Cultura STAMPA

Contro la giornata della memoria

Nel suo pamphlet politicamente scorretto Elena Loewenthal prende di mira la "degenerazione" in cui è caduto il ricordo pubblico della Shoah
Contro la giornata della memoria

Ricordare, sì. Ma cosa? Quando? Come? Il pamphlet di Elena Loewenthal – Contro il giorno della memoria (add editore, 93 pagine, 10 euro) – è politicamente scorretto e non rassicura certo il senso comune: ma proprio per questo, leggendolo, si mettono in discussione molte cose, inclusa quella di guardare con complessi reverenziali alla retorica della commemorazione disposta per legge.

coverBisogna dirlo subito, di questi tempi: Loewenthal, non è un’antisemita, anzi è una scrittrice e una studiosa dell’ebraismo che alla prima riga del suo libretto confessa: «La Shoah è la mia ossessione».

Per chi è scampato allo sterminio, per chi ha avuto parenti uccisi nei campi di concentramento, per chi si sente in quale modo sopravvissuto all’eccidio, benché venuto dopo (è il caso dell’autrice, nata nel 1960), il ricordo imposto dallo stato non è affatto necessario alla memoria: loro malgrado, quei fatti continuano a bussare alla porta del presente. Ed «è ovvio che gli ebrei si ricordino della Shoa», fa notare Loewenthal, come potrebbe essere altrimenti?

Non è per loro che si celebra la giornata della memoria, dunque. La tragedia della deportazione e dello sterminio è una storia europea, dove gli ebrei hanno solo avuto il ruolo di vittime non certo quello di protagonisti. E siamo noi europei che dovremmo ricordarla, come parte del nostro passato, «perché quella storia è imprescindibile» dalla nostra «identità collettiva».

Al contrario però la giornata della memoria viene sempre di più vissuta come una specie di risarcimento, un omaggio reso agli ebrei per il male che gli è stato imposto, facendo finta di non sapere che il delitto della Shoah è imperdonabile, e «non c’è nulla che possa valere come anche solo parziale risarcimento».

Loewenthal si concentra sul caso italiano (ma chissà se le cose sono così tanto diverse in Francia o in Germania), riscontrando un’«esuberanza» singolare. Scuole, istituzioni, giornali, case editrici – spiega – ogni anno si adoperano per trovare qualcosa di originale per celebrare la giornata della memoria. Ma se essa è una ricorrenza, perché sforzarsi ogni volta di trovare qualcosa di nuovo? Il rito è tale proprio perché ripete (in Israele, per esempio, quel giorno viene ricordato sempre allo stesso modo: facendo suonare, per un lunghissimo minuto, le sirene). Il fatto – fa osservare l’autrice – è che «dietro l’ansia dell’industriarsi incombe lo spettro della noia, ma fors’anche il timore che questa storia possa destare scetticismo invece di orrore, ostilità invece di compassione». Perché se la ricorrenza non è sentita come propria, essa diventa l’assolvimento di un dovere, e alla lunga non può che stancare.

L’accusa della Loewenthal è spietata: «Da celebrazione introspettiva, il Giorno della memoria si è ben presto trasformato in qualche cosa di diverso: un atto di omaggio al popolo ebraico. Visto che siete morti così in tanti, vi ricordiamo». L’autrice usa il concetto di «dismissione», per fotografare lo smottamento di senso, nient’affatto indolore: «Concepire il GdM come un atto di omaggio al popolo ebraico massacrato – scrive – significa, alla fin fine, anche aspettarsi da quel popolo una qualche forma di riconoscenza, o anche soltanto di riconoscimento per questo atto di omaggio».

Siccome essa non arriva, e non si vede perché dovrebbe arrivare, ecco che domani sulle vostre bacheche Facebook, nelle timeline di Twitter, vedrete moltissimi signori e signore (si fa per dire) che se la prenderanno con Israele, accusandolo di aver dimenticato la lezione della Shoah, associando il suo esercito alle SS, puntando il dito contro le politiche di quello stato e scagliando, paradossalmente, la storia dello sterminio contro la politica di una nazione (che ovviamente può essere contestata – non è questo il punto – ma non certo con questi argomenti).

