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A pranzo andavamo da “Sugo”

A due passi dalla redazione del nostro giornale uno dei ristoranti della catena di locali finita nelle indagini sulla camorra
A pranzo andavamo da "Sugo"

Adesso mangeremo panini, o cercheremo un altro posto. Niente più Sugo. Fine, stop, kaputt. Un piccolo pezzetto di vita che se ne va. Finendo nei faldoni della magistratura, per di più. Lo ricorderemo, Sugo. Ma ora? Che faremo? Dove andremo?

Dovete sapere che a pochi passi dalla redazione di Europa c’è uno dei tanti Sugo (qui la foto), una delle catene della ristorazione finite sotto accusa per gli impicci con la camorra.

Ha spiegato Roberto Saviano: «Zio Ciro e Sugo, secondo la Dna, vengono assistiti dal capitale criminale. Laddove ci sono vuoti dovuti alla crisi o a insuccessi imprenditoriali, arrivano i capitali sporchi a sostenere le attività. È una nuova forma di investimento mafioso, una declinazione specifica del riciclaggio». Ci scherzavamo pure: era tutto vero.

Qualcuno in redazione infatti ci sfotteva. Ma noi ci andavamo lo stesso, ci andavamo perché si pagava poco – che strano pensare che la magistratura possa trovare tanti ticket restaurant di Europa – e anche perché male non si mangiava. Neanche bene, eh. È difficile da spiegare, era come se ci piacesse mangiare male, come se godessimo di quel kitsch gastronomico, come se ci vendicassimo della buona cucina romanesca di quell’altro ristorante dove andavano Gadda e Moravia ormai troppo caro.

C’era la pizza, da Sugo, certo. Soprattutto la pizza. Alla fine si cedeva sempre. Pesantina, era pesantina: la digestione era prevista per la chiusura del giornale, quando esce la prima pagina.

Forse furono Lo Sardo e Rudy Calvo a imporre la pizza; io, con Sensi e (un po’ meno) Cocconi, siamo venuti dopo ma poi li abbiamo superati. Ci siamo stati il giorno prima del blitz giudiziario, con Filippo sempre attaccato al telefonino (anche con Renzi!) mentre la pizza Diavola si raffreddava – e noi che avremmo voluto parlare con lui, ma niente, ormai è così.

I giovani redattori, credendo di essere più al passo coi tempi, preferivano gli antipasti al buffet, riempiendo i piatti da vergognarsi con la scusa che era cibo leggero, verdure, mozzarella, cose così: e noi ad attripparci con la  Diavola, pure piccante e salsicciosa, roba che ingrassa e nuoce alle nostre non più giovanissime arterie.

Erano gentili i camerieri quasi tutti extracomunitari, mescolati con i “capi” napoletani o comunque campani, tutti molto veloci. Tavoli sempre pieni, anche un po’ di gente strana, molti turisti (siamo nel centro di Roma), famigliole, coppie attempate.

E noi lì, alle tre di pomeriggio e oltre, a parlare di niente o di tutto, dei pezzi, di politica, del giornale, dei colleghi, arricchendo inconsapevolmente i malfattori. Poi si andava via, di nuovo in redazione, aspettando una digestione lenta che prima o poi sarebbe arrivata.

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  • mario rodriguez

    vabbeh che mangiate molto ma pensare di “arricchire i malfattori” ….

  • iosoio

    Tra camorristi ci si intende