Big Data STAMPA

Il nuovo algoritmo di Facebook contro i meme

Il social network sa con esattezza quali sono le parole che hanno l’effetto di stimolare la condivisione e Zuckerberg ha deciso di far pesare di più i contenuti di qualità
Il nuovo algoritmo di Facebook contro i meme

A Menlo Park, California, nell’edificio che ospita il più grande social network del mondo, lavora un gruppo di data scientist il cui compito non è quello di far funzionare la piattaforma. L’attività di questi scienziati sociali e dell’informazione è quella di “masticare” i big data derivanti dal comportamento degli utenti per comprendere le modalità di utilizzo del social medium. A volte i risultati delle loro ricerche vengono pubblicati sulla pagina “Facebook Data Science”. L’ultima, dal titolo The Evolution of Memes on Facebook è particolarmente interessante perché fa luce sul ciclo di vita e di diffusione dei meme. Un meme non è altro che un’idea, nel caso di Facebook espressa attraverso uno status update, che si diffonde da individuo a individuo, in maniera virale.

Studiando 460 milioni di “aggiornamenti di stato” scritti tra aprile 2009 e aprile 2011 i ricercatori hanno compreso che i memi mutano e si evolvono, come i geni. Ad esempio il meme “No one should die because they cannot afford health care, and no one should go broke because they get sick. If you agree, post this as your status for the rest of the day” è stato pubblicato da 470mila persone, senza variazioni. Poi ad un certo punto sono nate delle “personalizzazioni”. Alcuni hanno aggiunto “I think that” all’inizio oppure hanno trasformato il conclusivo “for the rest of the day” in “in 24 hours” e così via, arrivando a ben 121.605 varianti della stessa frase (alcune di queste sono rappresentate nell’immagine con colori diversi).

Lo studio ha permesso ai ricercatori di stilare una lista delle locuzioni più ricorrenti associate a questi messaggi a elevata circolazione. In pratica Facebook sa con esattezza quali sono le paroline magiche che hanno l’effetto di stimolare la condivisione di un “oggetto sociale”. Da “copia e incolla questo messaggio” a “usa questo messaggio come status”, passando per tutte le formule di incoraggiamento annesse.

Questo dovrebbe preoccuparci? Assolutamente no, ma è utile per intuire la logica sottostante al funzionamento del suo nuovo algoritmo che governa la distribuzione delle notizie. Da qualche mese, infatti, l’esercito di Zuckerberg ha dichiarato di voler privilegiare i contenuti di qualità, proprio a scapito dei meme, che come dimostra lo studio è in grado di individuare con esattezza.

Lo ha fatto attraverso un post sibillino e un’intervista a Lars Backstrom. Il dirigente lascia intendere che l’algoritmo distinguerà e peserà in maniera diversa i contenuti di un editore e quelli di una foto virale. In astratto potrebbe essere un bene, ma in pratica bisognerà vedere se gli utenti condivideranno il concetto di qualità che ha in mente Mr. Zuckerberg.

@vincos

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  • spl33n

    basta usare le immagini.
    /thread

  • http://www.socialmediamarketing.it Jose Gragnaniello

    Nella pratica, lo stimolo al contenuto di qualità è sicuramente a favore delle pagine dei brand. Gli utenti normali a queste cose neanche ci pensano. L’effetto che può avere questo algoritmo potrà consistere in una maggiore visualizzazione di status da testate giornalistiche o genericamente siti che vivono di contenuti. Il rischio è uno scollamento sempre più grande tra le reti amicali su facebook a favore di reti fatte da tante pagine e pochi amici.