Non mancheranno nemmeno coloro che faranno la lista degli stermini ignorati, le classifiche del dolore, ricorderanno le guerre dimenticate nel mondo e le decine di barbarie che l’umanità non si fa mai mancare. Non per ricordarle veramente, altrimenti lo farebbero trecentosessantacinque giorni all’anno: ma per scagliarle come un’arma contro gli ebrei.

Ed è questo che sta rischiando di diventare il giorno della memoria: una ricorrenza per rimproverare, far salire la temperatura del livore, scaricare odio contro “l’industria della Shoah” e la “facilità con cui gli ebrei fanno soldi usando i sensi di colpa” (antico richiamo della foresta antisemita, questo dei quattrini…).

«A volte si ha l’impressione sconfortante – conclude amaramente l’autrice – che il GdM e la cultura della memoria non servano a nulla. Anzi. Altro che terapeutica: la memoria in questo caso innesca il peggio. Meglio non evocarla, allora, se non altro per non scatenare quell’inferno di insulti». Tanto è vero che «il negazionismo non è affatto diminuito con l’istituzione del GdM. Anzi, si è come sentito autorizzato a una libertà di parola che prima non c’era».

Loewenthal mette in discussione l’idea consolatoria e diffusa che la memoria serva a evitare che le tragedie si ripetano: «Se non accadrà più, sarà merito del caso». Loewenthal invoca l’oblio come forza vitale, per dimenticare e andare avanti. Ma tra il ricordo imposto dalla legge e la dimenticanza di sopravvivenza, l’autrice non prende in considerazione un terza via possibile: l’elaborazione della storia. Ossia un processo lento, incerto e necessario, che non può che prescindere, ahinoi, dai commi di legge.

@nicolamirenzi

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  • Giovanni Pignataro

    Non ho mai sentito tante sciocchezze impilate una dietro l’altra, l’unico raggio di sole dietro queste sciocchezze è la frase: “Non mancheranno nemmeno coloro che faranno la lista degli stermini ignorati” ma o il giornalista Nicola Mirenzi non parla (o non lo fa Elena Loewenthal) dell’olocausto ai danni dei gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, malati di mente, Pentecostali (classificati come malati di mente), Testimoni di Geova, Sovietici, Polacchi e altre popolazioni slave (considerati nel complesso Untermenschen).

    • http://andrealazzarotto.com/ Lazza

      Da Wikipedia: «Con il termine Olocausto (con l’adozione della maiuscola), a partire dalla seconda metà del XX secolo, si indica il genocidio perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d’Europa e, per estensione, lo sterminio nazista verso tutte le categorie ritenute “indesiderabili”»

      Quando ricordiamo l’olocausto, ricordiamo quindi tutte le vittime. Ad ogni modo, con il tuo commento rientri proprio nella categoria “coloro che faranno la lista degli stermini ignorati”… Perché allora non menzioniamo anche la Corea del Nord e i suoi lager *attualmente* (2014!) attivi e funzionanti, piuttosto che pensare soltanto e in modo esclusivo a un orribile massacro di 70 anni fa?

      Il fatto è che, purtroppo, non si potrà mai stilare un elenco “completo” altrimenti in un anno di 365 giorni ci vorrebbero più di 1000 giornate della memoria diverse… Il punto di questa giornata è “non dimenticare quanto è sbagliata la violenza” non “non dimenticare quanto è sbagliata la violenza verso gli ebrei”.

  • A.U.

