuotarsi), è presto a dirsi.

Mandare il governo in pericolosa fibrillazione su un tema come questo, per quanto sensibile, è una decisione impegnativa anche per uno che ha la carica di discontinuità col passato di Renzi. Dipende però anche da quante (e in quale forma) delle proposte Pd saranno sussunte. Rimane in ogni caso aperta la strada parlamentare, dove questa i volta i numeri per arrivare a un legge sulle unioni civili potrebbero anche esserci.

@gozzip011

TAG: , , ,
  • Eric Laguzzi

    Io penso che i governi servano a governare, e governare seriamente significa osservare le esigenze del paese e, per quanto possibile, soddisfarle. Di sicuro chi invita ad occuparsi di lavoro ed economia ha le sue ragioni e in effetti è ovvio che il governo e il parlamento debbano continuare a preoccuparsi di questi temi mantenendoli sempre in primo piano. Detto questo però è anche vero che un legislatore serio deve anche sapere affrontare contemporaneamente i problemi che sorgono da diversi ambiti della vita di una nazione. A priori, dunque, penso ci sia una falla logica nel pensiero di chi chiede moratorie e sospensioni. Tutti sappiamo che simili mezzi non servirebbero come occasioni di riflessione (occasioni che in questi venti anni si sono già susseguite in maniera costante e non sono mai state sfruttate) ma come metodi per ottenere una ulteriore dilatazione dei tempi che sarebbe niente altro che una vittoria di chi pensa che i diritti civili dei cittadini di questo paese possano essere calpestati e trattati alla stregua di escrementi.

    In questo articolo ci si chiede fino a che punto i diritti civili rimarranno nella priorità del patto di coalizione, ed è una domanda consona, vista la non rosea situazione. Il problema è che dovrebbe essere altrettanto naturale la risposta. Dovrebbero esserlo fino alla fine, costi quel che costi. Che senso ha voler mantenere in vita ad ogni prezzo un governo del paese, quando quel governo rinuncia a fare ciò per cui esiste a causa del veto di una sua parte? I diritti civili, l’evoluzione culturale e sociale di una nazione, sono parte imprescindibile della vita di un paese. Parlare del sacrificio dei diritti civili sull’altare del governo votato all’economia, significa effettuare l’assassinio dell’Italia. E ogni mese che passa senza che qualcosa di muova, è come se un veleno causasse sempre più danni.

    Io non sono fuori dal mondo. Capisco che l’Italia non è un paese progressista. E capirei – anche se non condividerei – se tanti problemi nascessero dalla proposta di un pacchetto di riforme shock. Matrimonio gay, unioni civili serie per tutti, eutanasia, testamento biologico, legalizzazione delle droghe leggere, legalizzazione della prostituzione, tasse al 70% per i redditi altissimi. Capirei che la classe politica avrebbe troppe difficoltà ad assorbire in una botta sola tutto ciò. Ma siamo seri: qui si parla di civil parthership ghetto chiamate diversamente da ‘matrimonio’ proprio con la volontà di sottolineare l’inferiorità delle coppie gay. Qui si parla di unioni civili aperte a tutte le coppie con un impianto di diritti-doveri blandissimo. Qui si parla di una legge sulla cittadinanza di minima civiltà. Chi ha così tanti problemi ad accettare che simili riforme all’acqua di rosa vengano attuate, farebbe meglio a gettare la spugna in politica e a ritirarsi in un eremo sperduto in compagnia di soli scoiattoli e marmotte. Sperando che non gli venga in mente di sottrarre qualche diritto civile anche a loro! Ma possibile che si pensi di consentire a questa gente di dettare legge sull’agenda dei lavori, quando c’è un parlamento con la potenzialità di approvare tali leggi a maggioranza sicura? Possibile che ad alcuni, nel PD, venga anche solo il dubbio che gliela si possa dare vinta? Da quando esistono i progressisti, essere progressisti ha significato anche avere coraggio di cambiare gli status quo. Ora – e non lo dico con sarcasmo ma sulla base di evidenze politiche – non pretendo che il PD riesca ad essere progressista ma quanto meno ‘democratico’ me lo augurerei. E un partito che sceglie di non estendere i diritti civili, qualunque sia la ragione, non può dirsi tale.

    • Kimor Rossi

      condivido , condivido talmente che penso che inserire nell’agenda di governo i diritti civili significa avere l’obiettivo opposto , non volerli. Avete visto le reazioni di alfano? La materia deve essere ostinatamente portata avanti dal PD in parlamento. E con tutti i mezzi, Il governo può aiutare e molto ma dipende molto dalla volontà di farlo e Renzi questo deve dimostrare. assieme a Letta. E occorre la cosa più chiara di tutte: matrimonio per i gay come gli etero e una legge tipo pacs francese per tutti sia etero che gay altrimenti ci sarà sempre un difetto….. i gay saranno sempre considerati di serie b con leggi speciali per loro e non va bene.

      • Barone Barolo

        Mi permetti di fare un’analisi alternativa?
        Visti gli equilibri in parlamento e le idiosincrasie dei vari partiti, è piuttosto evidente ciò che cerca di fare Renzi: mettere sotto pressione Alfano con numerose proposte, in modo tale che non possa dire di no ad alcune: verosimilmente, legge elettorale e job act.

        Quanto ai diritti civili, Ncd dirà quasi sicuramente no. Ma sorprendentemente, questa è anche la riforma a cui più difficilmente il M5S si potrebbe opporre, e quindi sarebbe approvata in parlamento con o senza il benestare di Angelino. A meno che Ncd non decida di far cadere il governo: nel qual caso si tornerà a elezioni con una nuova legge elettorale (al 70% quella dei sindaci, anche se io preferirei il mattarellum modificato), per cui tanto di guadagnato.

        Per quanto riguarda i capitoli restanti (immigrazione e cittadinanza, riforme istituzionali) la vedo più dura in questa legislatura, ma più facile nella prossima.