    La Shoa è l’ossessione di chiunque abbia tentato di interrogarsi sul senso profondo, abissale di una tragedia che non può lasciar quiete a chi voglia continuare ad amare l’utopia europea. Non c’è oblio, non c’è elaborazione di lutto possibile, non c’è sopravvivenza, per chi voglia approfondire la conoscenza dei perché e dei come fu possibile orrore tanto grande. Ci sono però i tanti maestri provenienti da quella cultura sconfinata che hanno scritto per noi, che possiamo continuare ad amare per sempre, nostri compagni indimenticabili di vita, nostri indimenticabili compagni di viaggio, compagni dei nostri incubi e delle nostre gioie.

  • Isabella Broggini

    VECCHI E NUOVI OLOCAUSTI
    PARTECIPO ALLA COMMEMORAZIONE NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA, CON RISPETTO E DOLORE PER GLI OLOCAUSTI AVVENUTI. LA STORIA SI RIPETE E FORSE UN GIORNO I NOSTRI NIPOTI COMMEMORERANNO CIO’ CHE STA AVVENENDO ANCORA NELL’ ANNO 2014 DOPO CRISTO, NEL MONDO E NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA ITALIANA
    Noto che gli italiani si danno gran daffare per commemorare le vittime dell’olocausto. Sono d’accordo, ma mi duole che le vittime ci siano ancora nel 2014 a causa di: stalking, mobbing, violenza; anche se a volte passano inosservate o creano meno scandalo, per omertà diffusa, aggregazione con gli apparentemente più forti. Gli olocausti non sono legati solo ai campi di concentramento o alle foibe di un tempo remoto. Ci sono ancora e non pochi. Le vittime, sono anche rappresentate dalle persone indotte al suicidio per motivi vari: stalking, mobbing, antipatia, bullismo, abuso di autorità e potere e altri sentimenti, espressioni poi, che nascono ancora dall’animo umano. Un Popolo Civile e Pacifico tanto da ricordare le vittime di discriminazioni razziali avvenute decenni fa, io ritengo non debba usare, abusare o addirittura fare umorismo con i termini e definizioni di NORMALE e DIVERSO, SUPERIORE, INFERIORE O NELLA MEDIA. Non si ammazza una persona soltanto colpendo il suo corpo mortalmente, la si ammazza rendendole la vita impossibile, escludendola, deridendola, calunniandola, inducendola al suicidio. Sono spariti i campi di concentramento ma quante strutture lager e casi di t.s.o., ci sono ancora… In alcuni Paesi esiste poi anche la pena di morte anche per “diversi”. Ricordiamo la benedizione di papa benedetto ad una promotrice della pena di morte per gli omosessuali in visita al Vaticano lo scorso anno. Alcuni casi di Trattamento Sanitario Obbligatorio, hanno avuto l’evoluzione nell’ exitus, al posto della “guarigione” oppure acutizzazione o cronicizzazione, come avviene in generale per le altre patologie. Non sono in delirio creativo; anche la cronaca informa e conferma. Mi chiedo: proprio tutti, quelli indirizzati a tale “terapia”, sono persone che hanno le caratteristiche tali da indurle ad un trattamento sanitario obbligatorio? Non penso. e mi chiedo poi: quale altro fine ha il tso oltre a quello di calmare, intontire una persona e portarla nei canoni “normali”. Io penso ma forse mi sbaglio, che in un Paese Civile, debbano essere molto pochi gli psichiatri, psicologi e psicoterapeutici. Il “lavaggio del cervello”, così volgarmente detto, esiste ancora. Viene attuato con le religioni, sette varie, modelli propinati, stili di vita e simili. Torno al tso: troppi tso nel 2014, nonostante che per questo trattamento, necessiti un iter particolare. Comunque, la pelle, ancor oggi che si ricordano le vittime del passato, si distingue in quella propria e quella degli altri. Questi sono i fatti. Nel 2014, senza affaticare la memoria, si può fare il conto di quanti vengono lasciati morire nelle corsie di ospedale, in astanteria, molti inoltre, non possono accedere a cure adeguate. Tanti ancora vengono picchiati e violentati perché disabili, anziani o “diversamente” abili, “diversi”. Le barriere architettoniche che esistono ancora, non sono forse un esempio di razzismo? Non si contano anche gli episodi di schiavitù ancora ai tempi odierni: gente malpagata, contratti di lavoro che non permettono una vita dignitosa. Sembra che queste siano cose di vita quotidiana con un loro perché, non orrore come non lo è la mentalità in cui l’eutanasia è peccato, la morte dolorosa e la sofferenza è redenzione e civiltà… Cambio ambito: la scuola, i titoli di studio, il lavoro. Cosa ci fanno per esempio in una piattaforma sociale, dove vengono richiesti? Forse mirano a creare le liste “intelligenti”, proprio per per suddividere le persone in base alla propria istruzione, lavoro, tenore di vita. Istruzione specificata per una graduatoria comprendente LIVELLI SUPERIORI E GRADI INFERIORI, come le liste di amici che catalogano le persone AMICI STRETTI, AMICI, AMICI DI RESTRIZONE. In un’Italia così come tutti sanno, si può valutare una persona secondo i titoli di studio, il giudizio di conseguimento ed il proprio lavoro? Non credo. Le bustarelle, tangenti,,,, vanno di moda e più sono alte più alzano il voto e portano beneficio. Posti di lavoro:. Quanti posti di spicco, sono occupati da conoscenti, raccomandati e NEPOTI? Quanti inoccupati, disoccupati, diversamente occupati in base al loro titolo di studio, vengono messi ai margini, proprio per il loro stato già brutto da se… anno 2014 Dopo Cristo.
    27/01 tradizionale commemorazione delle vittime delle nazifascismo e contemporanea realtà quotidiana di vittime dovute a stalking, mobbing,bullismo, razzismo, omofobia, violenza gratuita ed anche motivi e credo religiosi.
    isabella Broggini la pecora nera

  • Isabella Broggini

    VECCHI E NUOVI OLOCAUSTI.
    PARTECIPO ALLA COMMEMORAZIONE NELLA GIORNATA DELLA MEMORIA, CON RISPETTO E DOLORE PER GLI OLOCAUSTI AVVENUTI. LA STORIA SI RIPETE E FORSE UN GIORNO I NOSTRI NIPOTI COMMEMORERANNO CIO’ CHE STA AVVENENDO ANCORA NELL’ ANNO 2014 DOPO CRISTO, NEL MONDO E NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA ITALIANA DOVE VIVO.
    Noto che gli italiani si danno gran daffare per commemorare le vittime dell’olocausto. Sono d’accordo, ma mi duole che le vittime ci siano ancora nel 2014 a causa di: stalking, mobbing, violenza, abusi di autorità e potere, vittime che a volte passano inosservate o creano meno scandalo, per omertà diffusa e aggregazione con gli apparentemente più forti. L’olocausto non è legato solo ai campi di concentramento o alle foibe di un tempo remoto. C’è ancora. Le vittime, sono anche rappresentate dalle persone indotte al suicidio per motivi vari: stalking, mobbing, antipatia, bullismo ed altri sentimenti che si poi si concretizzano. Un Popolo Civile e Pacifico tanto da ricordare le vittime di discriminazioni razziali avvenute decenni fa, io ritengo non debba usare, abusare o addirittura fare umorismo con i termini e definizioni di NORMALE e DIVERSO. Non si ammazza una persona soltanto colpendo il suo corpo mortalmente, la si ammazza rendendole la vita impossibile, escludendola, deridendola, calunniandola, inducendola al suicidio. Sono spariti i campi di concentramento ma quante strutture lager e casi di t.s.o., ci sono ancora… In alcuni Paesi esiste poi anche la pena di morte anche per “diversi”. Ricordiamo la benedizione di papa benedetto ad una promotrice della pena di morte per gli omosessuali in visita al Vaticano lo scorso anno. Alcuni casi di Trattamento Sanitario Obbligatorio, hanno avuto l’evoluzione nell’ exitus, al posto della “guarigione” oppure acutizzazione o cronicizzazione, come avviene in generale per le altre patologie. Non sono in delirio creativo; anche la cronaca informa e conferma. Mi chiedo: proprio tutti, quelli indirizzati a tale “terapia”, sono persone che hanno le caratteristiche tali da indurle ad un trattamento sanitario obbligatorio? Non penso. e mi chiedo poi: quale altro fine ha il tso oltre a quello di calmare, “intontire” una persona per portarla nei canoni “normali”. Io penso ma forse mi sbaglio, che in un Paese Civile, debbano essere molto pochi gli psichiatri, psicologi e psicoterapeutici. Il “lavaggio del cervello”, così volgarmente detto, esiste ancora. Viene attuato con le religioni, sette varie, modelli propinati, stili di vita e simili. Torno al tso: troppi tso nel 2014, nonostante che per questo trattamento, necessiti un iter particolare. Comunque, la pelle, ancor oggi che si ricordano le vittime del passato, si distingue in quella propria e quella degli altri. Questi sono i fatti. Nel 2014, senza affaticare la memoria, si può fare il conto di quanti vengono lasciati morire nelle corsie di ospedale, in astanteria, molti inoltre, non possono accedere a cure adeguate. Tanti ancora vengono picchiati e violentati perché disabili, anziani o “diversamente” abili, “diversi”. Le barriere architettoniche che esistono ancora, non sono forse un esempio di razzismo? Non si contano anche gli episodi di schiavitù ancora ai tempi odierni: gente malpagata, contratti di lavoro che non permettono una vita dignitosa. Sembra che queste siano cose di vita quotidiana con un loro perché, non orrende, come non lo è la mentalità in cui l’eutanasia è peccato, la morte dolorosa e la sofferenza è redenzione e civiltà… Cambio ambito: la scuola, i titoli di studio, il lavoro. Cosa ci fanno per esempio in una piattaforma sociale, dove vengono richiesti? Forse mirano a creare le liste “intelligenti”, proprio per per suddividere le persone in base alla propria istruzione, lavoro, tenore di vita. Istruzione specificata per una graduatoria comprendente LIVELLI SUPERIORI E GRADI INFERIORI, come le liste di amici che catalogano le persone AMICI STRETTI, AMICI, AMICI DI RESTRIZONE. In un’Italia così come tutti sanno, si può valutare una persona secondo i titoli di studio, il giudizio di conseguimento ed il proprio lavoro? Non credo. Le bustarelle, tangenti,,,, vanno di moda e più sono alte più alzano il voto e portano beneficio. Posti di lavoro:. Quanti posti di spicco, sono occupati da conoscenti, raccomandati e NEPOTI? Quanti inoccupati, disoccupati, diversamente occupati in base al loro titolo di studio, vengono messi ai margini, proprio per il loro stato già brutto da se… anno 2014 Dopo Cristo.
    27/01 tradizionale commemorazione delle vittime delle nazifascismo e contemporanea realtà quotidiana di vittime dovute a stalking, mobbing,bullismo, razzismo, omofobia, violenza gratuita e non ultimi, i motivi legati al credo religioso
    isabella Broggini la pecora nera

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  • Graziella Pistoia

    Ripeto, non credo a una sola parola dello stato d’animo descritto dall’autrice, penso che sia ossessionata da ben altro, le cose che ha scritto non hanno nessun senso logico, le 90 pagine vanno bene in un se psicanalitico dove sicuramente col tempo Elena potrà migliorare le sue angosce che non sono certo quelle del giorno della memoria.
    Forse dovrebbe chiedersi come mai lavora all’università cattolica del San Raffaele. Il suo libro noiosissimo e ripetitivo non porta nulla che già non si sapeva e che già si era detto sull’argomento. Peccato.